Piano Casa Città UE: Sala lancia l’appello per 100 miliardi, l’urgenza dell’abitare accessibile e la sfida dei fondi europei
- piscitellidaniel
- 16 set
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L’emergenza abitativa diventa centrale nell’agenda delle città italiane ed europee, con Milano che si fa portavoce di una richiesta esplicita alla Commissione Europea: servono investimenti straordinari per garantire case accessibili e politiche abitative che rispondano a bisogni reali. Il sindaco di Milano ha messo in luce che il piano “Casa Città” previsto dal Governo richiede cifre assai superiori a quelle finora stanziate per essere efficace, parlando di una necessità che si aggira sui 100 miliardi di euro. Questa cifra non è solo un grande numero: è il coronamento di un ragionamento che porta dal livello locale a quello europeo, intrecciando politiche di sussidiarietà, urbanistica, edilizia sociale, diritto alla casa e governance finanziaria.
In primo piano resta il nodo dei costi elevati dovuti all’aumento dei prezzi immobiliari, delle materie prime da costruzione, alle complessità burocratiche e ai vincoli normativi che rallentano ogni intervento. Il piano governativo dovrebbe affrontare questi ostacoli, ma la percezione è che le risorse previste non bastino. Per Milano, il Comune segnala che con cifre inferiori a 2 miliardi sarebbe impensabile far fronte alle necessità locali, non solo in termini di costruzione di alloggi sociali, ma anche di recupero del patrimonio esistente, ristrutturazione, manutenzione e incentivazione di forme ibride di abitazioni accessibili.
Le città europee stanno già sollecitando Bruxelles affinché si attivi un vero e proprio piano paneuropeo per la casa. Una rete di sindaci metropolitani e amministrazioni locali ha chiesto che il nuovo Quadro Finanziario Pluriennale includa linee specifiche per edilizia abitativa accessibile, finanziamenti diretti per gli enti locali, misure che semplifichino l’accesso ai fondi europei e consentano procedure più rapide. Si invoca anche la revisione delle regole sugli aiuti di Stato, una clausola di salvaguardia per gli investimenti abitativi, e strumenti normativi che favoriscano l’edilizia sociale e le politiche abitative inclusive.
L’appello ha diversi livelli: urgente, strutturale, politico. A livello urgente perché molti cittadini, giovani, famiglie a basso reddito, studenti, lavoratori precari, sono ormai esclusi dal mercato dell’alloggio privato: affitti troppo alti, difficoltà ad accedere a mutui, poco spazio per soluzioni intermedie. A livello strutturale perché la disponibilità di case a prezzi accessibili richiede un ripensamento dell’urbanistica, del patrimonio esistente, delle politiche fiscali sull’abitare, e non solo di nuovi progetti costruttivi. A livello politico perché mettere caso e casa al centro significa collegare i livelli locali e regionali con quello nazionale ed europeo, pretendere che le istituzioni comunitarie rispondano con strumenti adeguati e risorse nuove, non semplicemente rimodulazioni di fondi già stanziati ma mai usati o insufficienti.
Uno dei punti critici evidenziati da Sala è che spesso gli enti locali si trovano soli, lasciati senza sufficiente supporto dal Governo centrale. Per Milano, i fondi previsti non coprono l’ampiezza del fabbisogno abitativo: le risorse necessarie non sono solamente per costruire, ma per garantire che le soluzioni siano sostenibili da un punto di vista ambientale, di sicurezza e di qualità urbana. Serve un piano che non consideri solo nuove costruzioni, ma che investa nel recupero del patrimonio esistente, incentivi l’efficientamento energetico, promuova la rigenerazione urbana, e sostenga forme di locazione più accessibili.
Tra le richieste avanzate alle istituzioni europee ci sono: flussi di finanziamento di emergenza che permettano alle città di intervenire rapidamente, programmi dedicati per edilizia sociale e abitativa a prezzi accessibili, uso dei fondi del Next Generation EU, impiego delle risorse non spese o disimpegnate nei vari strumenti europei, e una maggiore responsabilità politica dell’Unione nel garantire il diritto alla casa come diritto sociale fondamentale.
Milano, come molte grandi città europee, si trova ad affrontare tensioni crescenti sul versante abitativo: latenze nella disponibilità di alloggi, affitti che mangiano gran parte del reddito familiare, giovani costretti a restare in casa con i genitori, difficoltà di mobilità sociale perché chi cambia lavoro o città non trova soluzioni abitative adeguate. Sul fronte opposto, c’è l’occasione di affrontare la questione in modo integrato: politiche dell’abitare collegate a politiche dei trasporti, della mobilità, dei servizi sociali, della sostenibilità, del verde, della partecipazione cittadina; interventi che migliorino non solo l’offerta abitativa ma l’intero spazio urbano.
Le cifre proposte, i 100 miliardi evocati da Sala, rappresentano dunque più che un costo: sono la misura della posta in gioco. Sono il tentativo di stimare quel gap tra ciò che è necessario e ciò che è stato finora programmato. Se l’Europa e lo Stato decidessero di investire su questi numeri, cambierebbe non solo il modo in cui si costruisce o si ristruttura, ma il modo in cui si abita, si vive in città.

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