Bonus mamme potenziato, 40 euro al mese: la misura che cambia volti, platee e obiettivi nella manovra 2026
- piscitellidaniel
- 3 ott
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Il governo ha approvato un intervento concreto per sostenere le madri lavoratrici: viene introdotto un bonus netto di 40 euro mensili per ciascun mese o frazione in cui perdura il rapporto di lavoro o l’attività autonoma, destinato alle madri con almeno due figli, che rientrano in un reddito massimo annuo di 40.000 euro. Si tratta di una misura “ponte” che sostituisce temporaneamente la decontribuzione — attesa ma non ancora operativa — estendendo un aiuto diretto per l’anno 2025 e gettando le basi per l’evoluzione del bonus nel 2026 e oltre.
La norma, delineata dal decreto legge n. 95/2025, disciplina il bonus in modo chiaro e con criteri rigorosi: la misura non è soggetta a tassazione né contributi, non incide sull’ISEE, e verrà liquidata in un’unica soluzione entro dicembre 2025, coprendo fino a 480 euro per le lavoratrici che soddisfano i requisiti per tutti i mesi dell’anno. L’obiettivo è offrire un sostegno immediato, a costo contenuto, in attesa dell’entrata a regime della riforma contributiva prevista dal 2026.
Il bonus si applica tanto a lavoratrici dipendenti (pubbliche e private, escluse quelle domestiche) quanto a professioniste/autonome (comprese le iscritte a casse professionali e alla gestione separata), con il vincolo dell’esclusione del regime forfettario. È richiesto un reddito annuo da lavoro non superiore a 40.000 euro. Con due figli, il bonus è previsto soltanto fino al compimento del decimo anno di età del figlio più piccolo. Se la madre ha tre o più figli e un rapporto a tempo indeterminato, continuerà a beneficiare della decontribuzione integrale (prevista dalla normativa precedente) fino al compimento dei 18 anni del figlio più piccolo; in altri casi, resta il bonus da 40 euro con i limiti reddituali.
Dal 2026, la “fase ponte” del bonus lascia spazio a una riforma contributiva strutturale: la decontribuzione al 100 % sarà estesa a una platea più ampia, includendo anche le lavoratrici autonome che esulano dal regime forfettario, sempre entro il limite dei 40.000 euro annui, e con vincoli sulla composizione famigliare (almeno due figli, per i casi base). Contemporaneamente, il trattamento per chi ha tre figli o più sarà rafforzato nella prospettiva di un allineamento normativo verso una disciplina omogenea entro il 2027.
I sostenitori del provvedimento evidenziano che questo schema consente di stabilire un equilibrio tra università del beneficio e sostenibilità finanziaria: il bonus aiuta chi ha redditi moderati, incentiva la permanenza nel lavoro femminile e costituisce un segnale politico verso il sostegno alle famiglie. Critici, però, sottolineano che 40 euro mensili non rappresentano una cifra di grande impatto sulle sfide quotidiane (come i costi dell’asilo, dei trasporti, dell’assistenza) e che l’erogazione in un’unica soluzione a fine anno limita la capacità di spesa immediata delle famiglie.
Il profilo amministrativo non è trascurabile: il pagamento del bonus è affidato all’INPS, che dovrà gestire la quota di domanda, le verifiche contributive e reddituali, la liquidazione unica e il recupero degli eventuali indebiti. La modalità di presentazione della domanda sarà definita appositamente, e le verifiche potrebbero operare sui flussi contributivi mensili per accertare i periodi lavorati.
Dal punto di vista politico e sociale, l’intervento è percepito come un gesto simbolico di valorizzazione del lavoro femminile e della maternità, in un paese dove la partecipazione delle donne al mercato del lavoro è ancora ostacolata da costi familiari, carenze di servizi e disincentivi alla continuità. Il bonus potenziato così offre una prima risposta, anche se modesta, e può rappresentare il primo gradino di una strategia più ambiziosa di sostegno alle famiglie nel medio termine.
Un’attenzione particolare dovrà essere dedicata alla sostenibilità della misura nel bilancio pubblico, al monitoraggio dell’efforto amministrativo e all’effetto incentivante che potrà avere nel favorire l’occupazione femminile. Le prossime versioni della manovra dovranno consolidare questo intervento, ampliarne la platea e renderne la gestione più tempestiva, per evitare che il bonus rimanga un’operazione emergenziale anziché un pilastro strutturale della politica familiare italiana.

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