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Italia tra crescita debole e manovra espansiva

L’Italia si trova nel cuore di una delicata fase di equilibrio tra la necessità di sostenere la crescita e l’impegno a mantenere sotto controllo i conti pubblici. Il Documento programmatico di bilancio presentato dal Ministero dell’Economia prevede un indebitamento netto intorno al 3% del PIL per il 2025, con un graduale rientro verso il 2,5% nel 2026. Tuttavia, dietro le cifre si nasconde una realtà complessa: un’economia che rallenta, una domanda interna che fatica a riprendersi e un tessuto produttivo ancora in cerca di stabilità.

L’aumento dei tassi d’interesse deciso dalla BCE negli ultimi anni ha contribuito a frenare gli investimenti privati, mentre le famiglie hanno ridotto i consumi per effetto dell’erosione del potere d’acquisto. Il governo ha risposto con una manovra di taglio fiscale e incentivi mirati alle imprese manifatturiere, ma le risorse sono limitate e i vincoli europei non consentono deviazioni significative. Il nodo centrale resta il costo del debito pubblico, che nel 2025 si aggira intorno ai 2.950 miliardi di euro, pari al 137% del PIL.

Il ritorno alla disciplina di bilancio europea, dopo la sospensione del Patto di stabilità, comporta per Roma la necessità di presentare piani credibili di riduzione del disavanzo. Tuttavia, le tensioni sociali e le sfide geopolitiche rendono difficile un aggiustamento rapido. La priorità dichiarata dal governo è sostenere il reddito medio-basso, agevolare le imprese esportatrici e consolidare il sistema bancario. Le banche italiane, pur mostrando indici patrimoniali solidi, temono un nuovo incremento dei crediti deteriorati nei settori edilizio e dei servizi.

A pesare sulle prospettive economiche del 2026 è anche la dinamica salariale. Gli aumenti contrattuali nel settore pubblico e privato spingono in alto i costi per le imprese, ma al tempo stesso stimolano una moderata ripresa dei consumi. Il rischio, secondo gli analisti, è che la spesa corrente aumenti più del previsto, vanificando gli effetti di contenimento del deficit. L’Italia, pur avendo migliorato la credibilità sui mercati, dovrà continuare a gestire il difficile equilibrio tra espansione e sostenibilità.

L’attenzione ora si concentra sulla Legge di Bilancio e sui negoziati con Bruxelles per il nuovo ciclo di programmazione 2026-2030. Gli investimenti del PNRR restano un pilastro fondamentale, ma i ritardi accumulati nella realizzazione dei progetti rischiano di compromettere l’impatto complessivo. Nei prossimi mesi, il vero banco di prova sarà la capacità del sistema Paese di coniugare disciplina fiscale, innovazione industriale e coesione sociale: un trinomio indispensabile per evitare un ritorno alla stagnazione.

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