Servono risposte straordinarie subito: il piano dell’UE per la competitività
- piscitellidaniel
- 9 set
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La Commissione europea ha presentato una nuova strategia per rilanciare la competitività del continente, una vera e propria bussola che intende segnare la rotta dei prossimi anni. Il documento nasce dall’urgenza di colmare il divario crescente con Stati Uniti e Cina, che negli ultimi anni hanno accelerato su innovazione, energia e sviluppo industriale. L’Europa, frenata da burocrazia, frammentazione normativa e dipendenze esterne, ha bisogno di un cambio di passo immediato e coordinato.
Il piano individua tre pilastri fondamentali. Il primo è l’innovazione, con la creazione di un ecosistema favorevole alla crescita di start-up e scale-up, attraverso un regime giuridico uniforme che riduca le barriere ancora presenti nei diversi Stati membri. L’obiettivo è consentire alle nuove imprese di espandersi senza dover affrontare ventisette diversi quadri normativi in materia societaria, fiscale e del lavoro. Accanto a questa riforma, Bruxelles punta a rafforzare le tecnologie emergenti, con particolare attenzione all’intelligenza artificiale, alle biotecnologie, ai materiali avanzati, alla robotica e allo spazio. Per l’intelligenza artificiale sono previste iniziative mirate come i poli produttivi specializzati e programmi dedicati alla diffusione rapida delle applicazioni nei settori produttivi.
Il secondo pilastro è la decarbonizzazione, intesa come motore di competitività e non solo come impegno ambientale. La transizione verde, infatti, richiede ingenti investimenti ma rappresenta anche l’occasione per ridurre i costi energetici e rafforzare l’autonomia strategica europea. Con il cosiddetto Clean Industrial Deal, l’Unione vuole favorire la riconversione industriale dei settori ad alta intensità energetica, garantendo sostegni mirati a comparti come acciaio, chimica e metallurgia. Centrale sarà anche la disponibilità di energia pulita a prezzi accessibili, elemento che condiziona direttamente la capacità delle imprese di restare competitive sui mercati globali.
Il terzo pilastro riguarda la sicurezza strategica, cioè la riduzione delle dipendenze da paesi terzi per materie prime critiche, tecnologie sensibili e filiere essenziali. La pandemia e la guerra in Ucraina hanno mostrato quanto l’Europa sia vulnerabile quando si interrompono gli approvvigionamenti. Per questo il piano prevede nuovi partenariati internazionali e un rafforzamento delle catene di fornitura interne, con una preferenza europea negli appalti pubblici per settori considerati vitali. L’idea è promuovere una politica industriale comune che sappia garantire continuità produttiva anche nei momenti di crisi geopolitica.
A questi tre assi principali si affiancano cinque strumenti trasversali. Il primo è la semplificazione normativa, con l’impegno a ridurre di almeno un quarto gli oneri burocratici per le imprese e di oltre un terzo per le piccole e medie aziende. Il secondo riguarda il completamento del mercato unico, ancora frenato da troppe differenze regolamentari che rallentano la libera circolazione di beni, servizi e capitali. Il terzo è la mobilitazione delle risorse finanziarie europee: il piano riconosce la necessità di attivare centinaia di miliardi di euro all’anno, anche attraverso strumenti comuni come un Fondo per la competitività che entrerà in funzione nel 2026. Il quarto strumento è legato alle competenze: servono programmi di formazione permanente, attrazione di talenti da paesi terzi e un riconoscimento rapido delle qualifiche professionali all’interno dell’Unione. Infine, il quinto punto è il coordinamento delle politiche nazionali, per evitare duplicazioni e garantire che ogni iniziativa sia coerente con la strategia comune.
Il calendario di attuazione è serrato. Già entro la fine del 2025 sono attese le prime misure operative: la strategia per start-up e scale-up, i programmi sull’intelligenza artificiale, i piani per i materiali avanzati e le iniziative per rendere più accessibili i finanziamenti alle imprese. Nei primi mesi dell’anno entreranno in vigore anche le norme sugli aiuti di Stato e il dialogo strategico sull’automotive, settore cruciale per l’occupazione e la transizione verde. Nel 2026, invece, partirà il Fondo per la competitività, che dovrà diventare il principale strumento finanziario europeo per sostenere gli investimenti.
Le difficoltà non mancano. In primo luogo, la questione delle risorse. Il rapporto redatto da Mario Draghi per la Commissione aveva stimato in circa 800 miliardi di euro l’anno gli investimenti necessari fino al 2030 per riportare l’Europa al passo con i suoi concorrenti globali. Una cifra enorme, che richiede sia il coinvolgimento dei capitali privati sia la creazione di meccanismi comuni di finanziamento. Inoltre, occorre superare la tradizionale lentezza dei processi decisionali comunitari. La stessa presentazione della bussola per la competitività è arrivata con diversi mesi di ritardo rispetto al calendario politico, segno delle difficoltà di sintesi tra le diverse sensibilità degli Stati membri.
Un altro nodo riguarda l’impatto reale sulle imprese. Se da un lato la semplificazione normativa e gli incentivi possono dare respiro a chi investe, dall’altro le aziende chiedono certezze e tempi rapidi. La concorrenza americana e cinese non attende, e i settori tecnologici più dinamici si muovono a velocità molto superiori rispetto a quelle della politica europea. L’efficacia della strategia dipenderà quindi dalla capacità di trasformare le linee guida in misure operative nel più breve tempo possibile.
L’Italia osserva con attenzione l’evoluzione del piano, poiché i suoi settori chiave – dall’automotive alla chimica, dall’acciaio alle nuove tecnologie – sono direttamente coinvolti. Il governo italiano ha più volte sottolineato l’esigenza di un sostegno concreto alla transizione energetica e alla difesa delle filiere produttive nazionali. Il successo della bussola europea sarà determinante non solo per il rilancio della competitività del continente, ma anche per garantire un futuro industriale solido al nostro Paese.

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