Sicilia verso la fase operativa dei due termovalorizzatori: Bellolampo a Palermo e zona industriale di Catania protagoniste del cambiamento nella gestione dei rifiuti
- piscitellidaniel
- 23 set
- Tempo di lettura: 4 min
La Sicilia sta per entrare in una nuova fase decisiva nel suo sistema di gestione dei rifiuti, con la realizzazione di due termovalorizzatori, uno nell’area di Bellolampo a Palermo e l’altro nella zona industriale di Catania. Il presidente della Regione, Renato Schifani, ha annunciato che il 22 settembre verrà firmato il contratto d’appalto con cui si dà avvio concreto all’iter che porterà questi impianti operativi entro il 2028. Entro cinque mesi dalla firma sarà pronto il progetto di fattibilità tecnico-economica, successivamente partiranno le gare per la progettazione esecutiva, la costruzione e la gestione degli impianti.
I due termovalorizzatori sono considerati opere strategiche che la Sicilia attende da decenni. Secondo le dichiarazioni ufficiali, questi impianti, assieme alle altre componenti del piano regionale dei rifiuti, segneranno un cambiamento radicale nella gestione del ciclo dei rifiuti nell’Isola. Tra gli obiettivi dichiarati ci sono il risparmio economico, la riduzione delle esportazioni di rifiuti verso altri Paesi, la capacità di smaltire in loco la parte residuale dei rifiuti urbani non riciclabili e creare un sistema più efficiente e sostenibile.
Il finanziamento previsto è pubblico, con stanziamenti di circa 800 milioni di euro derivanti dal Fondo di sviluppo e coesione. La fase preliminare già aggiudicata riguarda il progetto di fattibilità tecnico-economica, che include anche il coordinamento della sicurezza in fase di progettazione, la relazione geologica e lo studio del piano economico-finanziario. Una volta completata questa fase, prevista entro circa cinque mesi dalla firma del contratto, si darà corso alle gare successive per la progettazione esecutiva, per la costruzione e per la gestione degli impianti.
Secondo il cronoprogramma annunciato, i cantieri dovrebbero aprire alla fine del 2026, con termine dei lavori previsto nella primavera del 2028. Gli impianti saranno operativi entro il 2028. A Bellolampo, area già sede della grande discarica pubblica dell’Isola, sorgerà il primo termovalorizzatore; a Catania, l’impianto sarà collocato nella zona industriale, su aree già identificate come adatte e oggetto di verifiche tecniche e ambientali.
Il risparmio stimato per la Regione è notevole: oltre 100 milioni di euro all’anno, grazie al fatto che non sarà più necessario trasportare i rifiuti fuori dall’Isola per lo smaltimento. I costi attuali associati all’esportazione gestita attraverso discariche o impianti esteri, molto elevati, potranno dunque essere ridotti in misura consistente. Sul fronte ambientale, la gestione locale dei rifiuti residui, non riciclabili, mediante termovalorizzatori di ultima generazione consentirà di ridurre il ricorso alle discariche, che comportano anche rischi per l’inquinamento del suolo, dell’aria e delle acque.
Un altro aspetto fortemente enfatizzato è il mantenimento e l’incremento della raccolta differenziata. I termovalorizzatori non devono essere pensati come alternativa alla differenziata, ma come parte finale del percorso, per la frazione dei rifiuti che non è possibile riciclare o recuperare in altro modo dopo i processi preliminari come compostaggio, biodigestione, selezione. In questo modo si punta a un modello integrato di gestione che riduca al minimo sprechi, impatti ambientali e costi per i cittadini.
La Regione ha inoltre previsto che la gara per costruzione e gestione non sarà basata su modelli di project financing che comportano oneri troppo elevati per i Comuni e i cittadini, ma su appalti integrati in cui chi realizza l’impianto assumerà anche la gestione per un certo periodo. Ciò dovrebbe garantire trasparenza nei costi di gestione, prevedendo canoni chiari, evitando rincari Tari e assicurando che le imprese vincitrici rispettino standard ambientali, operativi e di sicurezza.
Sul piano amministrativo il ruolo di Invitalia è centrale come soggetto tecnico per la fase di fattibilità; la Regione sta lavorando con procedure che, nei limiti del possibile, accorciano i tempi burocratici, pur rispettando le normative ambientali, urbanistiche e regolatorie. Sono previsti controlli di vigilanza, norme anticorruzione e trasparenza nei bandi, oltre a verifiche sull’impatto ambientale, l’idoneità delle aree, le relazioni geologiche.
La scelta delle aree di Bellolampo e della zona industriale di Catania è arrivata dopo analisi di opportunità, disponibilità di terreno, vicinanza alle infrastrutture e possibilità di minimizzare impatti su popolazione e ambiente. L’obiettivo è che gli impianti siano inseriti all’interno di un sistema più vasto di gestione dei rifiuti, comprendente compostaggio, biodigestori, piattaforme di selezione, che già ora vengono previsti o sviluppati con avanzamento di progetto.
Un nodo da affrontare riguarda la capacità di smaltimento, il bilanciamento energetico, le emissioni e i possibili conflitti con le comunità locali. È emersa l’attenzione nei progetti al coordinamento della sicurezza in fase di progettazione per garantire che le procedure ambientali e sanitarie siano rispettate. Le relazioni geologiche studieranno la morfologia del suolo e la stabilità delle aree selezionate, mentre i piani economico finanziari definiranno costi e ritorni, nonché impatti sul bilancio regionale e sui costi per gli utenti.
Le autorità regionali hanno posto come limite la data del 22 settembre per la firma del contratto d’appalto per la fase di fattibilità tecnico-economica, una tappa che segna il passaggio dalla pianificazione alla fase concreta. Da quella data partirà il conto alla rovescia per arrivare nei tempi previsti alla costruzione e all’attivazione operativa.
Il progetto dei termovalorizzatori in Sicilia si colloca in un contesto nazionale ed europeo in cui cresce la pressione a ridurre l’uso delle discariche, rispondere agli obblighi normativi su gestione dei rifiuti, rifiuto zero e transizione ecologica. Le strategie regionali e comunitarie prevedono incentivi, controllo delle emissioni, maggiore efficienza energetica, economia circolare, ricorso a impianti che recuperano energia e riducono l’impatto ambientale.
La spinta politica è forte: per anni il tema rifiuti è stato uno dei problemi irrisolti più pesanti per la Sicilia — scarse infrastrutture, costi elevati, mancanza di impianti capaci di trattare la parte residuale dei rifiuti, difficoltà logistiche di smaltimento, denuncia di inquinamenti, pressioni sociali. Gli annunci recenti mostrano che l’obiettivo è diventato operativo, che i passaggi tecnici, amministrativi, progettuali sono in corso e che non si tratta più solo di promesse.
La tempistica, però, resta serrata: approvazione del piano rifiuti, bandi, gare, progettazioni, scelte tecniche (emissioni, gestione residui, sistemi di monitoraggio), costruzione, avvio operativo. Le sfide riguardano capacità amministrativa, risorse umane e tecniche, gestione del territorio, dialogo con i cittadini e sostenibilità ambientale, non solo a livello normativo ma in concreto.

Commenti