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Crisi in Medio Oriente, Tajani convoca una riunione d’emergenza alla Farnesina sull’Iran: diplomazia italiana in allerta

La crescente tensione in Medio Oriente e il rapido deteriorarsi della situazione tra Iran e Israele hanno spinto il ministro degli Esteri Antonio Tajani a convocare una riunione d’emergenza presso la Farnesina. Il vertice, svoltosi nelle scorse ore, ha riunito i vertici della diplomazia, dell’intelligence e della sicurezza nazionale per fare il punto sullo scenario iraniano, valutare le implicazioni per l’Italia e l’Europa e definire una strategia di reazione immediata. La decisione arriva dopo l’attacco israeliano a Isfahan, uno degli epicentri militari e nucleari della Repubblica islamica, e la successiva risposta minacciata da Teheran, che ha parlato apertamente di ritorsioni e di escalation militare su scala regionale.


Il ministro Tajani ha confermato l’attivazione di tutte le unità di crisi per monitorare costantemente la situazione e garantire l’incolumità dei cittadini italiani presenti nelle aree più a rischio, in particolare in Iran, Libano, Iraq e nei territori contesi. Durante il briefing, la Farnesina ha tracciato un quadro aggiornato sulla presenza italiana nel Golfo Persico, che comprende diplomatici, operatori economici, personale della cooperazione internazionale e componenti di missioni militari o civili. Sono state esaminate tutte le opzioni per l’eventuale evacuazione o rientro, qualora la situazione dovesse peggiorare ulteriormente.


Nella stessa giornata, Tajani ha avuto contatti diretti con gli omologhi europei per promuovere una linea comune dell’Unione Europea in chiave diplomatica. Fonti del ministero riferiscono che l’Italia sta sostenendo con forza una de-escalation immediata, sollecitando l’uso di tutti i canali multilaterali disponibili – dalle Nazioni Unite al Consiglio Europeo – per prevenire un conflitto aperto su larga scala. Il rischio, infatti, è che la spirale di attacchi e minacce travolga non solo Israele e Iran, ma coinvolga l’intero Medio Oriente, destabilizzando anche Paesi come Siria, Libano, Giordania, Iraq e le monarchie del Golfo.


La convocazione della riunione alla Farnesina non è un atto isolato. Nelle ultime ore, il Governo ha innalzato il livello di allerta per tutte le rappresentanze diplomatiche italiane in Medio Oriente e Nord Africa. Sono state rafforzate le misure di sicurezza nelle ambasciate, nei consolati e presso i centri culturali. Il Viminale ha attivato un piano di vigilanza potenziata anche sul territorio nazionale, in particolare per quanto riguarda obiettivi sensibili come sinagoghe, moschee, centri culturali, ambasciate e interessi commerciali legati ai Paesi coinvolti nella crisi.


Dal punto di vista geopolitico, la Farnesina guarda con particolare attenzione all’atteggiamento degli Stati Uniti e della Cina. Gli USA, alleati storici di Israele, hanno rafforzato la presenza militare nel Golfo, mentre Pechino ha invitato entrambe le parti alla moderazione, proponendosi come mediatore regionale. L’Italia, che ha storicamente mantenuto una linea equilibrata e dialogante con tutti gli attori dell’area, teme che una rottura totale del dialogo tra le potenze possa tradursi in una crisi energetica e umanitaria di proporzioni globali.


In parallelo, la riunione di emergenza ha preso in esame anche le possibili ripercussioni economiche. L’inasprimento del conflitto ha già fatto impennare il prezzo del petrolio, con il Brent tornato sopra gli 89 dollari al barile, e si teme che nuove interruzioni delle rotte marittime nel Golfo di Oman e nello Stretto di Hormuz possano aggravare la crisi logistica globale. Tajani ha chiesto al MIMIT e al MEF di predisporre scenari di impatto sul mercato energetico italiano, in particolare per gas e petrolio, valutando misure di mitigazione per famiglie e imprese nel caso di forti rialzi dei prezzi.


La crisi iraniana ha inoltre evidenti implicazioni sul fronte della sicurezza internazionale e del terrorismo. L’Italia, che partecipa a missioni militari e di peacekeeping in diversi teatri del Medio Oriente, è preoccupata per il potenziale riemergere di cellule jihadiste o milizie non statali che potrebbero approfittare del caos per colpire obiettivi occidentali. Il Comitato di analisi strategica antiterrorismo è stato attivato in seduta permanente e collabora con le intelligence di altri Paesi europei e della NATO per valutare le minacce e prevenire eventuali azioni coordinate.


Il ruolo dell’Iran, anche attraverso le milizie sciite alleate in Iraq, Libano e Siria, rappresenta un fattore di instabilità particolarmente complesso. L’Italia ha espresso forte preoccupazione per l’attivismo crescente degli Hezbollah, per i lanci di razzi dal Libano meridionale verso Israele e per il rischio che le tensioni si estendano a territori dove operano anche militari italiani nell’ambito delle missioni UNIFIL e NATO. La Farnesina ha chiesto un aggiornamento costante sul campo e ha informato anche le Nazioni Unite dell’intenzione di rivedere, se necessario, le regole d’ingaggio e le misure di protezione dei contingenti.


L’iniziativa diplomatica italiana si inserisce infine in un contesto europeo in fermento. L’Alto Rappresentante UE per la Politica Estera, Josep Borrell, ha convocato una riunione straordinaria dei ministri degli Esteri per discutere un possibile pacchetto di proposte volte a disinnescare la crisi, tra cui un appello congiunto al cessate il fuoco, la riapertura dei canali diplomatici con Teheran, la ripresa del dialogo sul nucleare e l’invio di una missione esplorativa ONU. L’Italia sostiene l’approccio multilaterale e si è detta pronta a ospitare un tavolo di confronto a Roma, rilanciando il proprio ruolo di ponte tra Occidente e mondo arabo.


Il governo italiano, attraverso Tajani, ha ribadito che “la priorità è evitare un conflitto regionale che avrebbe conseguenze devastanti per la stabilità globale, per l’economia e per la sicurezza dell’Europa”. Il ministro ha anche avviato consultazioni con l’ambasciatore iraniano e con l’omologo israeliano per sondare eventuali margini di dialogo e raffreddamento delle tensioni. In questo contesto, l’Italia cerca di agire da mediatore credibile e affidabile, forte della sua lunga tradizione diplomatica e della sua esperienza nel dialogo interreligioso e interculturale.

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