Dalle cartelle alle pensioni: la manovra si stringe. Oggi vertice della maggioranza tra attese e vincoli
- piscitellidaniel
- 8 ott
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Il governo è alle prese con la definizione della legge di bilancio per il 2026, e oggi si tiene un vertice cruciale tra i leader della maggioranza per chiudere i nodi più contestati. Da un lato, la pressione sociale e politica spinge per misure di alleggerimento fiscale — soprattutto per chi si trova “sommerso dalle cartelle” — e per interventi sulle pensioni. Dall’altro, i vincoli dei conti pubblici, le richieste di copertura e le tensioni interne al centrodestra impongono scelte prudenti e compromessi serrati.
Il tema delle cartelle fiscali — ovvero dei debiti tributari accumulati da cittadini e imprese che, al momento, risultano non saldati — emerge come elemento strategico nell’agenda della manovra. Il governo sembra orientato a concedere qualche “respiro” a chi versa in condizioni di difficoltà finanziaria: la rottamazione, la dilazione o forme di condono parziale sono ipotesi sul tavolo, con l’intento di evitare che il peso delle cartelle soffochi la ripresa o porti a insolvenze a cascata. Questo tipo di misura viene evocato come parte del capitolo “pace fiscale” del governo, una promessa ricorrente all’interno delle forze politiche che compongono la maggioranza.
Accanto al capitolo cartelle, si colloca il dossier delle pensioni, che resta estremamente delicato sia sul piano economico sia su quello politico. Le richieste arrivano da più fronti: aumenti delle pensioni minime, adeguamenti per le pensioni basse e possibili rivisitazioni delle finestre d’uscita dal lavoro. Tuttavia, tali interventi — pur molto sentiti nel Paese — comportano costi strutturali che andranno comunque coperti dentro i limiti delle risorse possibili. Il rischio è che le pressioni elettorali e le promesse del pre-campagna elettorale si scontrino con la realtà del bilancio statale.
Il vertice di oggi ha dunque il compito di stabilire priorità chiare e tracciare un percorso condiviso tra alleati. Le forze della maggioranza hanno in mente diverse richieste: la Lega insiste su una rottamazione dilazionata, magari su 8-9 anni; Forza Italia spinge per estendere il taglio dell’Irpef ai redditi fino a 60 mila euro; altri chiedono aumenti per le pensioni minime. Ma ogni proposta dovrà passare attraverso il vaglio del ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, che dovrà verificare la sostenibilità concreta nella cornice dei vincoli di finanza pubblica.
Il dibattito interno non è però solo sulle misure da inserire, ma anche sulle coperture da destinare. In condizioni normali o di crescita stabile, si potrebbe ipotizzare spazio per interventi espansivi; ma la situazione attuale impone cautela. Il Tesoro dovrà ragionare su quali risorse spostare, dove ridurre, dove rinviare e dove chiedere contributi esterni (anche dalle banche, come già evocato). Le risorse già stanziate per la sanità, per investimenti strategici e per la continuità delle politiche sociali competono con le nuove richieste: trovare un equilibrio sarà un esercizio di ingegneria politica e finanziaria.
Un aspetto che rende il vertice ancor più critico è il calendario. La legge di bilancio, assieme al Documento Programmatico di Bilancio, dovrebbe essere approvata entro la metà di ottobre. Ogni giorno di ritardo restringe i margini decisionali e aumenta la pressione sulle Camere. In questo senso, i leader della maggioranza vogliono che l’incontro di oggi dia una traccia credibile di compromesso, evitando che le divisioni interne si traducano in fughe in avanti o annunci non coperti.
Nel centrodestra, le tensioni sono evidenti. Ogni partito ha le sue rivendicazioni: chi insiste per misure più generose su pensioni e welfare, chi spinge per sgravi fiscali e incentivi per il mondo produttivo. Bilanciare queste esigenze in una manovra che dovrà essere “seria e credibile” è la sfida che il governo e la maggioranza affrontano oggi.

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