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Aereo militare turco caduto tra Azerbaigian e Georgia: venti vittime e nuove tensioni nel corridoio caucasico

Un aereo militare turco è precipitato l’11 novembre 2025 in territorio georgiano, nei pressi del confine con l’Azerbaigian, causando la morte delle venti persone a bordo. Il velivolo, un cargo Lockheed C-130 della Turkish Air Force, era partito dall’aeroporto di Ganja, in Azerbaigian, e stava rientrando in Turchia quando, dopo pochi minuti dal decollo, ha perso il contatto radio e radar con le torri di controllo. La caduta è avvenuta in un’area montuosa della regione di Kakheti, a est della Georgia, e i rottami sono stati ritrovati in una zona impervia, dove sono immediatamente intervenute le squadre di soccorso turche e georgiane.


Le prime immagini diffuse mostrano l’aereo avvolto da una scia di fumo bianco prima di precipitare al suolo, seguite da un’esplosione visibile a distanza. Non risulta che il pilota abbia lanciato alcun segnale di emergenza. Fonti ufficiali di Ankara hanno confermato che a bordo si trovavano venti militari impegnati in un’operazione logistica congiunta nell’ambito della cooperazione strategica con Baku. Tutti sono stati dichiarati deceduti e definiti “martiri” dalle autorità turche.


L’incidente rappresenta uno dei più gravi disastri aerei militari degli ultimi anni per la Turchia e pone interrogativi sulle condizioni di sicurezza della sua flotta di trasporto. Il C-130 coinvolto, costruito negli anni Sessanta e revisionato più volte nel corso della sua lunga attività operativa, era stato impiegato in numerose missioni di supporto tra Europa, Medio Oriente e Asia centrale. La manutenzione del mezzo era stata completata pochi mesi fa, ma l’età avanzata dell’aereo costituisce un elemento chiave nelle indagini.


Secondo le prime ricostruzioni, il velivolo avrebbe perso quota rapidamente dopo un guasto improvviso ai motori, ma non si esclude la possibilità di un’esplosione interna o di un cedimento strutturale. Le autorità turche hanno inviato una commissione tecnico-militare per collaborare con gli investigatori georgiani, ai quali spetta la competenza territoriale sull’incidente. I registratori di volo, in parte danneggiati, sono stati recuperati e inviati ad Ankara per le analisi. La difficoltà dell’area montuosa e le condizioni meteorologiche avverse hanno rallentato le operazioni di recupero.


L’episodio ha avuto un’immediata risonanza politica. Il presidente Recep Tayyip Erdoğan ha espresso cordoglio per le vittime e promesso “una completa chiarificazione delle cause”. Il ministro della Difesa turco ha sottolineato che l’aereo era impegnato in una missione di supporto alla cooperazione militare con l’Azerbaigian, paese alleato con cui Ankara mantiene una partnership strategica basata su esercitazioni congiunte, scambi di personale e programmi di difesa comuni. La tragedia, avvenuta lungo il corridoio caucasico, si inserisce in un contesto geopolitico complesso, segnato dalle tensioni con l’Armenia e dalle rivalità regionali che coinvolgono Russia e Iran.


La Georgia, che ha autorizzato il sorvolo del suo spazio aereo, ha espresso solidarietà alla Turchia e annunciato l’apertura di un’inchiesta in collaborazione con l’aviazione civile e le autorità militari. Il primo ministro georgiano ha dichiarato che “non risultano elementi di interferenza esterna”, ma ha aggiunto che “ogni ipotesi rimane aperta fino al completamento delle indagini tecniche”. La cooperazione trilaterale tra Turchia, Azerbaigian e Georgia è un pilastro strategico per la sicurezza energetica e infrastrutturale della regione, in particolare per la gestione dei gasdotti e degli oleodotti che attraversano il Caucaso.


Il C-130 Hercules è un aereo da trasporto militare a quattro motori turboelica noto per la sua versatilità, ma anche per la complessità della manutenzione. L’esemplare caduto operava da anni nelle missioni di rifornimento e trasporto di materiale logistico e aveva già partecipato a esercitazioni congiunte nel Mar Nero e nel Mediterraneo. Secondo fonti militari, l’aeromobile aveva completato oltre 20 000 ore di volo. La Turchia dispone di una flotta di circa 20 C-130, alcuni dei quali aggiornati con sistemi digitali più moderni, ma una parte consistente rimane composta da modelli più datati, soggetti a maggiore usura.


Le autorità di Ankara intendono verificare se l’incidente sia imputabile a una carenza di manutenzione o a un problema tecnico non rilevato nei controlli precedenti. L’attenzione si concentra anche sulle condizioni atmosferiche al momento del disastro: venti forti, turbolenze e un fronte temporalesco avrebbero potuto aggravare la situazione e compromettere la stabilità del velivolo in fase di volo medio. Alcuni testimoni locali hanno riferito di aver udito un boato seguito da una fiammata, il che suggerisce una combustione in volo del carburante.


L’impatto ha aperto una riflessione sulla sicurezza delle rotte militari che attraversano l’area caucasica, regione attraversata da intensi traffici aerei tra basi strategiche, esercitazioni congiunte e movimenti di mezzi logistici. La posizione geografica tra Mar Nero e Mar Caspio, infatti, costituisce un punto nevralgico per il controllo dei corridoi energetici e militari. Per la Turchia, la perdita di un velivolo in territorio straniero rappresenta anche un problema di immagine e di affidabilità tecnica nei confronti dei partner della NATO.


Il governo turco ha disposto lutto nazionale e cerimonie militari per le vittime, mentre il ministero della Difesa ha comunicato che i corpi saranno rimpatriati una volta conclusi i rilievi. La Georgia ha garantito il massimo supporto alle operazioni di recupero, sottolineando la cooperazione storica tra i due Paesi. Le indagini proseguiranno nei prossimi mesi per stabilire le cause effettive del disastro e valutare eventuali responsabilità tecniche o operative.


Il tragico evento si colloca in un momento delicato per la sicurezza regionale, con la Turchia impegnata su più fronti — dal Mediterraneo orientale al Caucaso — e con un’intensa attività militare lungo le rotte che collegano Asia e Medio Oriente. L’incidente del C-130 evidenzia i rischi legati all’età della flotta e alla complessità delle missioni condotte in spazi aerei condivisi, dove la cooperazione internazionale diventa essenziale per prevenire nuove tragedie e garantire la stabilità dell’area caucasica.

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