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Crosetto lancia l’allarme: “Siamo impreparati a un attacco russo, serve maggiore difesa comune”

Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha acceso i riflettori su una questione cruciale per la sicurezza dell’Italia e dell’Europa, dichiarando che il nostro Paese, così come molti altri partner occidentali, non è adeguatamente preparato a fronteggiare un’eventuale offensiva militare da parte della Russia o di altri Stati ostili. Le sue parole, pronunciate in un momento di particolare tensione internazionale, hanno avuto l’effetto di scuotere il dibattito politico e di riportare al centro dell’agenda la questione della difesa comune europea.


Crosetto ha sottolineato come il conflitto in Ucraina abbia messo in luce le debolezze strutturali degli eserciti occidentali, troppo a lungo trascurati da politiche di bilancio che hanno privilegiato altri settori a scapito della sicurezza. L’Europa, ha spiegato, si trova oggi esposta a rischi che non riguardano solo la frontiera orientale, ma anche le infrastrutture critiche, le reti digitali, la sicurezza energetica. In questo contesto, la capacità di deterrenza appare insufficiente e l’Italia, pur avendo avviato un percorso di rafforzamento, paga il prezzo di decenni di sottofinanziamento del comparto militare.


Il ministro ha fatto riferimento in particolare alla necessità di investire in sistemi di difesa aerea e missilistica, considerati oggi strumenti essenziali per fronteggiare minacce che non si limitano a operazioni convenzionali, ma includono attacchi ibridi e cyber offensivi. L’esperienza ucraina dimostra quanto sia centrale la protezione dello spazio aereo e la capacità di intercettare missili e droni, e l’Italia non può permettersi di rimanere indietro.


Un altro punto critico riguarda la disponibilità di munizioni e armamenti. Crosetto ha denunciato che le scorte europee sono limitate e non basterebbero a sostenere un conflitto di lunga durata. Per questo ha ribadito l’urgenza di sviluppare una base industriale della difesa comune, capace di produrre in modo coordinato e di garantire approvvigionamenti sicuri ai Paesi membri. Una prospettiva che implica non solo risorse economiche, ma anche una volontà politica forte e condivisa.


Le parole del ministro non si limitano a un’analisi tecnica, ma toccano anche un aspetto politico. Crosetto ha invitato i partner europei a superare divisioni e lentezze, sottolineando come la Nato resti un pilastro fondamentale, ma non sufficiente se l’Europa non saprà dotarsi di una capacità autonoma di difesa. L’alleanza con gli Stati Uniti, pur solida, non deve indurre a sottovalutare la necessità di responsabilizzarsi in prima persona, soprattutto in uno scenario in cui Washington guarda sempre più alle sfide in Asia e al confronto con la Cina.


Il tema tocca anche il dibattito interno. In Italia, l’aumento delle spese militari incontra spesso resistenze politiche e sociali, legate a preoccupazioni economiche e a un diffuso pacifismo culturale. Crosetto ha riconosciuto la difficoltà di conciliare esigenze di bilancio e investimenti in difesa, ma ha ribadito che senza sicurezza non ci può essere sviluppo. L’argomento, ha sottolineato, non è più rinviabile.


Il ministro ha poi fatto riferimento alla minaccia russa in termini non solo militari, ma anche strategici. Mosca, attraverso strumenti ibridi, è in grado di destabilizzare l’Europa anche senza ricorrere a un attacco diretto: campagne di disinformazione, cyberattacchi, pressioni energetiche e influenza politica sono strumenti già ampiamente utilizzati. Prepararsi significa quindi rafforzare non solo gli eserciti, ma anche le difese digitali, le infrastrutture critiche e la resilienza sociale.


Le dichiarazioni di Crosetto hanno trovato eco anche fuori dall’Italia. Alcuni Paesi europei, in particolare quelli baltici e la Polonia, da tempo chiedono un impegno più deciso nella costruzione di una difesa comune. Altri, invece, restano più cauti, temendo che un aumento massiccio della spesa militare possa compromettere gli equilibri economici interni. Il dibattito, tuttavia, sembra destinato a intensificarsi, soprattutto alla luce delle tensioni che continuano ad agitare lo scenario internazionale.


Con il suo intervento, Crosetto ha riportato con forza al centro della discussione una verità spesso ignorata: l’Europa, e con essa l’Italia, deve decidere se restare vulnerabile o se intraprendere con decisione la strada di un rafforzamento della propria difesa. Una scelta che non riguarda soltanto la sicurezza militare, ma il futuro stesso della stabilità e dell’autonomia politica del continente.

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