Calabria, Forza Italia si afferma come primo partito: segnali politici e scenari dopo un voto che scuote il panorama regionale
- piscitellidaniel
- 7 ott
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La tornata elettorale appena conclusa in Calabria rappresenta un punto di svolta che va oltre il semplice risultato di partito: Forza Italia emerge come la forza più votata nella regione, resistendo alle spinte centrifughe che hanno colpito gli altri partiti della coalizione e trasformando il contesto politico locale. I numeri parlano chiaro: rispetto alle precedenti consultazioni, Forza Italia cresce in termini percentuali, occupa una posizione di primo piano nella coalizione di centrodestra e assorbe consensi laddove altri soggetti perdono terreno. Al contempo, il Partito Democratico registra una tenuta modesta, mentre il Movimento 5 Stelle lamenta un calo, confermando la difficoltà di rilancio in una regione dalla forte attrazione clientelare e identitaria.
La vittoria del centrodestra con il candidato Roberto Occhiuto – già presidente uscente – era attesa, ma il dato che più salta agli occhi è la leadership elettorale di Forza Italia: il partito ottiene circa il 17,98% dei voti, in crescita rispetto al 17,31% del 2021. Alla coalizione che sostiene Occhiuto si aggiunge una lista civica collegata che ottiene un ulteriore 12,5%, contribuendo in modo decisivo a consolidare la base elettorale. Nel quadro regionale, nessun altro partito arriva vicino a quel livello: Fratelli d’Italia si piazza con un 11,64%, mentre il Pd registra un 13,59%, con un lieve incremento rispetto al passato. Il Movimento 5 Stelle risente invece di una flessione – pur contenuta – che arriva a perdere un seggio nel Consiglio regionale rispetto alla precedente formazione.
Questi risultati fotografano un cambiamento delle gerarchie interne alla coalizione di centrodestra e un riposizionamento del baricentro del consenso. Un tempo considerato un partito “minore” nel centrodestra calabrese, Forza Italia assume ora un ruolo guida non solo simbolico, ma anche politico e operativo: è attore centrale nella distribuzione delle candidature, nelle trattative con le liste civiche e nella definizione delle strategie locali. Il dato assume un’importanza ulteriore se si pensa che il partito è guidato nella regione dal presidente Occhiuto – la cui ricandidatura era stata accompagnata da tensioni legate a un’indagine della magistratura – ma la scelta di ripresentarsi ha evidentemente ricevuto un forte avallo elettorale.
Il Partito Democratico, pur non avendo recuperato quelle posizioni di vertice che aveva in altri momenti, stabilizza il proprio consenso e “limita i danni”. Il suo lieve incremento marginale indica che in alcune aree – soprattutto urbane o nelle province più densamente popolate – il PD ha mantenuto la propria base storica e attratto qualche elettore moderato in cerca di alternativa. Tuttavia, il 13,59% resta distante da poter esercitare una leva determinante nei rapporti di forza regionali, e il partito dovrà interrogarsi sul proprio radicamento territoriale, sulla capacità di costruire reti con le forze civiche e sul dialogo con la società calabrese oggi più frammentata.
La battuta d’arresto del Movimento 5 Stelle è forse la notizia più attesa dagli osservatori politici. Il calo, sia in termini percentuali che di seggi, conferma una tendenza già emersa in altre tornate elettorali: il M5S faticosamente recupera terreno nelle regioni meridionali, ma non riesce ancora a invertire la traiettoria discendente nazionale. In Calabria, particolarmente sensibile alle logiche dei meccanismi clientelari, il Movimento perde peso funzionale e opera nel contesto di una competizione asimmetrica dove i partiti tradizionali – e quelli con maggiore presenza istituzionale – godono di vantaggi strutturali.
In questo contesto, il fenomeno delle liste civiche gioca un ruolo strategico: la lista “Occhiuto Presidente” e altri raggruppamenti territoriali hanno consentito di “diluire” in parte l’interpretazione politica del voto, raccogliendo consensi tra elettori legati al candidato presidente più che al simbolo di partito. Questo approccio civico‐coalizionale amplifica l’impatto del candidato e consente al partito di governo regionale di mobilitare segmenti elettorali meno fedeli. La sinergia tra Forza Italia e le liste civiche locali appare, dunque, una strategia vincente per stabilire un consenso più fluido, meno vincolato alle identità rigide dei partiti nazionali.
La frammentazione del panorama politico calabrese emerge anche guardando il differenziale tra partiti e forze emergenti: Alleanza Verdi e Sinistra registra un incremento notevole in termini percentuali (3,85%), sebbene non si traducano in seggi. La Lega e altri partiti minori crescono modestamente, ma restano marginali rispetto al polo centrale. Questo suggerisce che la competizione si polarizza attorno al centrodestra dominante, con spazi medi relativamente ridotti per forze alternative, a meno che non riescano a costruire coalizioni solide o un profilo fortemente distintivo.
Dal punto di vista strategico, la leadership calabrese avrà nelle prossime settimane un potere di influenza notevole: il partito che guida la Regione ha in mano competenze amministrative concrete che toccano sanità, infrastrutture, sviluppo territoriale, occupazione e investimenti regionali. La capacità di tradurre il successo elettorale in interventi visibili sarà cruciale per consolidare il consenso e sbarrare la strada ad eventuali arretramenti futuri. Forza Italia, con la guida del presidente riconfermato, dovrà ora misurarsi con le attese cresciute: gli elettori guarderanno ai risultati concreti, non solo alle parole.
Tutto ciò avviene in un contesto nazionale in cui il centrodestra è al governo, ma le tensioni interne alla coalizione e le sfide economiche e sociali pesano sulla credibilità. Il risultato calabrese assume così risvolti politici nazionali: se Forza Italia riesce a capitalizzare la vittoria con una gestione efficiente e visibile, potrà rilanciare il proprio profilo nel contesto centrale; se invece fallisce nel governo regionale, il risultato rischia di essere percepito come un rimpiattino locale, incapace di incidere sulla marcia nazionale.
La Calabria, oggi, mette in evidenza come nelle regioni spesso connotate da debolezza istituzionale e economia strutturalmente fragile, il fattore personale del candidato, le alleanze civiche e la capacità amministrativa pesino tanto quanto la forza dei partiti. Forza Italia, mantenendo la prima posizione nel voto regionale, non solo ha resistito alle spinte centrifughe che ne avrebbero potuto erodere il consenso, ma ha rilanciato la sfida del centrodestra nel Mezzogiorno.
Le dinamiche emerse in queste elezioni saranno un laboratorio politico da osservare: possono anticipare comportamenti elettorali futuri, indicare le modalità con cui i partiti intendono dialogare con la società locale e anticipare le strategie per le sfide nazionali che verranno.

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