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Al via il bonus psicologo 2025: domande aperte fino al 14 novembre

È partita ufficialmente la nuova edizione del bonus psicologo, una misura attesa da molte famiglie e individui che negli ultimi anni hanno visto crescere l’esigenza di supporto psicologico a causa di fattori sociali, economici e personali. Da oggi e fino al 14 novembre sarà possibile presentare domanda per accedere al contributo, destinato a coprire parte delle spese sostenute per sedute di psicoterapia presso professionisti regolarmente iscritti all’albo.


Il bonus, introdotto in via sperimentale dopo la pandemia, ha dimostrato fin da subito di rispondere a un bisogno reale e diffuso. Le domande presentate nelle precedenti edizioni hanno superato di gran lunga le risorse disponibili, evidenziando un fenomeno spesso trascurato: il disagio psicologico non è circoscritto a situazioni particolari, ma riguarda trasversalmente diverse fasce della popolazione, dai giovani agli anziani, dai lavoratori precari ai genitori sotto pressione.


La misura del 2025 conferma la struttura già collaudata: il contributo sarà modulato in base all’ISEE del richiedente, con importi che variano per garantire un sostegno più consistente alle famiglie a basso reddito. In particolare, le persone con ISEE più basso potranno beneficiare di un contributo maggiore, così da coprire un numero più alto di sedute. Le fasce intermedie riceveranno un aiuto proporzionato, mentre chi ha un reddito più alto avrà accesso a un importo ridotto ma comunque significativo.


L’obiettivo dichiarato è quello di rimuovere le barriere economiche che ancora oggi impediscono a molti di accedere a percorsi di cura psicologica. Una seduta privata può avere costi rilevanti e non sempre le strutture pubbliche riescono a garantire tempi di attesa compatibili con l’urgenza dei bisogni. Il bonus psicologo si pone dunque come strumento di equità, permettendo anche a chi ha minori risorse di affrontare con continuità un percorso terapeutico.


Il procedimento per fare domanda rimane semplificato: l’accesso avviene tramite il portale INPS, utilizzando SPID, Carta d’identità elettronica o Carta nazionale dei servizi. Una volta inviata la richiesta, l’Istituto verifica i requisiti e stila graduatorie basate sull’ISEE e sull’ordine cronologico di presentazione. Ai beneficiari viene poi assegnato un codice univoco, da utilizzare per il pagamento delle sedute presso i professionisti aderenti all’iniziativa.


Il ruolo degli psicologi e psicoterapeuti è centrale in questo meccanismo. Solo i professionisti iscritti agli albi regionali e accreditati attraverso il sistema INPS possono erogare prestazioni coperte dal bonus. Ciò garantisce la qualità del servizio e tutela i pazienti, evitando il rischio di abusi o di prestazioni non qualificate.


Le associazioni di categoria hanno accolto con favore la proroga della misura, ma hanno anche sottolineato la necessità di renderla strutturale. Il disagio psicologico non è un’emergenza passeggera: i dati sul consumo di psicofarmaci, sull’aumento delle diagnosi di ansia e depressione e sulle difficoltà di accesso ai servizi pubblici parlano chiaro. Rendere permanente il bonus significherebbe riconoscere la salute mentale come parte integrante del diritto alla salute, al pari di quella fisica.


Un altro tema riguarda l’adeguatezza delle risorse stanziate. Anche quest’anno si prevede un numero di richieste molto superiore ai fondi disponibili, con il rischio che migliaia di persone restino escluse. Da più parti arriva quindi la sollecitazione ad aumentare i finanziamenti, per evitare che la misura resti solo simbolica e non riesca a soddisfare una domanda reale e pressante.


La salute mentale è ormai considerata un tema di rilevanza sociale ed economica. Un lavoratore che affronta problemi psicologici non curati può avere un calo di produttività, più assenze, maggiore rischio di infortuni. Un giovane che non riceve sostegno nei momenti di difficoltà rischia di abbandonare gli studi o di compromettere il proprio percorso di crescita. Gli effetti si riflettono sull’intera collettività, rendendo l’investimento in psicologia non solo un atto di giustizia sociale, ma anche una scelta razionale di politica pubblica.


Con l’apertura delle domande per il 2025, si rinnova dunque l’attenzione verso uno strumento che negli anni ha dimostrato di essere indispensabile. La speranza è che non si tratti di una misura episodica, ma di un primo passo verso una strategia più ampia, in cui il benessere psicologico sia messo al centro delle politiche di welfare e sanità pubblica.

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