Caso Report, scontro politico sul Consiglio di garanzia Rai: Schlein chiede le dimissioni, Meloni replica e scarica le responsabilità su Pd e M5S
- piscitellidaniel
- 10 nov
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La vicenda legata al programma d’inchiesta “Report” continua a infiammare il dibattito politico italiano, trasformandosi in un nuovo terreno di scontro tra maggioranza e opposizione. Le tensioni si sono riaccese dopo che la segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, ha chiesto le dimissioni dell’intero Consiglio di garanzia Rai, accusando l’organo di non aver tutelato adeguatamente la libertà editoriale del servizio pubblico. Il caso, nato a seguito delle contestazioni rivolte alla trasmissione condotta da Sigfrido Ranucci, ha assunto ormai una dimensione istituzionale, coinvolgendo direttamente la Presidenza del Consiglio e alimentando le divisioni all’interno del Parlamento.
Secondo Schlein, l’atteggiamento del Consiglio di garanzia rappresenta un segnale allarmante per l’indipendenza del giornalismo d’inchiesta in Rai. Nel corso di una conferenza stampa alla Camera, la leader democratica ha accusato l’esecutivo di voler esercitare un controllo politico sull’informazione pubblica, chiedendo un atto di responsabilità da parte dei componenti dell’organismo interno, che vigila sulla correttezza e sull’imparzialità delle trasmissioni. “Serve una presa di posizione chiara per difendere la libertà di stampa”, ha dichiarato Schlein, sottolineando che “il pluralismo informativo non può essere piegato alle logiche del potere”.
La replica della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, non si è fatta attendere. In una nota diffusa da Palazzo Chigi, la premier ha precisato che la composizione del Consiglio di garanzia non dipende dall’attuale governo, ma da nomine effettuate nel corso delle precedenti legislature. Meloni ha ricordato che la maggioranza dei componenti è stata indicata proprio da Partito Democratico e Movimento 5 Stelle, respingendo quindi le accuse di interferenza e definendo “strumentale” l’iniziativa dell’opposizione. “Il governo non decide la composizione di un organo che è espressione dell’autonomia Rai – ha chiarito la premier – e non intende interferire in questioni che spettano esclusivamente alla governance aziendale”.
Il Consiglio di garanzia Rai, composto da rappresentanti designati dai gruppi parlamentari, ha il compito di assicurare il rispetto del contratto di servizio e dei principi di indipendenza editoriale. La sua attività è regolata da norme che ne garantiscono l’autonomia rispetto all’esecutivo, ma il suo operato è spesso oggetto di polemiche, soprattutto in relazione alle trasmissioni di approfondimento giornalistico. Il caso “Report” ne è l’esempio più recente: la trasmissione è stata accusata da alcuni esponenti della maggioranza di aver travalicato i limiti dell’inchiesta giornalistica, mentre altri ne hanno difeso la funzione di controllo democratico.
L’intervento di Schlein ha riacceso anche il dibattito interno al Parlamento sul rapporto tra politica e servizio pubblico. Le opposizioni hanno presentato una mozione congiunta per chiedere un intervento urgente della Commissione di Vigilanza Rai, sollecitando un’audizione del presidente della Rai e dei membri del Consiglio di garanzia. Nello stesso tempo, diversi esponenti del Movimento 5 Stelle hanno espresso solidarietà alla redazione di “Report”, definendo inaccettabili le pressioni esercitate nei confronti del programma e chiedendo “una riforma profonda che metta fine alla lottizzazione politica della Rai”.
Nelle ultime settimane il tema della libertà di informazione è tornato con forza al centro dell’agenda politica, anche in seguito alle querele e ai contenziosi giudiziari che hanno coinvolto alcuni programmi di inchiesta. Il mondo del giornalismo ha reagito con preoccupazione, evidenziando come il crescente clima di intimidazione rischi di compromettere l’autonomia dei professionisti e la qualità del dibattito pubblico. Diverse associazioni di categoria hanno manifestato solidarietà ai giornalisti della Rai e chiesto garanzie concrete per la tutela del diritto di cronaca.
La questione ha assunto una rilevanza più ampia anche sul piano istituzionale. La Rai, in quanto servizio pubblico, è chiamata a garantire equilibrio, pluralismo e indipendenza dalle pressioni politiche, ma la sua governance resta legata a un sistema di nomine che riflette gli equilibri parlamentari. Ogni cambio di maggioranza determina un inevitabile riassetto dei vertici aziendali e delle strutture di controllo, con conseguenze dirette sulla linea editoriale delle testate. Il caso “Report” si inserisce dunque in una dinamica più ampia, che riguarda il modello stesso di gestione dell’informazione pubblica e il suo rapporto con la politica.
Mentre la maggioranza difende la legittimità delle scelte del Consiglio di garanzia, le opposizioni insistono sulla necessità di una riforma strutturale. Il Partito Democratico propone di introdurre un sistema di nomine basato su criteri di competenza e indipendenza, svincolando l’azienda dalle influenze dei partiti. Anche Azione e Italia Viva hanno espresso sostegno alla mozione presentata da Schlein, pur invitando a un confronto più ampio sul futuro della Rai. Il Movimento 5 Stelle, dal canto suo, ha accusato il governo di “indifferenza verso il pluralismo”, chiedendo che la vicenda di “Report” sia affrontata in sede parlamentare con un atto di indirizzo vincolante.
Sul piano comunicativo, la vicenda ha avuto un impatto notevole. I vertici Rai hanno ribadito che l’azienda non ha avviato alcun procedimento disciplinare nei confronti del conduttore di “Report” e che le valutazioni del Consiglio di garanzia si inseriscono nell’ambito delle procedure interne di verifica. Tuttavia, la percezione pubblica del caso resta fortemente polarizzata: da un lato chi difende la libertà di inchiesta come elemento essenziale della democrazia, dall’altro chi invoca un maggiore equilibrio nel trattamento delle informazioni da parte del servizio pubblico.
La discussione sul caso “Report” diventa così un banco di prova per il sistema politico e mediatico italiano, chiamato a ridefinire i confini tra autonomia editoriale e responsabilità pubblica. Le prossime settimane saranno decisive per capire se il Parlamento intenderà accogliere la richiesta di dimissioni avanzata dalle opposizioni o se prevarrà la linea della maggioranza, orientata a difendere l’attuale struttura della governance Rai.

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