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Stellantis chiude il primo semestre 2025 con una perdita netta di 2,3 miliardi: tra dazi, svalutazioni e calo delle vendite

Il gruppo Stellantis ha chiuso il primo semestre del 2025 con una perdita netta pari a 2,3 miliardi di euro, segnando un drastico cambio di rotta rispetto ai risultati dello stesso periodo dell’anno precedente, quando il gruppo aveva registrato un utile netto di 5,6 miliardi. Un risultato che riflette un insieme di fattori critici, a partire dai forti costi di ristrutturazione, fino al peso dei dazi commerciali e a una significativa flessione delle vendite nei principali mercati globali. La comunicazione ufficiale del gruppo ha fotografato una fase particolarmente complessa, caratterizzata da una combinazione di tensioni geopolitiche, trasformazioni interne e deterioramento del contesto macroeconomico.


Il dato più eclatante del bilancio è rappresentato dagli oneri straordinari pari a circa 3,3 miliardi di euro legati alla ristrutturazione del gruppo e a svalutazioni di asset considerate non più strategiche. Tra questi, si evidenziano l’abbandono di progetti di sviluppo ritenuti non redditizi, il riassetto di alcune piattaforme tecnologiche e la razionalizzazione della gamma prodotto. Gli effetti di queste decisioni si sono tradotti in un impatto diretto sul risultato operativo, che ha virato decisamente in negativo, mettendo sotto pressione anche la liquidità del gruppo.


Uno degli elementi più pesanti sul piano dei costi è stato rappresentato dai dazi doganali imposti dagli Stati Uniti su una vasta gamma di veicoli e componenti provenienti da Messico e Canada, paesi dove Stellantis ha alcuni degli stabilimenti più importanti per il mercato nordamericano. L’effetto stimato sull’intero semestre è stato quantificato in circa 350 milioni di euro. Questi costi aggiuntivi hanno inciso direttamente sulla marginalità delle vendite in Nord America, da sempre il principale bacino di redditività per il gruppo. In parallelo, le interruzioni produttive e i ritardi nelle catene di fornitura hanno aggravato ulteriormente la situazione.


La performance commerciale del gruppo ha subito un deterioramento generalizzato. Le vendite complessive si sono attestate a circa 3,5 milioni di veicoli, in calo del 6% rispetto al primo semestre del 2024. In Europa, la contrazione è stata del 6,2%, mentre negli Stati Uniti la flessione ha raggiunto il 10%, complice anche una contrazione della domanda nei segmenti dei SUV e dei pick-up, storicamente trainanti per marchi come Jeep e Ram. I ricavi netti del gruppo sono scesi a 74,3 miliardi di euro, in calo del 12,6% rispetto agli 85 miliardi dell’anno precedente. La riduzione del fatturato è stata accompagnata da una compressione dei margini operativi, che sono scesi dal 14,4% al 4,7%, nonostante i tentativi di contenimento dei costi operativi.


Il cash flow industriale, altro indicatore chiave per la salute finanziaria dell’azienda, è risultato negativo per circa 800 milioni di euro, contro un flusso positivo di oltre 5 miliardi registrato nei primi sei mesi del 2024. Il peggioramento dei conti ha spinto Stellantis ad annunciare una revisione delle previsioni per l’intero anno: l’obiettivo di un margine operativo a doppia cifra è stato sospeso, in attesa di capire se nella seconda metà dell’anno si potrà recuperare parte delle perdite attraverso il lancio di nuovi modelli e un’eventuale normalizzazione del contesto commerciale.


Nel frattempo, il gruppo ha iniziato a implementare una nuova strategia industriale sotto la guida del nuovo CEO Antonio Filosa, subentrato a Carlos Tavares alla fine del 2024. Il nuovo piano di ristrutturazione prevede un focus più netto sulla transizione elettrica e ibrida, con l’abbandono di alcuni mercati marginali e il rafforzamento della produzione europea, in particolare in Francia, Germania e Italia. Tuttavia, anche il settore elettrico sta attraversando una fase complessa: la domanda di veicoli full electric ha rallentato, complice la riduzione degli incentivi pubblici in molti paesi e l’incertezza dei consumatori rispetto ai costi di ricarica e alla durata delle batterie. In questo contesto, Stellantis ha deciso di puntare in modo più deciso sull’ibrido plug-in, che garantisce maggiore flessibilità alla clientela e permette di aggirare alcune barriere legate all’infrastruttura di ricarica.


Un altro asse strategico della riorganizzazione riguarda il taglio dei costi fissi. Sono già stati annunciati piani di ridimensionamento occupazionale in diversi stabilimenti, soprattutto in America Latina e nell’Europa dell’Est, mentre si prevede una razionalizzazione della rete distributiva, con la chiusura di numerosi concessionari non redditizi. Il gruppo ha anche avviato un piano di dismissioni selettive di asset considerati non strategici, tra cui partecipazioni in joint venture e impianti produttivi sottoutilizzati. L’obiettivo è quello di recuperare almeno 2 miliardi di euro di liquidità entro la fine del 2025.


In borsa, la reazione degli investitori è stata immediata. Il titolo Stellantis ha perso il 4% nella seduta successiva alla pubblicazione dei conti semestrali, segnando un calo complessivo di quasi il 40% da inizio anno. Gli analisti sono divisi: alcuni vedono nel momento attuale un’opportunità di acquisto in prospettiva di un recupero nei prossimi trimestri, altri ritengono che il gruppo debba ancora affrontare sfide significative prima di tornare a una traiettoria di crescita sostenibile. Le incertezze legate alla guerra commerciale USA-Europa, alla transizione energetica e al rallentamento della domanda globale rappresentano fattori di rischio che pesano sulle valutazioni di breve termine.


Il caso Stellantis si inserisce in un contesto più ampio in cui l’intera industria automobilistica è costretta a ripensare i propri modelli di business. Le case automobilistiche europee e americane devono affrontare la concorrenza crescente dei produttori cinesi, l’adeguamento ai nuovi standard ambientali e le dinamiche imprevedibili delle catene di fornitura. In questo quadro, la capacità di adattamento, la velocità di esecuzione e l’efficienza operativa diventano i veri fattori critici di successo. Stellantis è ora chiamata a dimostrare che le difficoltà del primo semestre possono rappresentare l’inizio di un nuovo ciclo, piuttosto che il sintomo di una crisi più profonda.

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