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Salvini e la battaglia sull’articolo 49 del Codice della navigazione: il nodo dei costi e il rischio di un nuovo scontro con Bruxelles

Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini ha annunciato la volontà di modificare l’articolo 49 del Codice della navigazione, al centro delle tensioni con l’Unione Europea in materia di concessioni balneari. Il tema, già da anni oggetto di contenziosi e rinvii, è tornato in primo piano dopo le osservazioni di Bruxelles e le recenti sentenze dei tribunali amministrativi italiani, che hanno ribadito la necessità di uniformarsi al principio della concorrenza sancito dalla direttiva Bolkestein. Salvini ha spiegato che l’obiettivo è difendere le imprese italiane del settore, evitando allo stesso tempo che la controversia finisca davanti alla Corte di giustizia europea con conseguenze economiche pesanti per lo Stato.


L’articolo 49 disciplina il rilascio e la proroga delle concessioni demaniali marittime, comprese quelle relative agli stabilimenti balneari. Attualmente la norma consente proroghe automatiche fino al 2024, ma il meccanismo è in contrasto con le regole europee che impongono gare pubbliche per l’assegnazione delle concessioni. La Commissione Ue ha già aperto più di una procedura di infrazione contro l’Italia, giudicando illegittime le proroghe generalizzate e richiamando il governo al rispetto della parità di trattamento tra operatori. In questo contesto, Salvini propone una riscrittura dell’articolo per evitare un nuovo scontro con Bruxelles e salvaguardare la continuità delle attività economiche che da decenni operano lungo le coste italiane.


Secondo il ministro, la modifica dovrebbe introdurre un sistema di “ricognizione” delle concessioni esistenti, finalizzato a individuare quelle che potranno essere messe a gara e quelle che invece potranno beneficiare di una proroga giustificata. Si tratterebbe di un compromesso per contemperare le esigenze di tutela degli imprenditori con l’obbligo di rispettare la normativa europea. Salvini ha parlato apertamente di un “costo eccessivo” che l’Italia dovrebbe sostenere nel caso in cui la vicenda arrivasse alla Corte di giustizia: non solo multe e sanzioni, ma anche il rischio di risarcimenti a carico dello Stato per l’eventuale annullamento delle concessioni già rilasciate.


Il tema divide profondamente la maggioranza. Da un lato ci sono le forze politiche che sostengono la linea del ministro e chiedono una difesa più decisa del modello balneare italiano, fondato su imprese familiari e attività radicate nel territorio. Dall’altro lato, esponenti più moderati invocano una soluzione conforme al diritto europeo per evitare che la Commissione avvii una nuova procedura d’infrazione. Il punto di equilibrio, per ora, resta da trovare. La posizione del governo è quella di una revisione “ragionevole” del Codice, ma la tempistica e i contenuti della riforma non sono ancora definiti.


Sul piano tecnico, la modifica dell’articolo 49 dovrà tener conto anche delle competenze regionali e delle sentenze del Consiglio di Stato, che ha dichiarato illegittime le proroghe automatiche. Qualsiasi nuova norma dovrà dunque evitare di ricadere nelle stesse criticità giuridiche che hanno generato i precedenti contenziosi. Gli uffici legislativi del ministero stanno lavorando a una bozza che potrebbe prevedere un sistema di evidenza pubblica differenziato, con bandi semplificati e criteri di valutazione che riconoscano l’esperienza e gli investimenti pregressi dei concessionari. L’obiettivo dichiarato è consentire una transizione ordinata verso un regime più trasparente, senza mettere a rischio migliaia di posti di lavoro.


Il nodo centrale rimane quello economico. L’intero comparto balneare vale circa 15 miliardi di euro l’anno e conta oltre 30 mila imprese, la maggior parte a conduzione familiare. Per molti stabilimenti, la perdita della concessione significherebbe la chiusura immediata o la necessità di competere con grandi gruppi stranieri dotati di maggiori risorse finanziarie. È proprio questo rischio che Salvini intende scongiurare, proponendo un percorso di riforma che tuteli la specificità del modello italiano. Tuttavia, secondo diversi esperti di diritto europeo, una deroga generalizzata sarebbe difficilmente compatibile con la normativa comunitaria e potrebbe tradursi in nuove contestazioni.


Sul fronte politico, la Lega spinge per accelerare la riforma già nei prossimi mesi, inserendola come emendamento al disegno di legge sulla concorrenza. Fratelli d’Italia mantiene una posizione di equilibrio, preferendo rinviare la questione a un intervento normativo più ampio che coinvolga anche le regioni. Forza Italia, invece, si mostra più prudente e chiede di aprire un tavolo tecnico con la Commissione europea per evitare il rischio di sanzioni. In questo clima, le associazioni di categoria chiedono chiarezza e denunciano la mancanza di certezze sul futuro delle concessioni. Molti imprenditori lamentano di non poter programmare investimenti a lungo termine in assenza di regole stabili.


Il ministro ha ribadito che il governo non intende mettere in discussione il principio di concorrenza, ma ritiene necessario applicarlo con equilibrio. L’intenzione è preservare la tradizione delle imprese balneari italiane, che rappresentano una componente identitaria del turismo nazionale, senza compromettere gli obblighi assunti con l’Unione Europea. Salvini ha sottolineato che il settore non può essere trattato come un semplice servizio commerciale, ma come un patrimonio economico e culturale da valorizzare.


Le prossime settimane saranno decisive per capire quale direzione prenderà la riforma. Il Ministero delle Infrastrutture dovrà presentare una proposta di modifica condivisa con il Ministero dell’Economia e con la Presidenza del Consiglio. Parallelamente, la Commissione europea continuerà a monitorare i passi dell’Italia, pronta a intervenire se le nuove norme non garantiranno una reale apertura del mercato. Il confronto tra Roma e Bruxelles si annuncia complesso, ma il governo sembra intenzionato a difendere la propria posizione con una strategia che coniughi tutela del settore e rispetto dei vincoli comunitari.


Nel frattempo, le imprese restano in attesa di indicazioni concrete. Molti concessionari hanno già avviato azioni legali per contestare le interpretazioni delle sentenze e chiedono al governo di intervenire con una legge chiara che metta fine all’incertezza. Il dibattito sull’articolo 49 del Codice della navigazione diventa così un banco di prova politico ed economico per l’intera maggioranza, chiamata a bilanciare interessi locali, vincoli europei e sostenibilità finanziaria.

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