Assegno di inclusione 2025: stretta sull’obbligo scolastico, sospensione del sussidio per i minori non frequentanti
- piscitellidaniel
- 26 mag
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Dal 1° gennaio 2025 entra pienamente in vigore la nuova disciplina dell’Assegno di inclusione (AdI), lo strumento di sostegno economico per i nuclei familiari in condizione di povertà. La novità principale riguarda il rafforzamento del vincolo legato all’adempimento dell’obbligo scolastico: la mancata frequenza da parte dei minori comporterà la sospensione del beneficio fino a regolarizzazione avvenuta.
Il meccanismo è chiaro: per ricevere e mantenere l’assegno, i nuclei con figli tra i 6 e i 16 anni dovranno garantire l’iscrizione e la frequenza regolare alle scuole dell’obbligo. L’obbligo scolastico, ai sensi dell’articolo 1 del decreto legislativo 76/2005, copre dieci anni di istruzione, a partire dal primo anno della scuola primaria fino al compimento del sedicesimo anno d’età. Il mancato rispetto di tale obbligo comporterà, da parte dell’INPS, la sospensione dell’erogazione dell’assegno.
L’obiettivo è duplice: contrastare la dispersione scolastica, che in alcune aree del Paese raggiunge livelli critici, e rafforzare il legame tra inclusione sociale e responsabilità educativa. Secondo i dati ISTAT, nel 2023 oltre il 12% dei giovani tra i 14 e i 16 anni ha interrotto il percorso scolastico senza conseguire la licenza media o avviarsi a un percorso di formazione professionale.
I controlli sulla frequenza saranno effettuati in coordinamento tra INPS e Ministero dell’Istruzione e del Merito, mediante incrocio dei dati delle anagrafi scolastiche con le posizioni dei beneficiari dell’AdI. I Comuni, attraverso i servizi sociali e gli sportelli per il lavoro, saranno coinvolti nella gestione delle comunicazioni e nella definizione degli interventi di supporto per i casi più critici. In fase di domanda, e successivamente in occasione di verifiche periodiche, i beneficiari dovranno presentare documentazione che attesti l’effettiva iscrizione dei figli e la loro presenza nelle strutture scolastiche.
L’INPS ha chiarito che la sospensione del beneficio non sarà automatica e immediata, ma preceduta da un preavviso formale e da un periodo per regolarizzare la situazione. In caso di mancata regolarizzazione entro i termini previsti, l’assegno sarà sospeso e potrà essere riattivato solo previa dimostrazione del rientro del minore nei percorsi scolastici obbligatori.
Il vincolo sulla frequenza scolastica si inserisce in un impianto più ampio di condizionalità che regola l’accesso e la permanenza nell’AdI. Accanto all’obbligo formativo, sono previste altre condizioni, come l’adesione a percorsi di attivazione lavorativa e la partecipazione a progetti utili alla collettività, modulati in base alla composizione del nucleo familiare e alla condizione occupazionale dei componenti.
Secondo le stime del Ministero del Lavoro, oltre 800mila nuclei familiari potrebbero beneficiare dell’AdI nel 2025, con una spesa annua prevista di circa 5,6 miliardi di euro. Di questi nuclei, circa il 60% include almeno un minore. La nuova norma sulla frequenza scolastica riguarda potenzialmente oltre 500mila bambini e ragazzi, con impatti importanti nei contesti più fragili dal punto di vista socioeducativo, come le periferie urbane e alcune aree del Mezzogiorno.
L’erogazione dell’AdI avviene mensilmente attraverso una Carta elettronica rilasciata da Poste Italiane. L’importo massimo mensile per un nucleo composto da due adulti e due minori può arrivare fino a 780 euro, comprensivi di quota base e integrazione per affitto. La sospensione per inadempimento scolastico comporterebbe la perdita immediata dell’intero importo, incidendo direttamente sulla capacità di sussistenza delle famiglie coinvolte.

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