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Raccolta delle olive in Italia: la produzione di olio attesa in crescita del 30 per cento

È partita la nuova campagna olivicola e i dati diffusi dalle principali organizzazioni del settore indicano un’inversione di tendenza significativa rispetto allo scorso anno. Dopo una stagione caratterizzata da siccità e rese molto ridotte, nel 2025 la produzione nazionale di olio è attesa in crescita di circa il 30 per cento, con una stima complessiva attorno alle 300.000 tonnellate.


Il merito di questo recupero è in gran parte del Sud Italia, dove le condizioni climatiche sono state più favorevoli durante la fase cruciale della fioritura e nelle settimane successive. In Puglia e Calabria, che insieme rappresentano oltre il 60 per cento della produzione nazionale, si attendono incrementi tra il 30 e il 40 per cento. Le piogge estive hanno contribuito a riequilibrare gli effetti del caldo intenso di maggio, permettendo agli oliveti di svilupparsi con maggiore regolarità.


La situazione appare invece più disomogenea al Centro. In alcune zone della Toscana e dell’Umbria si prospetta una buona raccolta, mentre in altre aree si registrano cali che potrebbero toccare il 10-15 per cento a causa di precipitazioni irregolari e temperature poco favorevoli. Nel Nord, dove l’olivicoltura è meno diffusa ma comunque significativa in alcune province, il bilancio è più critico. Le piogge tardive e il maltempo estivo hanno inciso negativamente e in alcune aree si temono riduzioni fino al 40 per cento.


Rispetto alla campagna precedente, le condizioni meteo hanno giocato un ruolo determinante. L’anno scorso gli ulivi erano stati messi a dura prova da siccità e ondate di calore, con conseguente caduta precoce dei fiori e rese molto basse. Quest’anno, invece, le precipitazioni più regolari hanno consentito una fioritura migliore e un’allegagione più completa, soprattutto nelle regioni meridionali. Anche la resilienza di alcune cultivar ha aiutato a contenere i danni: le varietà più resistenti hanno reagito meglio agli sbalzi termici, garantendo una resa superiore.


Dal punto di vista economico, il ritorno a livelli produttivi più alti potrebbe contribuire a calmierare i prezzi, che negli ultimi anni erano stati spinti verso l’alto dalla scarsità di prodotto. L’incremento dell’offerta dovrebbe favorire una maggiore stabilità nei mercati interni e dare più forza all’export, settore fondamentale per l’olio extravergine italiano. Resta però il nodo dei costi di produzione, che restano elevati a causa delle spese energetiche, della manodopera e dei trasporti.


Per i produttori meridionali, che avevano sofferto particolarmente la crisi dello scorso anno, la nuova stagione rappresenta una boccata d’ossigeno. Maggiori volumi permettono margini migliori, sempre che la qualità dell’olio venga preservata. La sfida principale sarà infatti quella di mantenere standard elevati: un aumento quantitativo non garantisce automaticamente un incremento proporzionale di olio se le rese risultano inferiori. Fattori come la tempestività della raccolta, le modalità di frangitura e le condizioni di conservazione delle olive saranno determinanti per la qualità finale.


Un altro aspetto fondamentale è la capacità della filiera di reggere alla pressione logistica. Frantoi, trasporti e impianti di stoccaggio dovranno essere in grado di sostenere una campagna produttiva più intensa. La rapidità della lavorazione resta decisiva per evitare fermentazioni indesiderate e preservare le caratteristiche organolettiche dell’olio. Le imprese che riusciranno a gestire meglio questi aspetti potranno valorizzare il prodotto anche sui mercati esteri.


Dal punto di vista agronomico, la stagione ha confermato l’importanza di pratiche innovative e di tecniche di adattamento climatico. L’irrigazione di soccorso, dove disponibile, si è dimostrata cruciale per ridurre lo stress idrico. Anche la scelta delle varietà, la potatura e l’uso mirato di fertilizzanti hanno contribuito a migliorare le prospettive. Alcuni produttori hanno sperimentato metodi di agricoltura di precisione per monitorare la crescita delle piante e intervenire tempestivamente in caso di criticità.


Il comparto guarda ora con attenzione al periodo della raccolta, che sarà determinante per confermare le stime ottimistiche. L’attenzione resta alta anche sul fronte meteorologico: piogge eccessive o eventi estremi potrebbero ancora compromettere parte della produzione. Inoltre, l’andamento delle rese sarà osservato con cautela, perché quantità maggiori di olive non sempre significano volumi proporzionali di olio se la resa in frantoio non è ottimale.


Per il consumatore, il recupero della produzione potrebbe tradursi in una maggiore disponibilità e in prezzi più accessibili rispetto agli anni passati, pur con differenze regionali e qualitative. Per il sistema Paese, invece, una produzione più abbondante rappresenta un’occasione per rafforzare la competitività dell’olio italiano sui mercati internazionali e consolidare l’immagine del Made in Italy.

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