Yoox sospende i licenziamenti per 211 lavoratori e instaura tavolo di confronto: una tregua nella crisi del fashion tech
- piscitellidaniel
- 2 ott
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Yoox, storica piattaforma italiana dell’e-commerce del lusso, ha annunciato la sospensione “con effetto immediato” della procedura di licenziamento collettivo che coinvolgeva 211 lavoratori. L’azienda riferisce che la decisione è motivata dal desiderio di individuare soluzioni condivise con le organizzazioni sindacali, dopo una mobilitazione e un appello istituzionale. La sospensione arriva in un momento di forte tensione, dopo che i sindacati avevano denunciato la scelta come “inevitabile” ma ingiusta, chiedendo il ritiro del piano e l’apertura di un confronto.
La procedura originaria aveva riguardato oltre il 20 % della forza lavoro italiana del gruppo: 211 esuberi su un organico di circa 1.091 dipendenti, distribuiti prevalentemente nelle sedi di Bologna e Milano. In particolare, il piano prevedeva 160 esuberi nella sede bolognese e circa 50 in quella milanese, oltre al trasferimento di 40 dipendenti da Landriano verso la sede milanese. L’azienda aveva giustificato la scelta con i numeri del bilancio: un calo di ricavi di 191 milioni nell’ultimo esercizio e perdite cumulate superiori a 2 miliardi negli ultimi due anni. Secondo i sindacati, tuttavia, la ristrutturazione deriverebbe più da un nuovo modello strategico imposto dalla proprietà LuxExperience che non da reali necessità operative, e sarebbe stata decisa senza percorsi alternativi di tutela.
In seguito alle proteste, al tavolo istituzionale e all’invito del ministro competente, Yoox ha deciso di interrompere temporaneamente i licenziamenti e di aprire un ciclo di incontri con i sindacati. È già fissato un calendario, con sessioni di confronto aziendale previste nei giorni 9, 16, 22 e 30 ottobre, e 5 e 10 novembre. Il 18 novembre è prevista una nuova convocazione ministeriale per fare il punto sull’andamento delle trattative. Durante questo periodo di sospensione, le parti lavoreranno su possibili ricollocazioni interne, supporti alla formazione, meccanismi di esodo volontario e utilizzo di strumenti che evitino l’impatto diretto dei licenziamenti.
La decisione dell’azienda è accolta con cauta soddisfazione da parte delle sigle sindacali Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs, che riconoscono la sospensione come una prima apertura ma ribadiscono la necessità di soluzioni reali e non cosmetiche. Le organizzazioni chiedono che vengano considerate tutte le opzioni per ridurre gli esuberi: incentivi all’esodo, contratti di solidarietà, assistenza alla ricerca di nuove occupazioni nel gruppo o fuori, programmi di riqualificazione professionale. Resta, secondo loro, imprescindibile che ogni decisione passi attraverso un confronto reale e vincolante.
Il caso Yoox è emblematico per il settore del fashion tech e dell’e-commerce: un colosso che per anni è stato simbolo dell’innovazione digitale italiana si trova oggi a dover fronteggiare tensioni finanziarie, dinamiche di ristrutturazione imposte da una proprietà internazionale e resistenze sindacali. L’azienda, fondata nel 2000 da Federico Marchetti e cresciuta fino a diventare una realtà globale, ha vissuto varie trasformazioni: nel 2015 si è fusa con Net-a-Porter; successivamente è passata sotto il controllo del gruppo Richemont, e da quest’ultimo è stata ceduta al gruppo tedesco Mytheresa (Gruppo LuxExperience). Secondo gli analisti, il piano di tagli avrebbe dovuto essere notificato qualche tempo prima e non in una fase critica, con una dialogo preventivo che secondo i sindacati è mancato.
A livello territoriale il piano ha profonde implicazioni, soprattutto per i lavoratori delle sedi colpite. Bologna, che perde una quota significativa di occupazione, vive l’annuncio come una ferita al cuore dell’innovazione locale; Milano, crocevia del fashion e della tecnologia, registra disagi tra i suoi addetti e timori per la tenuta del capitale umano. Le famiglie coinvolte, molti dei quali da anni legati al gruppo, si trovano a dover affrontare un’incertezza improvvisa, senza certezze su ricollocazioni o strumenti compensativi.
In questa fase, la partita si gioca sul piano del dialogo istituzionale e della responsabilità sociale del gruppo. Il governo, attraverso il ministro competente, ha sottolineato l’importanza di un confronto costruttivo e ha accolto positivamente la sospensione della procedura come passo verso una soluzione condivisa. Le istituzioni locali — regioni, comuni, province — dovranno seguire da vicino l’evoluzione per evitare che il disimpegno aziendale si scarichi interamente sul territorio.
Le settimane di trattativa che iniziano vedranno il confronto su numerose variabili: l’entità reale degli esuberi, la distribuzione per sede, l’applicabilità degli ammortizzatori sociali, le compensazioni economiche, le prospettive di ricollocazione interna o esterna, la trasparenza dei criteri utilizzati e garanzie sul non uso indiscriminato dei licenziamenti come strumento residuale.
Se il tavolo riuscirà a produrre risultati concreti, potrà essere a lungo ricordato come momento di mediazione efficace e di salvataggio occupazionale; se fallirà, il rischio è che le procedure riprendano. Qualunque esito, la vicenda lascia sul tavolo interrogativi profondi sulle relazioni industria-lavoro, sull’innovazione responsabile e sui margini di manovra che le nuove proprietà estere concedono alle realtà produttive italiane in crisi.

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