Powell conferma la linea della Federal Reserve: tassi fermi e cautela su dazi e inflazione futura
- piscitellidaniel
- 1 lug
- Tempo di lettura: 3 min
Il presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, ha ribadito davanti al Congresso degli Stati Uniti la posizione di prudenza dell’istituto centrale, confermando la decisione di mantenere invariati i tassi d’interesse nel breve termine. Intervenendo di fronte alla Commissione bancaria del Senato, Powell ha sottolineato che la Fed necessita di ulteriori dati e prove di un rallentamento sostenibile dell’inflazione prima di procedere con un eventuale allentamento della politica monetaria. In un contesto economico caratterizzato da segnali contraddittori e da nuove incertezze legate alla politica commerciale, la Banca centrale americana adotta una postura attendista, evitando azioni che possano compromettere il fragile equilibrio macroeconomico raggiunto finora.
Uno dei fattori che preoccupano maggiormente Powell è la recente introduzione o minaccia di nuovi dazi doganali, in particolare quelli proposti dalla candidatura repubblicana di Donald Trump in vista delle elezioni presidenziali. Secondo il presidente della Fed, l’imposizione di barriere commerciali potrebbe esercitare un’ulteriore spinta al rialzo sull’inflazione, riducendo al tempo stesso la competitività e aumentando i costi per famiglie e imprese. Seppure la Federal Reserve non si occupi direttamente di politica commerciale, ha il dovere di considerare l’impatto potenziale delle decisioni politiche sui prezzi e sull’attività economica generale. Powell ha ricordato che il contesto dei dazi del 2018-2019 ha già mostrato come le misure protezionistiche possano produrre effetti inflazionistici inattesi e persistenti.
Dal punto di vista della congiuntura, i dati più recenti confermano che l’economia statunitense continua a crescere, ma a un ritmo moderato. L’occupazione resta solida, con un tasso di disoccupazione stabile sotto il 4%, ma i segnali di rallentamento della spesa dei consumatori e della produzione manifatturiera indicano che l’effetto delle restrizioni monetarie degli ultimi due anni si sta trasmettendo all’economia reale. La Fed ha infatti aumentato i tassi d’interesse per un totale di 525 punti base tra il 2022 e il 2023, portandoli a un livello compreso tra il 5,25% e il 5,50%, con l’obiettivo di riportare l’inflazione al target del 2%. Tuttavia, il calo dell’inflazione si è rivelato più lento del previsto e con una significativa rigidità nel settore dei servizi.
Powell ha ammesso che, nonostante i progressi compiuti, il percorso verso una stabilizzazione dei prezzi non è ancora concluso. La componente “core” dell’indice dei prezzi al consumo, che esclude alimentari ed energia, resta sopra il 3%, evidenziando una persistenza dell’inflazione in alcune aree, come l’affitto, l’assistenza sanitaria e le spese per il tempo libero. Il rischio, secondo Powell, è quello di abbassare i tassi troppo presto, alimentando una nuova ondata di rialzi dei prezzi e minando la credibilità dell’istituto centrale.
A complicare ulteriormente il quadro vi è la possibilità, evocata sempre più frequentemente, di uno scenario di “stagflazione lieve”, con crescita debole e inflazione moderata ma ostinata. In questo contesto, la Fed si trova a dover bilanciare due obiettivi in potenziale conflitto: da un lato, sostenere l’attività economica e l’occupazione, dall’altro garantire la stabilità dei prezzi. Powell ha ricordato come l’esperienza storica insegni che la lotta contro l’inflazione richiede determinazione e coerenza, anche a costo di sacrificare parte della crescita nel breve termine.
Durante l’audizione, i senatori hanno posto numerose domande anche sul tema dell’accessibilità al credito. Diverse banche regionali hanno segnalato un irrigidimento degli standard di prestito, soprattutto nel comparto immobiliare commerciale e nei mutui a tasso variabile. Powell ha riconosciuto che l’aumento dei tassi ha reso più costosi i finanziamenti, ma ha anche sottolineato come il sistema bancario americano resti solido e ben capitalizzato. La vigilanza prudenziale, ha affermato, continuerà ad adattarsi per assicurare che i rischi sistemici siano contenuti.
Non è mancato un passaggio sulla questione del debito pubblico. Powell ha ribadito che la politica fiscale non rientra nel mandato diretto della Fed, ma ha avvertito che un percorso credibile di consolidamento delle finanze pubbliche è necessario per garantire la sostenibilità di lungo periodo del sistema economico. I crescenti deficit federali e l’onere del servizio del debito, aumentato con la crescita dei tassi, sono fattori che il mercato tiene in considerazione e che possono incidere sui rendimenti a lungo termine.
Infine, il presidente della Fed ha evitato di indicare una tempistica precisa per l’eventuale primo taglio dei tassi, chiarendo che ogni decisione sarà guidata dai dati. I mercati finanziari, che avevano scommesso su una riduzione già entro l’estate, sembrano ora orientarsi verso scenari più cauti, con il primo intervento ipotizzato a settembre o addirittura oltre. Powell ha chiuso il suo intervento ribadendo che la Fed agirà in base all’evidenza empirica, senza farsi condizionare da pressioni politiche o da aspettative di breve periodo.

Commenti