Affitti e sfratti più rapidi per gli inquilini morosi: la proposta di Fratelli d’Italia apre il dibattito sul nuovo equilibrio tra tutela dei locatori e garanzie sociali
- piscitellidaniel
- 3 nov 2025
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Fratelli d’Italia ha presentato in Parlamento una proposta di legge che punta a rendere più rapide le procedure di sfratto per morosità, accorciando i tempi di rilascio degli immobili e introducendo strumenti più incisivi per la tutela dei proprietari. Il progetto normativo nasce dalla crescente tensione sul mercato degli affitti, aggravata dal rialzo dei canoni e dal numero crescente di contratti non onorati, e si inserisce nel più ampio dibattito politico sull’emergenza abitativa e sulle garanzie sociali da riconoscere agli inquilini in difficoltà economica.
La proposta, sostenuta dal gruppo parlamentare di Fratelli d’Italia e già definita da alcuni come un “blitz politico” nel settore immobiliare, mira a ridurre drasticamente i tempi di intervento giudiziario in caso di morosità. L’obiettivo dichiarato è quello di restituire ai proprietari un maggiore equilibrio nei rapporti contrattuali, in un contesto in cui le lungaggini procedurali e le difficoltà di recupero dell’immobile sono considerate uno dei principali deterrenti per chi decide di affittare. L’iniziativa prevede una semplificazione del procedimento di convalida dello sfratto e l’ampliamento dell’uso di procedure telematiche, con l’intento di ridurre i tempi medi oggi stimati in diversi mesi, se non anni, a seconda del tribunale competente.
Il disegno di legge introduce inoltre l’obbligo per il giudice di decidere sulla richiesta di rilascio entro termini più stringenti e l’automatismo dell’esecuzione in caso di mancata opposizione. Si punta anche a una maggiore efficienza nella fase esecutiva, prevedendo che l’ufficiale giudiziario possa procedere in tempi ridotti, senza attendere lunghi periodi di preavviso, come spesso avviene oggi. Secondo i promotori, questo intervento è necessario per restituire fiducia al mercato delle locazioni e incentivare la messa a disposizione di alloggi privati, che in molti casi restano sfitti proprio per timore di difficoltà nel recupero.
Parallelamente, la proposta di Fratelli d’Italia riapre il confronto tra diritto di proprietà e tutela sociale. Le associazioni degli inquilini, insieme a una parte della minoranza parlamentare, hanno espresso preoccupazione per l’impatto che la norma potrebbe avere sulle famiglie più vulnerabili, soprattutto in un momento di crisi economica e di inflazione dei prezzi. Il rischio segnalato è quello di un aumento delle esecuzioni senza che siano previste misure di accompagnamento, come politiche abitative alternative o contributi di sostegno per gli inquilini morosi incolpevoli. Le organizzazioni sindacali degli affittuari chiedono che ogni riforma del settore venga accompagnata da un rafforzamento del fondo nazionale per la morosità e da incentivi ai comuni per ampliare l’offerta di alloggi sociali.
La tensione tra efficienza giuridica e tutela sociale è il cuore della discussione. Fratelli d’Italia sostiene che la proposta non mira a colpire chi si trova in difficoltà economiche, ma a distinguere nettamente tra morosità incolpevole e comportamenti opportunistici. Il testo, infatti, prevede che i casi di comprovata difficoltà economica possano beneficiare di un iter agevolato per l’accesso agli strumenti di mediazione o ai fondi di emergenza. Tuttavia, l’elemento innovativo resta la possibilità di eseguire rapidamente lo sfratto nei casi in cui l’inquilino non adempia agli obblighi contrattuali e non dimostri una reale impossibilità a farlo.
Il mercato immobiliare guarda con attenzione all’iniziativa. Secondo le stime di Confedilizia, ogni anno in Italia vengono avviate oltre 50.000 procedure di sfratto per morosità, ma solo una parte di esse si conclude effettivamente entro dodici mesi. I proprietari lamentano che i tempi medi per rientrare in possesso dell’immobile possono superare i due anni, con danni economici rilevanti e disincentivi a investire nel settore delle locazioni residenziali. Le nuove misure, se approvate, potrebbero ridurre questi tempi anche del 40%, ma restano i nodi legati alla capacità dei tribunali di gestire in modo uniforme le nuove procedure e alla disponibilità di risorse per potenziare gli uffici giudiziari.
Dal punto di vista giuridico, la proposta si muove lungo una linea sottile che tocca principi costituzionali e diritti fondamentali. Il diritto alla casa, riconosciuto come esigenza primaria, si intreccia con il diritto di proprietà e con la libertà contrattuale. I giuristi più cauti sottolineano che una riforma di questo tipo richiede un equilibrio preciso per evitare che l’efficienza processuale si traduca in compressione delle garanzie per gli inquilini. Alcuni magistrati evidenziano inoltre che la vera causa delle lungaggini non risiede solo nella procedura, ma nella carenza di personale amministrativo e nelle difficoltà di esecuzione forzata, fattori che difficilmente potranno essere superati senza un piano strutturale di riforma della giustizia civile.
La questione tocca anche un tema economico più ampio: il crescente squilibrio tra domanda e offerta nel mercato degli affitti. Nelle grandi città, dove i canoni hanno registrato aumenti superiori al 10% in un solo anno, molti proprietari scelgono formule di locazione breve o turistica, riducendo l’offerta per residenti e studenti. La proposta di Fratelli d’Italia si inserisce anche in questa dinamica, mirando a incentivare la locazione stabile attraverso un sistema di garanzie legali più solide. Tuttavia, la misura rischia di produrre effetti divergenti se non accompagnata da politiche fiscali e abitative di sostegno.
La discussione parlamentare promette di essere intensa. Mentre la maggioranza difende il testo come passo necessario per riportare equilibrio e responsabilità nei rapporti tra locatore e conduttore, le opposizioni chiedono di affiancare alla riforma una strategia nazionale per il diritto all’abitare. Il tema dello sfratto, da sempre al centro del dibattito politico, torna così ad assumere una valenza sociale e simbolica: da un lato la tutela della proprietà privata e della certezza contrattuale, dall’altro la protezione dei soggetti più fragili, in un Paese dove la crisi abitativa continua a rappresentare una delle principali emergenze sociali.

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