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Terremoto di magnitudo 6.7 al largo dell’Indonesia orientale: paura, evacuazioni e allerta tsunami revocata

Un forte terremoto di magnitudo 6.7 ha colpito l’area marittima al largo dell’Indonesia orientale, scuotendo vaste zone dell’arcipelago e provocando momenti di panico tra la popolazione. Il sisma è stato registrato nella mattinata dell’11 luglio, con epicentro localizzato a circa 130 chilometri a nord-est dell’isola di Halmahera, a una profondità di circa 30 chilometri sotto il fondale oceanico. L’evento sismico è stato avvertito distintamente in numerose isole della regione di Maluku settentrionale, inclusi i centri abitati di Ternate, Tobelo e Morotai, dove le scuole e gli edifici pubblici sono stati temporaneamente evacuati in via precauzionale.


L’Agenzia indonesiana per la meteorologia, climatologia e geofisica (BMKG) ha inizialmente emesso un’allerta tsunami per l’area costiera orientale di Halmahera e per le isole circostanti. Tuttavia, dopo circa un’ora di monitoraggio, l’allerta è stata revocata, in quanto non sono state rilevate variazioni significative nel livello del mare. I dati dei sensori sottomarini hanno confermato che la scossa, pur intensa, non ha generato un movimento verticale sufficiente a produrre onde anomale.


Nonostante l’assenza di tsunami, il sisma ha causato danni materiali in diversi villaggi costieri. Numerose abitazioni costruite in legno e lamiera sono state lesionate o sono parzialmente crollate. Le autorità locali hanno confermato che alcuni edifici scolastici e religiosi, in particolare moschee e chiese, hanno riportato crepe strutturali, inducendo la sospensione delle attività per effettuare verifiche di stabilità. Fortunatamente, al momento non si registrano vittime o feriti gravi, ma diverse persone sono state assistite per attacchi di panico o svenimenti dovuti allo shock.


La zona colpita dal sisma si trova lungo il cosiddetto “Anello di Fuoco del Pacifico”, una delle aree più sismicamente attive al mondo, dove la placca australiana e quella pacifica si incontrano con violenti processi tettonici. L’Indonesia, che conta oltre 17.000 isole distribuite lungo questa linea di faglia, è soggetta a centinaia di terremoti ogni anno, molti dei quali impercettibili, ma alcuni potenzialmente distruttivi. Solo negli ultimi due anni, il Paese ha vissuto oltre dieci eventi sismici superiori alla magnitudo 6.


Il terremoto di oggi ha riportato alla mente la vulnerabilità dell’Indonesia rispetto ai disastri naturali. Le autorità hanno immediatamente attivato i protocolli di emergenza, inviando squadre della Protezione Civile e dell’esercito per ispezionare le aree più colpite e distribuire beni di prima necessità. In particolare, a Tobelo e in alcune località interne dell’isola di Halmahera, sono stati allestiti rifugi temporanei con tende, scorte di acqua e cibo, e generatori elettrici, in attesa del ripristino dei servizi essenziali. La Croce Rossa indonesiana ha dichiarato che rimane alta l’attenzione per possibili scosse di assestamento nei prossimi giorni.


Il presidente Joko Widodo ha espresso solidarietà alle comunità colpite e ha garantito il massimo supporto da parte del governo centrale per accelerare le operazioni di messa in sicurezza e ripristino. Il ministro degli Affari Sociali, Tri Rismaharini, ha dichiarato che è già stato stanziato un primo fondo d’urgenza per assistere circa 2.000 famiglie che hanno subito danni alle abitazioni o sono state costrette ad abbandonare le proprie case. Le autorità stanno inoltre valutando la possibilità di trasferire temporaneamente alcune comunità insediate in aree a rischio frana o tsunami.


Numerosi istituti scolastici hanno sospeso le lezioni per almeno 48 ore, in attesa di verifiche sulle strutture. Anche le attività portuali nelle zone di Tobelo e Ternate sono state interrotte per alcune ore, in seguito all’emissione dell’allerta tsunami, ma sono riprese nel pomeriggio dopo le necessarie ispezioni. Il traffico aereo non ha subito interruzioni, anche se alcuni voli domestici in partenza da Ternate hanno subito ritardi di sicurezza.


Secondo il Servizio Geologico degli Stati Uniti (USGS), che ha confermato l’entità del sisma, la localizzazione e la profondità suggeriscono un meccanismo tettonico legato alla subduzione della placca pacifica sotto quella australiana, una dinamica tipica della regione orientale indonesiana. Il fenomeno, pur avvenuto in un’area a bassa densità abitativa, avrebbe potuto generare conseguenze molto più gravi se si fosse verificato più vicino a grandi centri urbani o in mare aperto, con rilascio di energia in direzione della costa.


Le ONG e le organizzazioni internazionali presenti in Indonesia hanno offerto il proprio sostegno alle autorità locali per affrontare eventuali emergenze sanitarie e logistiche. L’UNICEF ha dichiarato di monitorare l’impatto del sisma sui minori e sulle strutture scolastiche, mentre l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM) ha avviato una mappatura degli sfollati per coordinare le operazioni di accoglienza.


Sebbene l’allerta sia rientrata, la popolazione locale rimane in stato di allerta. Le autorità hanno diffuso messaggi radio e social per educare i cittadini su come comportarsi in caso di nuove scosse. La memoria del devastante tsunami del 2004, che causò oltre 230.000 morti nell’area dell’Oceano Indiano, rimane viva nella coscienza collettiva dell’Indonesia, rendendo ogni emergenza sismica un momento di grande tensione e attenzione. La Protezione Civile ha già avviato incontri informativi con i capi villaggio per verificare la funzionalità dei sistemi di evacuazione e dei punti di raccolta in caso di nuova emergenza.

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