Quando il re dello streaming lascia la scena: Daniel Ek esce da CEO di Spotify mentre l’ombra dei droni militari incombe sul suo futuro
- piscitellidaniel
- 1 ott
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Dopo due decenni passati a guidare Spotify, Daniel Ek ha annunciato che lascerà la carica di amministratore delegato a partire dal 1° gennaio 2026 per assumere il ruolo di executive chairman. La decisione, che apparentemente formalizza una situazione operativa già in corso da tempo, riapre però una partita complessa: la leadership futura della piattaforma, la legittimità morale del suo percorso e il nesso controverso tra musica, tecnologia e investimenti bellici.
Da tempo Ek aveva progressivamente delegato alcune responsabilità strategiche ai suoi più stretti collaboratori. Il passaggio ai co-CEO – Gustav Söderström (Chief Product & Technology) e Alex Norström (Chief Business Officer) – verrà ufficializzato con il cambio di ruoli. Entrambi, già co-presidenti, continueranno a riferire al fondatore, restando parte strutturale del vertice decisionale. In sostanza, Spotify converte in titoli quello che in pratica era già il suo assetto organizzativo.
Il fondatore ha motivato la scelta con la volontà di concentrarsi su decisioni di lungo periodo — strategia, allocazione del capitale, relazioni istituzionali e visione globale — anziché sull’operatività quotidiana. Ma il cambiamento non avviene in un contesto neutro. L’annuncio si intreccia con le polemiche nate dalle sue mosse da investitore, in particolare con l’ingente impegno finanziario verso Helsing, azienda europea che sviluppa droni militari con intelligenza artificiale.
Ek, tramite il suo veicolo d’investimento Prima Materia, ha guidato un round da 600 milioni di euro per la startup tedesca, portando la sua valutazione a circa 12 miliardi. Helsing ha come missione la produzione integrata di sistemi d’arma autonomi e software di comando tattico. Questo sodalizio ha suscitato reazioni di dissenso nel mondo musicale e tra gli artisti che collaborano con Spotify: alcuni hanno ritirato i propri cataloghi dalla piattaforma come protesta morale, affermando che non vogliono che la loro arte sia associata indirettamente a progetti bellici.
I critici sottolineano che non esiste un legame operativo diretto fra Spotify e Helsing: l’investimento è privato e separato dalle attività della piattaforma musicale. Tuttavia, la sovrapposizione fra figura personale di Ek e la sua posizione di vertice suscita dubbi sull’equilibrio fra etica del digitale e libertà imprenditoriale. In sostanza: può chi governa l’accesso alla musica avere al contempo partecipazioni in tecnologie distruttive?
Il boicottaggio simbolico è stato guidato da nomi della scena indipendente, come Deerhoof, Xiu Xiu, Massive Attack, King Gizzard & the Lizard Wizard, fra gli altri, che hanno pubblicato dichiarazioni pubbliche motivando la loro scelta. Hanno affermato che non vogliono che la musica generi valore che poi alimenta progetti legati alla guerra. L’eco di queste proteste ha generato dibattito, ma non una fuga di massa dagli utenti: Spotify continua a contare su centinaia di milioni di utenti attivi nel mondo.
In prospettiva, la transizione della leadership sarà attentamente scrutata: il modello a co-CEO richiede chiarezza nella divisione delle competenze, equilibrio decisionale, autonomia e responsabilità. Il ruolo dell’ex CEO rimane forte, con influenza su key decisions, ma la nuova fase richiederà che Söderström e Norström si impongano come leader credibili su tecnologia, contenuto e modello di business.
L’uscita di scena dal ruolo operativo ha anche un valore simbolico. Ek lascia il palco principale nel momento in cui Spotify si trova sotto pressione: concorrenza crescente da Apple Music, YouTube, Amazon; tensioni con gli artisti per la redistribuzione dei ricavi; costi crescenti dei diritti. Il test per i nuovi co-CEO sarà non solo mantenere la crescita, ma rafforzare la sostenibilità del modello nel lungo termine.
Nel contesto europeo, l’investimento in tecnologia della difesa da parte di un imprenditore della musica rivela come i confini tra settori siano sempre più sfumati: la “tech economy” è diventata ecosistema interconnesso dove intelligenza artificiale, energia, difesa e cultura convivono. Ek ha giustificato la sua scelta con la convinzione che l’Europa debba sviluppare capacità tecnologiche proprie, soprattutto in settori strategici, contrastando la dipendenza tecnologica globale.
La prossima sfida sarà anche contenutistica: già oggi, il dibattito sull’equità nei compensi agli artisti, il valore della musica come bene culturale e la responsabilità sociale delle piattaforme è più acceso che mai. La condotta futura di Spotify, sotto nuova guida e con un presidente esecutivo più focalizzato sugli investimenti futuri, diventerà terreno di verifica per chi crede che tecnologia e cultura debbano avanzare insieme, non in contraddizione.
Il cambio al vertice segna una svolta: Spotify entra in una nuova epoca in cui il fondatore si sposta in una posizione di regia, mentre la piattaforma deve dimostrare di reggere il salto generazionale, senza tradire la sua identità originaria. E la questione dei droni militari resterà una ferita aperta: sarà l’azione concreta nel mondo musicale e tecnologico a dire se quell’incontro — musica e difesa — non sia stata una mossa che rompe equilibri già fragili.

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