Il missile Burevestnik, l’arma nucleare a propulsione infinita che ridefinisce la sfida tra Russia e Stati Uniti
- piscitellidaniel
- 27 ott
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La Russia ha confermato di aver portato a compimento i test del missile da crociera a propulsione nucleare Burevestnik, una delle armi più avanzate del proprio arsenale strategico. Si tratta di un progetto sviluppato in totale segretezza e presentato come il simbolo della nuova dottrina militare russa, incentrata sull’idea di una deterrenza illimitata e capace di superare qualsiasi difesa occidentale. L’annuncio del Cremlino ha riacceso il confronto geopolitico con gli Stati Uniti, segnando un punto di svolta nella corsa agli armamenti di nuova generazione. Il missile, noto anche con la sigla 9M730, è progettato per combinare un motore a razzo tradizionale nella fase di lancio con un sistema di propulsione nucleare in grado di fornire energia per un tempo virtualmente illimitato, consentendogli di percorrere distanze intercontinentali e di modificare la propria rotta durante il volo per eludere i sistemi di difesa.
Il principio di funzionamento del Burevestnik si basa sull’uso di un piccolo reattore nucleare miniaturizzato che alimenta il flusso d’aria del motore, trasformando l’energia termica in spinta propulsiva. A differenza dei missili convenzionali, che dipendono dal carburante liquido o solido, il Burevestnik non ha limiti di autonomia e può restare in volo per giorni, cambiando traiettoria e quota per confondere i radar. È in grado di viaggiare a bassa quota, seguendo il profilo del terreno, con un’andatura che gli consente di evitare la rilevazione e di colpire obiettivi strategici in qualsiasi punto del pianeta. Secondo i dati resi noti dai vertici russi, il sistema potrebbe trasportare una testata nucleare di potenza variabile, rendendolo una piattaforma di attacco estremamente flessibile.
Il Burevestnik è frutto di anni di ricerca condotta da istituti militari russi specializzati in propulsione nucleare, ed è stato concepito come risposta diretta ai programmi di difesa antimissile statunitensi. La sua esistenza era stata anticipata da Vladimir Putin nel 2018, quando aveva annunciato che la Russia stava sviluppando un’arma capace di rendere inutili i sistemi di intercettazione degli Stati Uniti e della NATO. L’obiettivo è quello di garantire la capacità di secondo colpo in caso di conflitto nucleare, assicurando che nessuna rete difensiva possa impedire la rappresaglia. Gli esperti militari occidentali hanno osservato con preoccupazione la dichiarazione russa, poiché l’introduzione di una tecnologia di questo tipo modifica radicalmente l’equilibrio della deterrenza, spostando l’attenzione dalla quantità degli armamenti alla loro imprevedibilità.
Sul piano tecnico, il missile adotta un sistema ibrido di propulsione. Nella prima fase, un motore a razzo convenzionale lo solleva e lo accelera fino a una quota operativa, dove si attiva il reattore nucleare interno. Da quel momento il Burevestnik diventa autonomo e può viaggiare a velocità di crociera per migliaia di chilometri, con un consumo di energia trascurabile. Il motore nucleare utilizza un reattore a neutroni veloci che riscalda l’aria compressa, generando una spinta continua senza combustione di carburante. Questo sistema, che sfrutta direttamente il calore prodotto dalle reazioni nucleari, consente una durata di volo in teoria illimitata. Tuttavia, tale tecnologia comporta enormi rischi, poiché anche un malfunzionamento o un incidente durante il test potrebbe causare contaminazioni radioattive diffuse.
I test del Burevestnik, condotti in diverse fasi nel nord della Russia, hanno sollevato preoccupazioni ambientali per la possibile dispersione di materiale radioattivo. Le prime prove, risalenti a diversi anni fa, avrebbero registrato incidenti che costarono la vita a più tecnici coinvolti nel progetto. Nonostante ciò, Mosca ha continuato a sviluppare il sistema, dichiarando ora di aver raggiunto risultati pienamente soddisfacenti. L’annuncio è stato accompagnato da immagini diffuse dai media statali, che mostrano la fase di lancio da una piattaforma terrestre e l’accensione del motore ausiliario, senza però fornire dati tecnici verificabili. Gli osservatori occidentali ritengono che il missile sia ancora in una fase sperimentale, ma la Russia sostiene che la produzione di serie potrebbe essere avviata entro pochi anni, rendendo operativo un nuovo tipo di deterrente strategico.
Dal punto di vista militare, l’introduzione di un’arma come il Burevestnik ha implicazioni notevoli. La possibilità di mantenere un missile in volo per un tempo indefinito, pronto a colpire su comando, offre un vantaggio tattico e psicologico. In teoria, il Burevestnik potrebbe volare intorno al globo seguendo rotte non prevedibili e rimanere in attesa di un ordine di attacco, superando così la logica dei missili balistici tradizionali, che seguono traiettorie fisse e facilmente tracciabili. L’uso di un sistema nucleare per la propulsione permette inoltre di eliminare il vincolo logistico legato al rifornimento, rendendo il missile indipendente da basi intermedie o satelliti di rifornimento. Questa caratteristica lo rende particolarmente difficile da contrastare e alimenta la percezione che la Russia stia puntando su una dottrina di superiorità tecnologica per compensare lo squilibrio economico rispetto agli Stati Uniti.
Le analisi dei centri di ricerca strategica occidentali convergono nel ritenere che il Burevestnik rappresenti più di una semplice innovazione tecnologica: è un messaggio politico. Dimostra la capacità del complesso militare russo di continuare a sviluppare sistemi avanzati nonostante le sanzioni e le difficoltà economiche, e di mantenere il controllo su un campo di ricerca — quello della propulsione nucleare — che nessun altro Paese ha perseguito fino a questo livello. Alcuni esperti ritengono che il missile sia destinato più a rafforzare la narrativa della potenza russa che a un impiego operativo su larga scala, ma il solo fatto che la tecnologia sia funzionante apre un nuovo capitolo nella competizione strategica globale.
L’annuncio del completamento dei test del Burevestnik arriva in un momento di forti tensioni internazionali, in cui i rapporti tra Russia e Stati Uniti restano congelati. La prospettiva di un’arma capace di eludere qualsiasi difesa antimissile alimenta il dibattito sulla necessità di nuovi accordi di controllo degli armamenti, mentre le grandi potenze tornano a muoversi in un contesto che ricorda la logica della deterrenza reciproca del periodo della Guerra Fredda.

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