top of page

Tokyo corre, Milano resta ferma: il Nikkei vola con l’effetto Takaichi, Borse europee caute e Piazza Affari in equilibrio tra banche e industria

La giornata del 6 ottobre ha mostrato in modo netto la divergenza tra i mercati asiatici e quelli europei. In Giappone, il Nikkei ha registrato un rialzo vicino al 5 %, un risultato eccezionale che ha sorpreso gli analisti e riacceso l’attenzione degli investitori internazionali sul mercato nipponico. In Europa, invece, i principali listini hanno aperto in sordina, condizionati dall’incertezza politica francese e dalle attese per i prossimi dati macroeconomici provenienti dagli Stati Uniti. A Milano l’apertura è stata piatta, con il FTSE Mib che ha oscillato tra lievi guadagni e modeste perdite, chiudendo con un bilancio sostanzialmente neutro.


A Tokyo il rally è stato alimentato da un clima politico improvvisamente più stabile dopo la nomina di Sanae Takaichi alla guida del partito conservatore al governo. La prospettiva di una politica economica più espansiva, accompagnata da incentivi all’industria e misure di sostegno ai consumi interni, ha spinto gli acquisti su tutto il listino. Gli investitori esteri, favoriti anche dal deprezzamento dello yen, hanno concentrato le operazioni sui titoli tecnologici e automobilistici, settori che beneficiano dell’aumento delle esportazioni e della competitività sui mercati globali. In poche ore, il Nikkei ha raggiunto nuovi massimi annuali, superando la soglia dei 39.000 punti e avvicinandosi ai record storici.


Mentre l’Asia festeggiava il successo di giornata, l’Europa ha aperto in un clima più cauto. Le tensioni politiche a Parigi, dove la crisi di governo ha provocato dimissioni e incertezze sull’equilibrio istituzionale, hanno colpito in particolare il mercato francese. Il CAC 40 ha perso oltre un punto percentuale, appesantendo l’intero comparto continentale. Le altre Borse europee hanno tentato di contenere le perdite: Francoforte ha limitato il calo grazie ai titoli dell’industria meccanica e automobilistica, Madrid ha chiuso in lieve rialzo trainata dalle utility, mentre Milano ha oscillato in territorio neutro per gran parte della seduta.


A Piazza Affari la volatilità è rimasta contenuta, con un andamento altalenante influenzato dai titoli bancari e da alcune prese di beneficio sui comparti più ciclici. Le banche, che avevano corso nelle settimane precedenti, hanno perso terreno in scia al rialzo dei rendimenti obbligazionari. Intesa Sanpaolo e UniCredit hanno segnato ribassi nell’ordine del mezzo punto percentuale, seguite da Bper e Banco BPM. Il settore industriale ha invece offerto spunti positivi, grazie a buoni dati di produzione e all’ottimismo per le esportazioni: Leonardo, Stellantis e Prysmian hanno chiuso in rialzo, sostenendo l’indice principale.


Il comparto energetico si è mosso in modo misto. Il prezzo del petrolio ha registrato un lieve aumento, spingendo in alto Eni e Tenaris, mentre le società legate alle rinnovabili hanno mostrato un andamento contrastato. Enel ha chiuso quasi invariata, Saipem ha guadagnato terreno dopo le dichiarazioni sul rafforzamento delle commesse internazionali. Il lusso ha invece sofferto, penalizzato dalla frenata dei consumi in Cina e dalle prese di profitto generalizzate sul settore. Moncler e Brunello Cucinelli hanno perso terreno, in linea con il calo registrato anche a Parigi da LVMH e Hermès.


Sul mercato obbligazionario, i rendimenti dei titoli di Stato sono tornati a salire. Il decennale italiano è salito sopra il 3,9 %, con uno spread rispetto al Bund tedesco che si è mantenuto stabile intorno agli 85 punti base. Gli operatori continuano a valutare le prossime mosse della Banca Centrale Europea, che dovrà bilanciare la necessità di mantenere l’inflazione sotto controllo con la tenuta economica dei Paesi più indebitati.


Gli scambi su Piazza Affari sono stati moderati, segno che gli investitori attendono indicazioni più chiare dal quadro internazionale. I dati macroeconomici statunitensi attesi per la prossima settimana potrebbero fornire nuovi elementi sulle prospettive di crescita e sui tempi di un eventuale taglio dei tassi da parte della Federal Reserve. Allo stesso tempo, i mercati europei continuano a guardare con preoccupazione all’instabilità politica francese, temendo riflessi sul debito sovrano e sul sentiment generale degli investitori.


La seduta del 6 ottobre si è dunque chiusa con una fotografia disomogenea: da un lato il dinamismo asiatico, alimentato dall’effetto politico e dal flusso di capitali stranieri, dall’altro l’inerzia dei mercati europei, costretti a muoversi con prudenza in un contesto incerto. In attesa che gli scenari macro e politici si chiariscano, Milano rimane in equilibrio, protetta dal buon andamento di alcuni titoli industriali ma zavorrata dalle preoccupazioni sul credito e dalle tensioni internazionali che continuano a condizionare il sentiment degli operatori.

Post correlati

Mostra tutti

Commenti


Le ultime notizie

bottom of page