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Cittadinanza, il referendum entra nel vivo: il comitato promotore proietta il logo sulla facciata di Palazzo Chigi e chiede l’election day

Il 14 maggio 2025, il comitato promotore del referendum abrogativo sulla cittadinanza ha compiuto un gesto altamente simbolico: proiettare sulla facciata di Palazzo Chigi il logo della campagna per chiedere al governo l'accorpamento del voto referendario con le prossime elezioni amministrative. L'iniziativa è stata accompagnata da un presidio davanti alla sede del governo e da un incontro ufficiale fissato per il pomeriggio tra una delegazione dei promotori e alcuni rappresentanti dell'esecutivo. Al centro della richiesta c’è la volontà di ottenere l’election day, uno strumento già utilizzato in passato per favorire la partecipazione popolare e ottimizzare i costi organizzativi.


Il referendum, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 5 settembre 2024, propone la modifica dell’articolo 9 della legge n. 91 del 1992 sulla cittadinanza italiana. Attualmente, ai cittadini extra UE è richiesto un periodo di residenza legale ininterrotta di almeno 10 anni per poter presentare domanda di cittadinanza. Il quesito chiede di abrogare questa soglia e sostituirla con un limite temporale più contenuto, fissato a 5 anni. L’obiettivo dichiarato è quello di facilitare il percorso di inclusione sociale e politica di chi risiede regolarmente in Italia, partecipa attivamente alla vita economica e contribuisce fiscalmente al benessere collettivo.


A sostenere la campagna referendaria sono state numerose realtà della società civile, tra cui associazioni per i diritti civili, sindacati e movimenti per la giustizia sociale. Tra i soggetti più attivi figura la CGIL, che ha messo a disposizione le proprie strutture territoriali per la raccolta firme, così come Più Europa, che ha insistito sulla necessità di modernizzare la normativa italiana sulla cittadinanza, considerata troppo rigida rispetto agli standard di altri paesi europei. Anche varie realtà che rappresentano le comunità di immigrati hanno aderito all’iniziativa, con l’intento di rendere più equo e coerente l’accesso alla cittadinanza per chi vive e lavora in Italia da anni.


Durante la manifestazione del 14 maggio, i rappresentanti del comitato hanno consegnato al governo un documento ufficiale in cui si chiede l’accorpamento del referendum con le elezioni amministrative previste per il mese di giugno. L’argomentazione principale è legata all’importanza della partecipazione: secondo i promotori, un election day sarebbe uno strumento efficace per aumentare l’affluenza alle urne, che rischia altrimenti di essere molto bassa se si votasse in una data separata e isolata. La coincidenza delle due tornate elettorali permetterebbe inoltre un notevole risparmio per lo Stato, stimato in oltre 100 milioni di euro, oltre a una più efficiente gestione logistica delle operazioni di voto.


L’azione dimostrativa davanti a Palazzo Chigi non è la prima mossa mediatica del comitato. Nei mesi scorsi, i promotori avevano lanciato una massiccia campagna informativa anche sui social network e nelle principali piazze italiane, puntando a rendere il tema centrale nel dibattito pubblico. La proiezione del logo sulla sede del governo, avvenuta con un gioco di luci e immagini animate, ha voluto rafforzare il messaggio che la cittadinanza non è un privilegio, ma un diritto che deve essere riconosciuto a chi contribuisce da anni alla crescita e alla coesione del paese.


Nel frattempo, la raccolta firme, che era stata attivata anche in forma digitale tramite l’identità SPID, ha già superato le 550.000 sottoscrizioni, un numero ben oltre il minimo previsto dalla legge per la validità del quesito. Il referendum ha quindi già ottenuto il via libera formale dalla Corte di Cassazione e si attende ora la data ufficiale del voto, che dovrà essere stabilita dal Consiglio dei ministri entro l’estate.


I sostenitori del referendum ritengono che l’attuale normativa sulla cittadinanza sia anacronistica e penalizzante per centinaia di migliaia di persone, in particolare giovani nati o cresciuti in Italia da genitori stranieri, ma privi di accesso alla cittadinanza nonostante abbiano frequentato scuole italiane e condividano lingua, cultura e valori civici. La modifica normativa proposta dal quesito referendario rappresenta dunque, secondo i promotori, un primo passo verso una riforma strutturale più ampia, che possa finalmente rispondere alla realtà sociale contemporanea del paese.


Nei prossimi giorni, il comitato intensificherà gli sforzi per ottenere una risposta positiva dal governo sull’election day, sottolineando che l’accorpamento del voto non è solo una questione logistica o finanziaria, ma un gesto politico e simbolico che dimostrerebbe l’impegno delle istituzioni nel favorire la partecipazione democratica su un tema cruciale come quello della cittadinanza.

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