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Ventive chiude un round da 10 milioni: la nuova tappa di un modello ibrido tra consulenza, investimento e internazionalizzazione

Ventive, realtà italiana che opera al crocevia tra venture capital e consulenza strategica per startup, raggiunge un traguardo rilevante: la chiusura di un round di finanziamento da 10 milioni di euro. L’operazione segna non soltanto una conferma della fiducia degli investitori esterni verso il modello di business sviluppato, ma apre anche una nuova fase di espansione che contempla internazionalizzazione, rafforzamento della struttura operativa e consolidamento delle competenze verticali.


Fondata nel 2019 da Roberto Sfoglietta, Ventive ha costruito nel tempo un mix di attività che mescola advisory strategica, supporto al fundraising e investimenti diretti in startup. Nei tre anni più recenti, la società ha investito oltre 30 milioni di euro, selezionando un portafoglio con più di 70 partecipazioni e affiancando oltre 500 realtà dei primi stadi di sviluppo. Parallelamente, ha analizzato migliaia di progetti — più di 5.000 secondo quanto dichiarato internamente — per alimentare la capacità di scouting e selezione in un ecosistema in rapida evoluzione.


Il round appena effettuato porta Ventive a una valutazione post-money stimata attorno ai 30 milioni di euro. Tra gli investitori che hanno partecipato figurano fondi internazionali, operatori di private equity e veicoli specializzati in venture capital strategico, nonché family office con visione di crescita su scala europea. L’operazione si distingue perché rappresenta una delle più consistenti in assoluto per una società italiana nell’ambito del venture capital e della consulenza alle startup, segnalando uno spostamento nella percezione del mercato nei confronti di modelli ibridi e innovativi.


Uno degli effetti immediati dell’aumento di capitale sarà l’accelerazione del progetto di internazionalizzazione: Ventive ha annunciato l’apertura di una sede a Londra, con l’intento di fungere da ponte fra il mercato italiano delle startup e gli investitori esteri. Il piano prevede inoltre la creazione di nuove business unit verticali dedicate a ambiti chiave quali recruiting tecnologico, marketing, sviluppo IT e sviluppo del business, con l’obiettivo di rafforzare la capacità operativa interna e scalare le competenze specialistiche.


Il modello di Ventive appare oggi come un ibrido: non un semplice fondo di investimento né una società di consulenza tradizionale, ma una struttura che accompagna le startup lungo tutto il percorso di crescita, offrendo sia capitale sia supporto strategico e operativo. Questo posizionamento consente di occupare uno spazio differenziato nel panorama dell’innovazione italiana, dove molte startup emergenti cercano partner che non solo finanzino, ma guidino concretamente la trasformazione e il scale-up.


Tuttavia, il salto successivo è tutt’altro che scontato. Il mercato del venture capital europeo è competitivo, con leve regolatorie, fiscale e strutturali che possono pesare. Ventive dovrà dimostrare di saper attrarre investimenti internazionali in modo sostenibile, mantenere una pipeline di progetti di qualità, gestire i rischi tipici dei portafogli early stage e garantire che le nuove risorse vengano impiegate con efficacia. La pressione sulla redditività, soprattutto in fasi di espansione e consolidamento, sarà un tema centrale.


Dal punto di vista del mercato italiano, l’operazione assume anche un valore simbolico: in anni recenti, la raccolta di capitali da parte di startup e operatori dell’innovazione ha vissuto momenti altalenanti, con cali e rallentamenti. Il fatto che una società ibrida italiana riesca a raccogliere cifre così consistenti e attrarre partner internazionali segnala una fiducia crescente nel tessuto innovativo del Paese e può fungere da richiamo per ulteriori investimenti nel comparto.


Ventive ha già dimostrato di saper strutturare relazioni con oltre 200 investitori, creare reti di club deal e posizionarsi come interlocutore credibile per founder, investitori e istituzioni. Ora la sfida sarà trasformare il capitale raccolto in progetti reali, generare ritorni misurabili per i propri stakeholder e confermare che il modello che unisce consulenza e venture capital può assurgere a player di riferimento anche fuori dai confini nazionali.

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