Sovranità tecnologica UE, la Commissione rilancia su chip, cloud e IA
- Luca Baj

- 11 giu
- Tempo di lettura: 2 min

La Commissione europea ha presentato un pacchetto sulla sovranità tecnologica destinato a rafforzare la capacità industriale e infrastrutturale dell’Unione nei settori dei semiconduttori, del cloud, dell’intelligenza artificiale e dell’open source. L’iniziativa si articola in quattro pilastri: la comunicazione sulla sovranità tecnologica europea, la proposta di Chips Act 2.0, la proposta di Cloud and AI Development Act e una strategia europea per l’open source, cui si affianca una roadmap strategica per la digitalizzazione e l’IA nel settore dell’energia.
Sul piano normativo, il Chips Act 2.0, proposta di regolamento COM(2026) 504 final, sostituisce il regolamento (UE) 2023/1781 e mira a rendere più resiliente l’ecosistema europeo dei semiconduttori. La Commissione parte dal rilievo che la domanda di chip avanzati, trainata dalle applicazioni di IA, cresce rapidamente mentre l’Unione resta esposta a dipendenze esterne nella produzione e nella progettazione. Per questo il testo prevede misure di sostegno agli investimenti strategici, procedure autorizzative più rapide, un monitoraggio rafforzato della catena di fornitura e l’introduzione del marchio di European Semiconductor Region of Excellence, destinato alle regioni capaci di attrarre e coordinare filiere produttive.
Il secondo asse è il Cloud and AI Development Act, proposta COM(2026) 502 final. Qui il focus è sulla capacità di calcolo e sulla sovranità dei servizi cloud. La Commissione evidenzia che tre hyperscaler extra-UE controllano oltre il 70% del mercato europeo del cloud e che la quota dei fornitori UE è scesa dal 29% del 2017 al 15% del 2022. La proposta intende semplificare l’installazione di data center sostenibili, triplicare la capacità europea nei prossimi cinque-sette anni e creare un quadro unico di valutazione dei livelli di sovranità cloud, così da orientare anche gli acquisti pubblici verso servizi più affidabili sotto il profilo della continuità operativa e della protezione dei dati.
La strategia open source completa il disegno, valorizzando soluzioni aperte come leva contro il lock-in tecnologico, a favore di sicurezza, riuso e maggiore controllo sugli asset digitali. Il pacchetto dovrà ora essere esaminato da Parlamento europeo e Consiglio, ma il suo significato è già chiaro: l’UE tenta di trasformare la politica digitale da strumento regolatorio a vera politica industriale, con effetti attesi su competitività, sicurezza economica, capacità d’investimento e autonomia strategica.





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