Dall’oro agli affitti brevi: le principali richieste di modifica che i partiti stanno portando nella manovra economica
- piscitellidaniel
- 14 nov 2025
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La manovra economica in discussione sta assumendo una fisionomia sempre più complessa a causa della mole elevata di emendamenti presentati dalle forze politiche, e fra i temi più caldi spiccano quelli legati al mercato degli affitti brevi e alla tassazione dell’oro da investimento. In Commissione Bilancio si contano migliaia di modifiche proposte: l’innalzamento della cedolare secca sugli affitti brevi – dal 21% al 26% – rappresenta un nodo centrale nei rapporti all’interno della maggioranza, con partiti come Lega e Forza Italia che chiedono la cancellazione o un alleggerimento della misura, considerandola troppo penalizzante nei confronti dei proprietari privati che utilizzano il patrimonio immobiliare per locazioni temporanee. In parallelo emerge la proposta di una “tassa sull’oro”: l’ipotesi prevede una procedura straordinaria di rivalutazione per monete, lingotti e placchette che potrebbero sostenere parte delle coperture della manovra, con una eventuale aliquota agevolata del 12,5% rispetto al regime ordinario del 26%. L’insieme di queste richieste testimonia come la fase parlamentare stia giocando un ruolo decisivo nel disegno finale del pacchetto normativo e di bilancio.
Partendo dagli affitti brevi, la norma inserita nel testo originario della manovra stabilisce che la cedolare secca applicabile agli immobili dati in locazione per un periodo limitato, in particolare attraverso piattaforme digitali o intermediari, passi al 26%. Le forze politiche in campo considerano però questa misura troppo rigida per il comparto e chiedono modifiche: Forza Italia ha depositato un emendamento per escludere l’aumento dall’ambito delle unità abitative gestite direttamente o per prevedere una aliquota ridotta o un regime transitorio. La Lega, da parte sua, propone un innalzamento moderato, ad esempio al 23%, o la conservazione del 21% per determinate categorie di locatori. Questo fronte vede anche il coinvolgimento di associazioni di categoria che sostengono che l’impatto sull’offerta di locazioni brevi possa ridurre l’attrattività del mercato turistico-ricettivo, soprattutto nelle aree minori, con ricadute sull’intera filiera economica del turismo e della ospitalità. La discussione parlamentare è dunque incentrata sul bilanciamento tra la necessità di far emergere redditi latenti e quella di mantenere competitiva l’offerta di locazione a breve termine.
Sul versante dell’oro da investimento, l’attenzione dei partiti si sposta su un’altra possibile leva di entrata che sarebbe integrata nella manovra soltanto come copertura fiscale ma con forti implicazioni simboliche ed economiche. La proposta di Forza Italia prevede la definizione di una procedura straordinaria che consentirebbe ai detentori di oro da investimento di regolarizzare volontariamente la propria posizione versando una aliquota agevolata effettiva intorno al 12,5%. Le simulazioni tecniche indicano che anche un’adesione minima – dall’ordine del 10 % dello stock stimato – potrebbe generare un gettito significativo per lo Stato. I partiti che sostengono questa ipotesi vedono nell’oro immobilizzato un potenziale non sfruttato e una forma indiretta di patrimoniale che pesa meno sul tessuto produttivo rispetto a imposte più invasive. Dall’altro lato, opposizioni e associazioni della categoria aurifera segnalano che la misura potrebbe comunque penalizzare piccoli risparmiatori e generare effetti distorsivi sul mercato del metallo prezioso.
La convergenza su questi temi non è completa: sebbene maggioranza e opposizioni riconoscano la rilevanza degli affitti brevi e dell’oro come ambiti di possibile intervento, le posizioni restano distanti. Per le locazioni brevi il conflitto riguarda in particolare l’equità della norma, la divisione tra locatori occasionali e professionali, e la compatibilità con le piattaforme digitali internazionali. Per l’oro, la disputa verte sul principio della tassazione del risparmio privato e sulla modalità di applicazione della rivalutazione. Il termine ultimo per depositare gli emendamenti è vicino e la scrematura dei correttivi è stata fissata entro pochi giorni: la Commissione Bilancio dovrà selezionare circa 400 emendamenti ammissibili prima che il testo arrivi in aula e che l’accordo politico venga formalizzato.
In questo contesto, la capacità del governo di gestire le richieste interne alla maggioranza assume una rilevanza decisiva. I partiti che chiedono modifiche puntano a ottenere margini di manovra senza compromettere le coperture previste, mentre l’esecutivo cerca di mantenere la compatibilità tra rigore dei conti pubblici e sostenibilità delle misure sociali e fiscali. L’esito del confronto su affitti brevi e oro sarà indicativo dell’equilibrio politico che sarà raggiunto nella fase finale della manovra, e potrà influenzare la linea fiscale e distributiva anche nelle prossime annualità.
La fase parlamentare della legge di bilancio conferma che, al di là dei numeri e delle cifre, le proposte fiscali sono anche e soprattutto battaglie politiche su principi, gruppi di interesse e orientamenti strategici. Il tema delle coperture, della crescita e della equità torna dunque a intrecciarsi con le scelte su redditi, patrimonio e imprese, rendendo l’iter della manovra un passaggio complesso e carico di scommesse politiche.

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