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Turismo, Intesa Sanpaolo impegna 10 miliardi per innovare le imprese: leve strategiche su sostenibilità, qualità e Mezzogiorno

Il settore turistico italiano entra in una nuova fase grazie a un impegno finanziario di grande spessore: Intesa Sanpaolo mette sul tavolo un plafond di nuovo credito da 10 miliardi di euro destinato alle imprese del turismo, con una quota significativa riservata al Mezzogiorno. Il pacchetto nasce con l’obiettivo dichiarato di sostenere la ripresa post-pandemica, stimolare investimenti strutturali, innalzare gli standard qualitativi e promuovere innovazioni nei modelli di accoglienza.


Il piano si articola su diverse linee di intervento che puntano a far dialogare efficienza energetica, digitalizzazione, sostenibilità ambientale, elevati standard di servizio e patrimonio culturale come elementi centrali dell’offerta turistica. Uno degli assi principali è la riqualificazione delle strutture alberghiere, non solo in termini estetici ma di infrastrutture, impianti, comfort, efficienza tecnica—per renderle competitive anche sul piano internazionale. Altro pilastro è la transizione verso modelli di ospitalità più sostenibili: interventi per ridurre l’impatto energetico, efficientamento, fonti rinnovabili, produzione autonoma di energia ove possibile. Terzo elemento chiave è la digitalizzazione: gestione più smart, servizi digitali per il turista, prenotazioni, customer experience, automazione, elementi che ormai non sono più opzioni ma leve competitive obbligate.


Una parte del fondo—3 miliardi—è destinata esplicitamente alle imprese del Mezzogiorno, riconoscendo il ritardo infrastrutturale, la stagionalità accentuata, la disparità dei servizi e le difficoltà logistiche che frenano la crescita nei territori meridionali. Questo indirizzo mira non solo a equilibrare il divario geografico delle performance turistiche ma anche a far emergere nuove destinazioni emergenti, sviluppare il turismo interno, valorizzare borghi, natura e le eccellenze culturali.


Il piano si inserisce all’interno del più ampio programma dell’Istituto bancario, che prevede investimenti e sostegno alle imprese anche attraverso strumenti complementari: linee di credito sostenibili, formule agevolate, soluzioni per il passaggio generazionale delle attività, accesso a bandi pubblici, supporto per chi intende innovare in chiave modernizzazione dei servizi. Viene anche valorizzata la sinergia tra turismo e agroalimentare / enogastronomia, riconoscendo che l’enogastronomia è ormai componente centrale dell’esperienza turistica italiana, elemento di valore distintivo che può contribuire alla destagionalizzazione e al rafforzamento dell’attrattività nei territori meno serviti.


Il quadro macroeconomico sostiene la misura: il turismo, secondo le analisi più recenti, è tornato ad essere motore importante della crescita, con valore aggiunto previsto superiore ai 100 miliardi l’anno, una quota rilevante delle presenze registrata al Sud, occupazione giovanile e femminile in crescita, imprese e strutture ricettive che cercano non solo di sopravvivere ma di ripensare il proprio modello operativo per renderlo più resiliente e competitivo.


Le imprese si trovano ora davanti a una sfida concreta: mettere a terra progetti che rispettino tre condizioni inevitabili. Primo: saper progettare non solo ristrutturazioni superficiali, ma upgrading tecnologico e strutturale che riduca consumi, migliori l’esperienza dell’ospite, adegui alle norme contemporanee. Secondo: garantire sostenibilità economica dei progetti: l’investimento deve tradursi in ritorni certi, compatibili con il mercato reale del turismo, che non è più fatto solo di alta stagione ma sempre più di flussi diversificati, turistici di prossimità, turismo legato alla natura, cultura, benessere, enogastronomia. Terzo: curare la governance aziendale, la formazione, la capacità di attrarre talenti e competenze nei servizi digitali, nell’accoglienza, nella gestione dell’energia: sono questi i fattori che spesso fanno la differenza tra un’impresa nimble capace di emergere e una destinazione che resta indietro.


Un altro aspetto che emerge è quello dell’equilibrio finanziario: molti operatori hanno affrontato grossi squilibri nei costi energetici, nei debiti accumulati durante le chiusure pandemiche, negli investimenti richiesti per adeguarsi alle nuove normative ambientali. Il piano di credito di Intesa Sanpaolo punta a contenere questo gap: le condizioni di accesso al credito, gli incentivi per chi adotta obiettivi ESG (Environmental, Social, Governance), le soluzioni di noleggio operativo per strutture che non vogliono o non possono fare capex elevati, tutto concorre a ridurre il peso finanziario iniziale.


Le sfide restano numerose. Le imprese devono muoversi velocemente: i bandi, i tempi di attuazione, le autorizzazioni, la burocrazia possono diventare strozzature. Serve che le istituzioni locali collaborino, che ci siano procedure snelle, che il contesto normativo sia stabile. Serve che l’accesso alle risorse sia effettivo anche per chi non ha grandi patrimoni o relazioni consolidate. Serve che infrastrutture esterne – trasporti, collegamenti digitali, servizi – siano adeguati per rendere appetibili anche le destinazioni più remote.

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