Amnesty accusa Hamas di crimini contro l’umanità per gli attacchi del 7 ottobre: nuove pressioni internazionali e dossier al centro del dibattito globale
- piscitellidaniel
- 11 dic 2025
- Tempo di lettura: 3 min
Amnesty International ha pubblicato un nuovo e articolato dossier in cui accusa Hamas di aver compiuto crimini contro l’umanità durante gli attacchi del 7 ottobre, definendo le violenze perpetrate in quella giornata come parte di un’azione sistematica e intenzionale contro civili. Il documento, frutto di indagini condotte attraverso testimonianze dirette, analisi di video, immagini satellitari e riscontri forensi, mette in evidenza episodi di omicidi mirati, rapimenti, violenze sessuali e trattamenti degradanti, attribuiti ai miliziani nel corso delle incursioni nei kibbutz e nelle comunità israeliane vicino al confine con Gaza. Le conclusioni dell’organizzazione aprono un nuovo capitolo nel dibattito internazionale sulla responsabilità dei gruppi armati e sulla qualificazione giuridica delle atrocità commesse.
Il rapporto sottolinea che gli attacchi non possono essere considerati come episodi isolati o frutto di azioni non coordinate, ma come parte di un piano intenzionale volto a colpire la popolazione civile. La qualificazione di crimini contro l’umanità implica l’esistenza di un attacco generalizzato o sistematico, requisito che Amnesty ritiene soddisfatto alla luce del numero delle vittime, della brutalità delle operazioni e della reiterazione di comportamenti violenti nei vari siti colpiti. L’organizzazione afferma inoltre che le prove raccolte dimostrano una volontà deliberata di prendere di mira civili non combattenti, elemento centrale nella definizione dei reati previsti dal diritto internazionale.
Uno dei passaggi più delicati del dossier riguarda le accuse di violenze sessuali, descritte come parte della strategia complessiva degli attacchi. Amnesty spiega di aver potuto verificare, con modalità incrociate, alcuni casi che mostrerebbero modalità di esecuzione compatibili con atti pianificati e non episodici. Il tema è particolarmente sensibile poiché, nelle settimane successive al 7 ottobre, la comunità internazionale aveva richiesto indagini più approfondite per chiarire la natura e l’estensione di tali violenze. L’inclusione nel rapporto di un’accusa così grave aggiunge ulteriore pressione sulle autorità giudiziarie internazionali e sui meccanismi di accountability che potrebbero essere attivati.
Il documento affronta anche la questione degli ostaggi, elemento centrale dell’intera crisi. Amnesty sostiene che il rapimento di civili, compresi anziani, donne e bambini, costituisca di per sé un crimine contro l’umanità quando inserito in un contesto sistematico di violenze. Le testimonianze raccolte descrivono trasferimenti forzati, condizioni di detenzione non umane e privazione deliberata di cure e contatti familiari. La sorte degli ostaggi rimane un nodo politico e diplomatico di primo piano, con negoziati complessi che coinvolgono mediatori internazionali e che continuano a influenzare la dinamica del conflitto nella regione.
Le accuse mosse da Amnesty si inseriscono in un quadro geopolitico estremamente teso. Le operazioni militari israeliane a Gaza, avviate in risposta agli attacchi, hanno provocato a loro volta migliaia di vittime e una crisi umanitaria senza precedenti. L’organizzazione ribadisce nel dossier che il rispetto delle norme internazionali umanitarie è vincolante per tutte le parti coinvolte, ricordando che anche i comportamenti dell’esercito israeliano sono sotto esame da parte di organismi internazionali. Tuttavia, il documento pubblicato ora concentra l’attenzione esclusivamente sui fatti del 7 ottobre, con l’obiettivo di chiarire la qualificazione giuridica delle azioni compiute da Hamas.
La reazione del movimento palestinese è stata immediata e ha contestato le conclusioni del rapporto, definendolo di parte e accusando Amnesty di non aver considerato il contesto politico e militare della regione. L’organizzazione, dal canto suo, ribadisce l’indipendenza delle proprie analisi e l’obbligo di richiamare il diritto internazionale umanitario come fondamento nell’interpretazione dei fatti. Il confronto tra le parti conferma la difficoltà di costruire una narrativa condivisa in un conflitto dove dimensione politica, emotiva e giuridica si intrecciano in modo estremamente complesso.
A livello internazionale, il dossier potrebbe avere ripercussioni sulle iniziative diplomatiche in corso. Diversi paesi hanno già richiesto che le accuse vengano valutate da corti internazionali competenti, mentre alcune organizzazioni multilaterali chiedono l’accesso a ulteriori informazioni per approfondire le indagini. Il tema della responsabilità penale individuale torna così al centro del dibattito, con la possibilità che il rapporto contribuisca ad accelerare l’attivazione di meccanismi giudiziari sovranazionali.
La pubblicazione del documento segna dunque un passaggio rilevante nella ricostruzione degli eventi del 7 ottobre e aggiunge nuovi elementi di complessità a un contesto geopolitico già estremamente fragile. La richiesta di giustizia e di accertamento delle responsabilità rimane una delle questioni più delicate per il futuro della regione, mentre la comunità internazionale osserva con attenzione gli sviluppi diplomatici, politici e giudiziari che potrebbero derivare dalle accuse formulate da Amnesty.

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