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Berlino approva l’aumento del salario minimo a 14,60 euro l’ora entro il 2027: impatto su economia e mercato del lavoro tedesco

Il governo tedesco ha approvato un piano di incremento graduale del salario minimo, che porterà la paga oraria a 14,60 euro entro il 2027. La misura, proposta dalla Commissione per il salario minimo e sostenuta dalla coalizione di governo guidata dal cancelliere Olaf Scholz, rappresenta uno degli interventi più rilevanti degli ultimi anni in materia di politica del lavoro. L’obiettivo dichiarato è rafforzare il potere d’acquisto dei lavoratori e contrastare l’inflazione che, pur in calo rispetto ai picchi del 2023, continua a erodere i redditi delle famiglie tedesche.


L’aumento sarà graduale. Dal gennaio 2026 il salario minimo salirà a 13,50 euro l’ora, per poi raggiungere 14,60 euro nel gennaio 2027. Si tratta di un incremento complessivo di oltre il 12% rispetto agli attuali 12,41 euro, introdotti all’inizio del 2025. La misura coinvolge direttamente circa sei milioni di lavoratori, concentrati nei settori a bassa retribuzione come la ristorazione, la logistica, il commercio al dettaglio e l’assistenza alla persona. Il governo ha motivato la decisione sottolineando la necessità di garantire una retribuzione dignitosa in linea con il costo della vita, in un contesto economico caratterizzato da stagnazione dei consumi interni e incertezza industriale.


La Germania, storicamente prudente nelle riforme salariali, ha introdotto per la prima volta un salario minimo nazionale solo nel 2015. Da allora l’importo è stato rivisto più volte, ma l’aumento deciso per il 2027 segna un cambio di passo politico e sociale. L’intervento risponde anche alle pressioni delle organizzazioni sindacali, che da tempo chiedono un adeguamento più deciso rispetto al livello di inflazione e alla produttività. La DGB, principale confederazione sindacale tedesca, ha definito l’aumento “un passo necessario per garantire la coesione sociale e ridurre il divario salariale tra Est e Ovest”, mentre le associazioni datoriali hanno espresso preoccupazione per i possibili effetti sui costi del lavoro e sulla competitività delle piccole imprese.


Il dibattito politico che ha accompagnato la decisione è stato acceso. Il cancelliere Scholz, sostenuto dai socialdemocratici e dai Verdi, ha difeso la misura come strumento per rilanciare la domanda interna e stimolare la crescita attraverso una redistribuzione più equa del reddito. Il Partito Liberale Democratico (FDP), alleato nella coalizione di governo, ha invece sollevato dubbi sull’impatto sui costi di produzione, in particolare per le imprese dei settori manifatturiero e dei servizi. Nonostante le divergenze, la decisione è stata approvata in consiglio dei ministri come misura vincolante, con la prospettiva di essere inserita nella legge di bilancio per il 2026.


Sul piano economico, l’aumento del salario minimo è destinato a influenzare diversi indicatori macroeconomici. Gli istituti di ricerca stimano un effetto positivo sui consumi, che potrebbero crescere fino all’1,2% nel biennio 2026-2027, grazie all’aumento del reddito disponibile delle famiglie a basso e medio reddito. Al contempo, il costo del lavoro per le imprese potrebbe salire mediamente del 3%, con impatti più significativi nei settori ad alta intensità di manodopera. Le previsioni della Bundesbank indicano che l’aumento salariale potrebbe generare una moderata pressione inflazionistica nel breve periodo, compensata però da un rafforzamento della domanda interna e da un possibile miglioramento della produttività.


Particolare attenzione è rivolta alle piccole e medie imprese, che costituiscono la spina dorsale dell’economia tedesca. Le associazioni di categoria chiedono al governo misure di accompagnamento, come sgravi fiscali e incentivi all’innovazione, per mitigare l’impatto del maggiore costo del lavoro. Il Ministero delle Finanze sta valutando un pacchetto di agevolazioni destinate alle imprese con meno di cinquanta dipendenti, mentre i Länder potrebbero avere margini di intervento autonomi per sostenere i comparti più esposti, soprattutto nell’Est del Paese, dove il livello dei salari è storicamente inferiore rispetto alle regioni occidentali.


Il provvedimento ha anche un valore simbolico. Berlino intende riaffermare la propria leadership europea in materia di politiche sociali, in un contesto in cui molti Paesi dell’Unione stanno adottando strategie analoghe. La Commissione europea ha più volte invitato gli Stati membri a garantire un salario minimo adeguato, fissando come parametro di riferimento il 60% del salario mediano nazionale. Con l’aumento a 14,60 euro, la Germania si posizionerà ben al di sopra di tale soglia, collocandosi tra i Paesi con i livelli retributivi minimi più elevati d’Europa, insieme a Francia, Paesi Bassi e Lussemburgo.


Dal punto di vista sociale, la misura mira anche a contrastare la precarietà e a ridurre la dipendenza dai sussidi pubblici. In Germania circa il 20% dei lavoratori a basso reddito integra il proprio salario con forme di sostegno statale, come il Bürgergeld, il reddito minimo introdotto nel 2023. L’aumento del salario minimo potrebbe ridurre la spesa pubblica destinata a questi strumenti, contribuendo indirettamente al consolidamento dei conti pubblici. Al tempo stesso, la crescita dei redditi bassi potrebbe favorire un miglioramento delle condizioni di vita nelle aree più colpite dalla deindustrializzazione, dove la stagnazione salariale ha alimentato tensioni politiche e sociali.


L’aumento del salario minimo a 14,60 euro entro il 2027 si inserisce dunque in una strategia di medio periodo volta a riequilibrare il modello economico tedesco, ancora troppo dipendente dalle esportazioni e dalle grandi industrie manifatturiere. Berlino punta a sostenere i consumi interni e a ridurre le disuguaglianze, in un contesto di trasformazione tecnologica e demografica che impone nuove politiche di redistribuzione. La misura, se attuata secondo il calendario previsto, segnerà un nuovo capitolo nella storia del mercato del lavoro tedesco, ridisegnando gli equilibri tra imprese, lavoratori e Stato.

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