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Ancora un blocco della Corte dei Conti al progetto del ponte sullo Stretto: quali conseguenze per l’iter dell’opera

Il progetto per la realizzazione del collegamento stabile tra la Sicilia e la Calabria — l’opera comunemente nota come Ponte sullo Stretto di Messina — subisce un nuovo rilevante arresto dopo la decisione della Corte dei Conti che ha negato il visto di legittimità al terzo atto aggiuntivo alla convenzione tra il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e la società concessionaria. La decisione, adottata dalla Sezione centrale di controllo di legittimità, segna un ulteriore rallentamento del dossier e pone seri interrogativi sul prosieguo dei lavori, i tempi e la sostenibilità economico-finanziaria dell’opera.


Nei dettagli, l’atto aggiuntivo in questione, redatto congiuntamente dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, aveva lo scopo di aggiornare gli impegni della convenzione relativa all’opera e definire i nuovi termini di attuazione previsti dalla legge di indirizzo. Tuttavia la magistratura contabile ha rilevato carenze tali da impedire la registrazione e il visto finale: mancano elementi ritenuti fondamentali, a partire dalla verifica dei costi, dalla coerenza del piano finanziario e dalla proporzione tra investimenti previsti e benefici stimati. La rigida interpretazione della Corte aggiunge un ulteriore elemento di complessità all’iter della grande opera, che si trovava già in fase avanzata di progettazione definitiva.


Il no della Corte segue quello precedente, che aveva riguardato la delibera del Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica e lo Sviluppo Sostenibile (CIPESS) con cui era stato approvato il progetto definitivo dell’opera. In quel caso, i magistrati contabili avevano sollevato dubbi specifici riguardo alla stima dei traffici, al pedaggio previsto, alla copertura finanziaria del piano economico e alle implicazioni ambientali e infrastrutturali. Ora, con il nuovo blocco, l’azione governativa si trova nuovamente a dover rivedere documentazione e condizioni, in un contesto che già soffriva per la complessità dell’opera, i suoi costi elevati e la necessità di controlli stringenti sul piano ambientale e sulla sicurezza sismica delle infrastrutture interessate.


Dal punto di vista politico e amministrativo, la decisione della Corte dei Conti assume rilevanza significativa. Il governo aveva indicato il progetto come simbolo di rilancio infrastrutturale del Sud Italia, collegando l’opera a politiche di coesione territoriale e sviluppo economico. Il nuovo stop compromette la tabella di marcia e mette in evidenza le contraddizioni tra ambizione infrastrutturale e rigore procedurale. In particolare per le regioni Sicilia e Calabria il protrarsi dell’iter rischia di alimentare incertezze economiche, ritardi nelle opere complementari e mancate opportunità di maturare i benefici che un’infrastruttura di tale portata prometteva. Le autorità locali sono state costrette a rivalutare i tempi e la concentrazione sulla fase di progettazione esecutiva, mentre il governo nazionale è chiamato a decidere se intervenire con misure straordinarie o modificare il piano di realizzazione per superare gli ostacoli segnalati.


Le motivazioni della Corte offrono spunti tecnici e finanziari di rilievo. Tra i punti critici segnalati vi sono la discrepanza tra le previsioni di traffico veicolare e ferroviario e i dati storici, la copertura insufficiente dei costi annuali di manutenzione con le entrate previste da pedaggio, la mancanza di dettagli su alcuni capitoli di spesa unitari e l’assenza di una piena valutazione dei rischi ambientali, sismici e logistici. La commistione fra infrastruttura viaria e ferroviaria, la lunghezza della campata prevista, la collocazione in una zona ad alto rischio sismico e con condizioni meteorologiche complesse richiedono un progetto che, secondo la Corte, presenti maggiori garanzie e verifiche dettagliate prima della registrazione definitiva. Inoltre, si sottolinea che il ricorso a fondi pubblici e la dipendenza dallo Stato centrale rendono l’operazione vulnerabile da un punto di vista finanziario se non supportata da uno scenario solido.


L’effetto immediato della mancata approvazione comporta la sospensione degli atti formali che avrebbero consentito l’avvio della progettazione esecutiva e l’esproprio dei terreni accessori. La società concessionaria e il Ministero dovranno riformulare l’atto aggiuntivo, fornire integrazioni documentali e probabilmente rivedere i parametri fondamentali dell’opera. Le risorse già stanziate restano vincolate e il progetto non potrà procedere oltre fintanto che non saranno soddisfatte le condizioni richieste per il visto di legittimità. Questo determina un allungamento dei tempi e un incremento del rischio che elementi esterni, come variazioni del contesto economico o nuovi vincoli europei, impattino sulla fattibilità complessiva.


In termini di strategia infrastrutturale, l’arresto del Ponte sullo Stretto richiama un tema più ampio della gestione delle opere pubbliche in Italia: la necessità di conciliare visione progettuale, sostenibilità finanziaria, conformità normativa e realismo tecnico. Quando un’opera assume dimensione simbolica e politica, come in questo caso, il bilanciamento tra impulso decisionale e controllo istituzionale diventa ancora più critico. Il nuovo stop conferma che anche i progetti più ambiziosi non possono prescindere da analisi robuste, trasparenza nei numeri e procedure conformi.


Lo status attuale del dossier pone al centro delle decisioni future il governo nazionale, le regioni interessate e i soggetti attuatori. La ridefinizione del cronoprogramma, l’eventuale rilancio mediante nuove modalità finanziarie o partnership pubblico-private, e la capacità di fornire risposte ai rilievi della Corte saranno determinanti per stabilire se il progetto potrà riprendere con concretezza o se rimarrà simbolo di intentioni più che di realizzazione. Il dibattito tecnico-politico proseguirà, con la necessità di osservare da vicino come tali grandi infrastrutture vengano gestite, controllate e portate avanti nel rispetto delle regole e dei vincoli istituzionali che regolano il sistema dei lavori pubblici.

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