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Acconti Irpef, via libera definitivo della Camera: il decreto è legge, ecco cosa cambia per partite IVA, autonomi e contribuenti minori

Con 179 voti favorevoli, 112 contrari e un astenuto, la Camera dei Deputati ha approvato in via definitiva il decreto contenente la riforma del versamento degli acconti fiscali, trasformandolo in legge dello Stato. Il provvedimento, che modifica radicalmente le scadenze per i versamenti Irpef di lavoratori autonomi e soggetti con partita IVA, è stato fortemente voluto dal Ministero dell’Economia come misura strutturale di semplificazione e di allineamento dei flussi di cassa tra contribuenti e Stato. Le novità principali riguardano la rimodulazione dei termini per il pagamento degli acconti fiscali, l’introduzione di nuove regole per la rateizzazione e la revisione del calendario fiscale a partire dal 2024 per specifiche categorie di contribuenti.


La misura più significativa contenuta nel decreto è lo spostamento della prima rata degli acconti Irpef dal 30 giugno al 30 novembre per una ampia platea di lavoratori autonomi e titolari di partita IVA. Il nuovo meccanismo si applicherà ai soggetti che nel periodo d’imposta precedente hanno conseguito ricavi o compensi non superiori a 170.000 euro. Per questi contribuenti, l’acconto Irpef dovuto in base al sistema ordinario (ossia il 100% dell’imposta dovuta l’anno precedente) potrà essere versato interamente entro la scadenza del 30 novembre anziché essere suddiviso in due rate – la prima al 30 giugno (40%) e la seconda al 30 novembre (60%) – come previsto dal regime tradizionale.


Lo slittamento della prima scadenza è stato motivato con l’intento di evitare carichi fiscali eccessivi nei mesi estivi, spesso coincidenti con periodi di minor liquidità per le partite IVA, specialmente per quelle impegnate in attività stagionali. Il nuovo calendario consente così un miglior coordinamento tra la disponibilità finanziaria dei contribuenti e gli adempimenti fiscali, oltre ad alleggerire il carico amministrativo legato alle scadenze ravvicinate. Resta invece invariata la disciplina ordinaria per le società di capitali e per i soggetti con ricavi superiori alla soglia dei 170.000 euro, che continueranno a versare gli acconti secondo il calendario tradizionale.


Una delle innovazioni più attese è l’introduzione della possibilità di rateizzare l’acconto di novembre in cinque rate mensili di pari importo, da novembre a marzo dell’anno successivo. La rateizzazione sarà opzionale e accessibile per i titolari di partita IVA con compensi fino a 170.000 euro. L’opzione andrà esercitata contestualmente alla presentazione del modello F24 con il pagamento della prima rata. Gli importi rateizzati saranno soggetti a interessi legali a partire dalla seconda rata, ma il tasso applicato sarà quello previsto dal codice civile e non comporterà sanzioni.


L’introduzione di questa novità mira ad attenuare l’impatto finanziario dell’acconto in un’unica soluzione, pur salvaguardando il principio del versamento integrale entro i termini stabiliti. In particolare, la possibilità di spalmarlo fino a marzo risponde alla richiesta avanzata da molte associazioni di categoria di diluire l’effetto sul cash flow delle imprese e dei professionisti, in un periodo dell’anno in cui si concentrano anche altri obblighi contributivi e previdenziali.


Un’altra modifica rilevante è l’armonizzazione delle scadenze anche per l’imposta sostitutiva dei minimi e dei forfettari, che potranno beneficiare dello stesso meccanismo di posticipo e rateizzazione. Viene quindi estesa la logica del decreto anche ai regimi agevolati, che rappresentano ormai una quota significativa del tessuto produttivo nazionale. Secondo le stime del MEF, circa il 60% delle partite IVA individuali si colloca in uno di questi due regimi fiscali, rendendo la misura particolarmente impattante per la platea dei piccoli contribuenti.


Dal punto di vista tecnico, il decreto-legge interviene sull’articolo 17 del decreto legislativo 241/1997 e sulle disposizioni relative alla determinazione degli acconti in base al metodo storico e previsionale. In particolare, viene confermato che resta ferma la possibilità per il contribuente di calcolare gli acconti sulla base delle imposte effettivamente dovute nell’anno in corso, anche se la rateizzazione sarà possibile solo per chi sceglie di determinare gli acconti col metodo storico. In caso di utilizzo del metodo previsionale, il versamento dovrà avvenire entro il 30 novembre in un’unica soluzione, a meno che il contribuente non dimostri di aver determinato correttamente l’importo dovuto.


Il testo definitivo del provvedimento contiene inoltre una clausola di monitoraggio degli effetti della nuova disciplina. Entro 24 mesi dall’entrata in vigore, il MEF sarà chiamato a presentare una relazione al Parlamento sull’impatto della riforma in termini di gettito, semplificazione e rispetto degli obiettivi di equità fiscale. Il decreto è stato accolto positivamente da diverse associazioni di categoria, tra cui CNA, Confartigianato e Confprofessioni, che hanno sottolineato come il posticipo dell’acconto di giugno rappresenti un importante segnale di attenzione verso le esigenze di flessibilità e sostenibilità fiscale delle microimprese e dei professionisti.


Sul piano politico, l’approvazione del decreto ha visto il sostegno della maggioranza, che lo ha definito un intervento “strutturale e non una tantum” per modernizzare il sistema fiscale. Le opposizioni hanno invece espresso perplessità su alcuni aspetti tecnici e sulla mancanza di un coordinamento con altre riforme tributarie in corso, come quella sull’Irpef a scaglioni e sulla riduzione del cuneo fiscale. Critiche sono arrivate anche dal fronte dei commercialisti, secondo i quali sarà necessario un periodo di assestamento per consentire agli studi professionali di adattare software e procedure ai nuovi calendari.


Il decreto diventa così uno dei primi tasselli concreti della più ampia riforma fiscale prevista dalla delega approvata nel 2023, che punta alla razionalizzazione delle imposte dirette, alla semplificazione degli adempimenti e alla maggiore certezza nei rapporti tra fisco e contribuente. Il tema della rimodulazione degli acconti era uno dei punti da tempo indicati come prioritari nel confronto tra governo e rappresentanze professionali. Con l’entrata in vigore della nuova legge, si apre una fase di monitoraggio applicativo che determinerà l’efficacia della misura e la sua possibile estensione a ulteriori ambiti tributari.

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