Trump firma la legge contro il fentanyl: pene più dure per traffico e distribuzione, svolta nella guerra agli oppioidi
- piscitellidaniel
- 17 lug
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Donald Trump ha firmato una nuova legge federale che inasprisce drasticamente le pene per il traffico, la produzione e la distribuzione di fentanyl, il potente oppioide sintetico che negli ultimi anni ha causato centinaia di migliaia di morti negli Stati Uniti. Con questo provvedimento, l’ex presidente, ora di nuovo in corsa per la Casa Bianca, ha voluto imprimere una svolta decisa nella lotta alla crisi sanitaria che colpisce da anni il paese, puntando sul rigore penale come deterrente e messaggio politico.
La legge, approvata con un ampio margine dal Congresso dopo settimane di discussioni accese, introduce una serie di misure che includono l’aumento delle pene minime obbligatorie, l’estensione della responsabilità penale per i fornitori della catena distributiva, l’automatica equiparazione del fentanyl ad altre droghe di classe A come l’eroina e la cocaina, e l’autorizzazione al Dipartimento della Giustizia a perseguire casi anche in assenza di morte diretta per overdose. Un punto cruciale è l’introduzione della pena minima di 25 anni di carcere per chi venga condannato per traffico aggravato, e l’ergastolo obbligatorio per chi sia ritenuto responsabile di decessi provocati da sostanze contenenti fentanyl.
La decisione di Trump si inserisce in un contesto sociale ed elettorale delicato. Negli ultimi due anni, secondo i dati del CDC (Centers for Disease Control and Prevention), sono oltre 110.000 le vittime da overdose negli Stati Uniti, di cui circa il 70% collegate al fentanyl. Le zone più colpite restano le aree del Midwest, il Sud rurale e le periferie delle grandi metropoli, dove la droga è arrivata con rapidità e facilità grazie alla sua economicità e potenza. Una dose di fentanyl, cento volte più forte della morfina, può essere letale in quantità minime, e viene spesso mescolata ad altre sostanze come eroina, cocaina o pillole contraffatte, aumentando in modo esponenziale il rischio per chi ne fa uso.
La legge include anche una parte dedicata alla cooperazione internazionale, con un focus particolare sulla Cina e sul Messico. Le autorità americane accusano da tempo i laboratori chimici cinesi di produrre i precursori chimici del fentanyl, che poi vengono spediti in Messico e lì raffinati dai cartelli della droga per essere introdotti negli Stati Uniti attraverso il confine meridionale. In risposta, la Casa Bianca ha rafforzato le pressioni diplomatiche su Pechino e annunciato un potenziamento dei controlli frontalieri, inclusa l’installazione di nuovi scanner per l’individuazione di sostanze sintetiche e il rafforzamento delle squadre di ispezione nei porti e negli aeroporti.
In parallelo, il dipartimento della Homeland Security ha annunciato la creazione di una task force speciale dedicata al fentanyl, con l'obiettivo di coordinare le operazioni tra DEA, FBI, guardia di frontiera e agenzie locali. Le nuove disposizioni prevedono anche fondi federali aggiuntivi per le procure distrettuali e per le forze dell’ordine locali, che riceveranno strumenti investigativi più sofisticati e un ampliamento della giurisdizione sui reati legati agli oppioidi sintetici.
Non mancano però le critiche. Diverse associazioni per i diritti civili, tra cui l’ACLU (American Civil Liberties Union), hanno espresso forte preoccupazione per l’approccio repressivo del provvedimento, ritenendo che l’aumento delle pene non risolva il problema alla radice e rischi di criminalizzare i tossicodipendenti invece di puntare sulla prevenzione e sulla cura. Alcuni senatori democratici hanno votato contro la legge, sostenendo che sia una replica delle politiche fallimentari della “guerra alla droga” degli anni ’80, che portarono all’incarcerazione di massa senza ridurre il consumo.
Trump, tuttavia, ha difeso la legge come una necessità impellente. In una conferenza stampa tenutasi alla Casa Bianca, ha dichiarato che “nessun Paese civile può tollerare la strage quotidiana che questa sostanza sta provocando nelle nostre comunità. Chi traffica in fentanyl è un assassino e va trattato come tale”. Ha inoltre annunciato che, se rieletto, renderà permanente lo stato di emergenza sanitaria per gli oppioidi e proporrà la reintroduzione della pena di morte federale per i grandi narcotrafficanti recidivi.
Il provvedimento ha un forte impatto simbolico anche in vista delle elezioni del 2026, poiché tocca uno dei temi più sentiti dall’opinione pubblica americana, specialmente tra le famiglie delle vittime e nelle aree più conservative del paese. I repubblicani hanno subito rilanciato il messaggio, presentando Trump come “il presidente della legge e dell’ordine” e sottolineando l’inerzia delle amministrazioni precedenti, accusate di aver sottovalutato la gravità della crisi del fentanyl.
Il mondo della sanità e del welfare resta diviso. Alcuni esperti sottolineano l’importanza di affiancare alla repressione penale interventi strutturali sulla salute mentale, il trattamento delle dipendenze, la riduzione del danno e la distribuzione controllata di naloxone, l’antidoto salvavita contro le overdose. Altri temono che l’inasprimento delle pene possa avere l’effetto opposto, spingendo il mercato nero verso formule ancora più pericolose e scoraggiando i consumatori dal chiedere aiuto per paura di conseguenze legali.
A livello internazionale, il provvedimento potrebbe influenzare anche le politiche di altri paesi alle prese con emergenze simili. In Canada, nel Regno Unito e in Australia si discute da mesi di riforme simili, con l’opinione pubblica spaccata tra approccio punitivo e visione sanitaria. L’iniziativa di Trump rilancia con forza il modello “tolleranza zero” in una fase in cui la questione della sicurezza interna è tornata al centro del dibattito pubblico.

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