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Autonomia della Lombardia: tra firma della pre-intesa con lo Stato e nodo competenze sanitarie, ecco quale potrebbe essere il percorso del dossier

La Regione Lombardia ha annunciato di avere siglato una pre-intesa con lo Stato per la devoluzione di nuove competenze nell’ambito del modello dell’autonomia differenziata: un passo che rappresenta un’accelerazione significativa del dossier, ma che apre anche una serie di questioni tecniche, politiche e finanziarie che dovranno essere risolte nei prossimi mesi. La pre-intesa arriva dopo intensi negoziati tra il ministro per le Autonomie, il presidente della Regione e gli uffici regionali, e si colloca nel quadro della legge quadro sull’autonomia differenziata che consente alle Regioni ordinarie di richiedere forme e condizioni particolari di autonomia su materie specifiche. La scelta della Lombardia è stata presentata come naturale prosecuzione del percorso avviato anni fa con il referendum, ma assume oggi rilievo strategico perché tocca la sanità, uno dei capitoli più delicati della devoluzione, oltre che ambiti come la protezione civile, le professioni e la previdenza complementare.


La firma della pre-intesa è stata descritta come una “convergenza di intenti” tra lo Stato e la Regione, volta a definire le “aree di competenza” che verranno trasferite e le risorse finanziarie che le accompagneranno. In particolare, la Regione Lombardia punta a ottenere una gestione autonoma più ampia della sanità, con la possibilità di definire propri LEA regionali, gestire autonomamente la contrattazione con il personale sanitario e intervenire sulle liste d’attesa in modo differenziato rispetto al resto del Paese. Questo elemento costituisce il fulcro del negoziato: la sanità rappresenta infatti una voce rilevantissima della spesa regionale, un punto di forza della Lombardia ma anche un’area di forte pressione politica e organizzativa, che richiede investimenti, governance solida e capacità di mantenere standard elevati. La pre-intesa sottolinea che la Regione intende governare “in autonomia” alcune di queste funzioni, pur nel quadro della garanzia nazionale dei livelli essenziali di assistenza, ma la ridefinizione del confine tra Stato e Regione è tutt’altro che scontata.


Contestualmente, sono previste azioni su materie “non LEP” (ossia quelle che non richiedono la definizione di livelli essenziali di prestazioni), come la protezione civile, le professioni regolamentate e la previdenza complementare integrativa. In questi ambiti la Regione chiede di assumere competenze che oggi sono parzialmente statali, oppure disciplinate in modo unitario a livello nazionale. La logica è che, assumendo responsabilità proprie, la Regione possa dare risposte più rapide e su misura al territorio lombardo, sfruttando economie di scala e l’efficienza di una struttura amministrativa consolidata. Questo modello però implica che la Regione debba farsi carico non solo degli oneri operativi, ma anche delle condizioni di equità interregionale: l’equilibrio tra la capacità di spesa regionale e le esigenze delle zone più fragili dovrà essere garantito.


Dal punto di vista finanziario, uno dei nodi centrali riguarda le risorse che dovranno accompagnare le competenze trasferite: la Regione dovrà dimostrare che l’autonomia non comporterà un aggravio dei costi per i cittadini lombardi né un indebolimento dei servizi nelle altre Regioni. In questo senso, lo Stato e la Regione stanno negoziando formule di riparto e contributi che tengano conto della spesa storica, della demografia, dell’invecchiamento e della mobilità sanitaria interregionale. Il punto è cruciale: senza un adeguato corrispettivo finanziario, l’autonomia rischia di tradursi in tagli oppure in maggiore pressione fiscale locale. La Regione Lombardia insiste sul fatto che la firma della pre-intesa rappresenta un impegno formale a definire gli elementi di garanzia ma che ogni passaggio operativo dovrà essere accompagnato da una legge attuativa e da un calendario preciso.


Politicamente, la scelta della Regione Lombardia è carica di implicazioni. Per la Giunta regionale guidata dal presidente la firma della pre-intesa rappresenta una vittoria simbolica: dopo anni di trattative, di referendum e di richieste formulate al Parlamento, si concretizza un momento atteso che rafforza il profilo della Regione come laboratorio di autonomia. Questo successo viene presentato come testimonianza di efficacia del modello regionale lombardo, capace di gestire politiche complesse e di attrarre competenze e risorse. Tuttavia, la partita non è priva di rischi: la maggioranza regionale, la coalizione nazionale di centrodestra e il rapporto con lo Stato dovranno garantire che l’accordo si traduca in risultati tangibili, altrimenti il malcontento interno e l’opposizione potranno rimettere in gioco l’intera strategia.


La pre-intesa raggiunta assume anche una dimensione nazionale: se la Lombardia conclude l’accordo in tempi brevi, potrebbe diventare il modello per altre Regioni ordinarie che aspirano all’autonomia differenziata. In questo senso, la Regione lombarda e lo Stato stanno lavorando a un “benchmark” che sarà osservato da altre realtà territoriali. La velocità, la chiarezza dei contenuti e la qualità delle garanzie che verranno messe in campo avranno un effetto a catena: la chiusura positiva della trattativa in Lombardia spingerebbe altre Regioni a muoversi, ma al tempo stesso aumenterebbe le pressioni sul Parlamento e sul Governo per uniformare meccanismi, evitare frammentazione e garantire coesione nazionale.


Sul versante amministrativo la concretezza dell’accordo richiederà una fase di attuazione complessa: dovranno essere definiti gli strumenti operativi, le piattaforme della gestione sanitaria lombarda autonoma, i patti di responsabilità finanziaria, i meccanismi degli incentivi e delle eventuali sanzioni. La Regione lombarda dovrà anche predisporre una legge regionale di attuazione, adeguare l’assetto dei servizi regionali, definire nuove convenzioni con le strutture sanitarie, revisione degli accordi con le province, e pianificare un monitoraggio sull’andamento delle competenze trasferite. Le parti hanno concordato che il processo non sarà immediato ma articolato in step temporali, con un primo lotto di competenze da trasferire entro un anno e ulteriori progressivi trasferimenti nei 24-36 mesi successivi. L’intesa individua inoltre una clausola di revisione qualora emergessero rischi per l’equità, la sostenibilità finanziaria o la tutela dei diritti dei cittadini lombardi e non.


La tempistica resta un fattore centrale: la Regione Lombardia ha fissato un obiettivo ambizioso per la firma dell’intesa definitiva entro l’anno, subito seguita dall’avvio della legge regionale e dalla prima tranche operativa. Il ministro ha manifestato fiducia nella chiusura rapida del dossier, segnalando che alcune competenze – quelle relative alla protezione civile, alle professioni e alla previdenza complementare – non richiedono l’attuazione dei livelli essenziali di prestazione (LEP) e pertanto potrebbero essere trasferite più rapidamente. Tuttavia, la competenza sanitaria – coinvolgendo i LEP – richiederà ulteriori approfondimenti, garanzie e comparazioni tra regioni. Questo mix di rapidità e complessità rende la fase che si apre cruciale per l’assetto del regionalismo italiano nei prossimi anni.


Il percorso delineato per l’autonomia della Lombardia appare quindi articolato e ambizioso: la firma della pre-intesa è solo l’inizio di un cammino che metterà alla prova la capacità della Regione di gestire in proprio funzioni complesse, la credibilità dello Stato nel garantire equità tra territori e la volontà politica di evitare che l’autonomia si traduca in disuguaglianza. Il modello è ambizioso: più responsabilità, più risorse, maggiore autonomia, ma anche maggiore accountability e trasparenza.

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