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“Anti-Schlein” in formazione: come i riformisti del PD tentano una “spallata” alla segretaria tramite una coalizione alternativa alle primarie

Da qualche settimana all’interno del Partito Democratico e nella galassia dell’area progressista si è intensificata una manovra silenziosa e articolata: predisporre una candidatura alternativa che possa sfidare Elly Schlein nelle primarie della coalizione, rompendo l’egemonia della segretaria e rilanciando una visione moderata e riformista del partito. L’obiettivo è costruire un “anti-Schlein” — non un antagonista esterno, ma un volto interno sostenuto da correnti critiche, “riformisti” del PD e figure centristi — attraverso una coalizione che possa contendere, in modo credibile, la leadership nel più ampio contesto progressista italiano.


Il punto di partenza della manovra risiede nello scontento crescente verso alcune scelte della segreteria Schlein, accusata da molti di aver imposto unilateralmente linee strategiche e candidati senza coinvolgimento partecipativo delle correnti stabili del partito. Le critiche arrivano soprattutto da esponenti “riformisti” che si sentono marginalizzati, dalle aree moderate del PD e dalle anime intermedie che vedono nel progetto attuale un eccesso di radicalismo e una difficoltà nella costruzione di una coalizione più ampia con alleati centristi e civici.


Secondo alcune ricostruzioni, il progetto anti-Schlein è già stato oggetto di tavoli informali attivi da mesi. Alcuni nomi circolano con insistenza: si parla di figure moderate del PD che possiedono sia radicamento territoriale sia credibilità nel dialogo con altri partiti del centrosinistra e del campo democratico. Viene evocato spesso il nome di Manfredi, già sindaco di Napoli, come possibile candidato tipico da area riformista, capace di fungere da alternativa credibile, pur con un profilo più basso rispetto ai big del partito. In alcune versioni di queste trattative, l’obiettivo non è semplicemente contrastare Schlein, ma imporre condizioni per le primarie (regole, soglie di accesso, tema programmatico) che limitino la sua capacità dominante.


Una delle linee guida sottese al progetto è che la competizione interna non debba essere spaccatura insanabile, ma un passaggio costituente per ridefinire il PD in chiave maggioritaria, moderata e capace di dialogo con soggetti esterni. In altre parole, l’operazione anti-Schlein si accompagna a una visione politica: riportare il partito verso una vocazione di centro-sinistra governativa più ampia, che riapra spazi con le forze civiche e col centro moderato. I promotori dell’operazione ritengono che un’eventuale vittoria di Schlein alle primarie, in assenza di sfide interne, indebolirebbe il PD come casa del centrosinistra pluralista, lasciandolo in posizione subalterna nei rapporti con forze come il M5S o le aree più radicali.


La modalità privilegiata per realizzare questa strategia è puntare sulle primarie della coalizione, piuttosto che sul congresso interno. L’obiettivo è inserire all’interno delle regole primarie meccanismi che consentano al candidato moderato di entrare in gara — ad esempio soglie di firme, requisiti territoriali, appoggi esterni già dichiarati — e creare una mobilitazione civica ampia che sfrutti anche fuori dai ranghi del partito. In questo modo il candidato alternativo non entra solo come “sfidante interno”, ma come espressione della coalizione più larga, capace di attrarre da sinistra e centro.


Ma il piano incontra ostacoli non marginali. Primo tra tutti, la struttura di potere interna: la segreteria Schlein ha già predisposto reti e candidature che consolidano il proprio controllo sui territori e sui meccanismi organizzativi. Gli “anti-Schlein” dovranno costruire una rete alternativa e radicata che possa competere efficacemente nelle primarie locali. Secondariamente, la questione della selezione del candidato: trovare un nome che non polarizzi troppo, che possa essere accettabile per le varie anime e che non mobiliti resistenze interne né “territori fedeli”. La figura ideale dovrebbe essere neutra, moderata, con un profilo di dialogo, capace di rompere il monologo senza apparire “contro” il partito.


Un altro nodo è il tema dell’unità della coalizione: i promotori della spallata dovranno garantire che il candidato anti-Schlein abbia il sostegno delle forze alleate del centrosinistra o delle aree civiche, senza scatenare scissioni o uscite critiche dall’interno del PD. Se la sfida sarà vissuta come una guerra interna distruttiva, il rischio è di indebolire l’intero fronte progressista.


Sul fronte delle critiche, alcuni detrattori definiscono l’operazione anti-Schlein come un tentativo di restaurazione velata delle correnti tradizionali, che tentano di ricomporre un’egemonia perduta. Si avverte un sospetto che non si punti a una competizione genuina, ma a imporre vincoli e condizioni favorevoli al candidato moderato già nel disegno delle regole. Critici scrivono che “i riformisti abbaiano ma non mordono”, cioè lamentano l’egemonia ma esitano a costruire un’alternativa forte e credibile.


I sondaggi interni e alcuni indicatori elettorali mostrano che la segreteria Schlein ha perso parte del consenso nelle regioni centrali del PD, soprattutto nei territori che gravitano sul “centro sinistra moderato”. Politici locali segnalano che le liste legate alla sua leadership stanno registrando defezioni o tensioni, con amministratori che si dicono più identificati con il PD delle riforme che con una linea radicale. In questo contesto gli anti-Schlein vedono una finestra d’occasione per dare corpo alla sfida.


La partita si giocherà nei prossimi mesi, soprattutto in vista delle prossime regionali e nazionali: il candidato alternativo dovrà mostrare che non è una mera testimonianza, bensì un reale soggetto politico credibile, capace di competere e governare. Le primarie, se ben costruite, potranno trasformarsi in punto di rigenerazione del PD: ma se la manovra dovesse fallire, rischierebbe di lasciare spaccature profonde e indebolire la coalizione progressista nei momenti decisivi della campagna elettorale.

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