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Perché la BCE prenderà una pausa sui tassi: tra inflazione ai minimi, euro forte e dazi Usa

La Banca centrale europea è pronta ad annunciare una pausa nel ciclo di tagli dei tassi nella riunione di luglio. Dopo otto riduzioni consecutive – dal giugno 2024 fino a giugno 2025 – che hanno portato il tasso sui depositi al 2%, i segnali dall’area euro suggeriscono che il percorso di disinflazione prosegue in linea con l’obiettivo. L’inflazione complessiva e quella core mostrano un rallentamento stabile, mentre l’economia mantiene segnali di resilienza. In questo contesto, un’attenzione particolare è dedicata all’impatto del rafforzamento dell’euro e alle incertezze legate ai negoziati commerciali con gli Stati Uniti.


Gli analisti ribadiscono che l’approccio della BCE sarà “data dependent”: la prossima mossa verrà decisa solo se emergono evoluzioni significative. Se le incognite su dazi, valuta e crescita dovessero sgonfiarsi nei prossimi mesi, è probabile che il prossimo taglio arrivi a settembre, portando i tassi di riferimento a 1,75%. Tuttavia, tutti concordano sul fatto che luglio non sarà il momento per una nuova stretta, bensì per misurare e consolidare gli sforzi fin qui compiuti.


Tra le variabili sul piatto c’è l’evoluzione del cambio. L’euro, salito a livelli elevati, rallenta le esportazioni e mette pressione al ribasso sui prezzi. Per i falchi della BCE, questo è un elemento chiave da monitorare, ma non sufficiente a invertire immediatamente rotta. Alcuni membri del Consiglio – tra cui la tedesca Isabel Schnabel e il presidente della Bundesbank – hanno sottolineato che il tasso di deposito all'1,60‑2% nel 2026 resta coerente se l’inflazione dovesse indebolirsi ulteriormente, pur evidenziando che ogni ulteriore taglio deve essere giustificato da dati concreti.


Un altro elemento determinante sono i negoziati tra Unione europea e Stati Uniti sui dazi. Gli Stati Uniti minacciano dazi fino al 30% sulle esportazioni europee se entro il 1° agosto non sarà raggiunto un accordo. L’effetto psicologico di questo rischio pesa sulle decisioni della BCE: una stretta precipitosa in un contesto di pressioni commerciali potrebbe aggravare la fragilità dell’economia. Perciò la pausa di luglio serve anche per valutare se l’ottimismo espresso nei mesi scorsi dovrà essere rivisto alla luce dei dazi e delle possibili ritorsioni reciproche.


Non da ultimo, la qualità dei dati macroeconomici in arrivo nei prossimi giorni – produzione industriale, indici PMI, fiducia dei consumatori – sarà decisiva. Se gli indicatori confermano una crescita moderata senza scossoni inflazionistici, la Bundesbank e altri istituti tedeschi vedranno rafforzata la linea del “tasso neutrale”. In ogni caso, nel comunicato finale, la presidente Lagarde sceglierà parole chiave: “attendismo”, “attenta valutazione dei rischi” e “dipendenza dai dati”, per mantenere aperta la porta verso altre riduzioni a settembre.


Il fronte delle banche centrali internazionali segue con interesse. Francoforte agisce in parallelo alla Federal Reserve ma con una finestra diversa: l’Europa ha già compiuto un percorso più esteso, mentre negli Stati Uniti la Fed deve ancora raggiungere livelli simili. Un taglio a settembre servirebbe anche a riallineare le politiche globali, soprattutto in un quadro che vede la BCE leader in una fase espansiva.


Sul mercato la reazione è stata netta: dopo le notizie su una possibile pausa, i rendimenti hanno mostrato stabilità e l’euro ha reagito con calo contro il dollaro, sintomo che gli operatori interpretano l’approccio BCE come equilibrato. Le società e i governi europei osservano con attenzione. Per le imprese esportatrici, la stabilità dei tassi e la debolezza valutaria potrebbero tradursi in competitività. Per i paesi indebitati, una pausa da luglio evita l’aumento dei costi finanziari su titoli di debito a breve termine.


La prospettiva di un taglio a settembre resta lo scenario base per la maggioranza degli economisti: se l'inflazione dovesse mantenersi sopra il 2% ma con chiari segni di riduzione, se i negoziati commerciali seguissero un esito positivo e se l'euro restasse stabile, allora il percorso verso tassi all’1,75% potrà proseguire senza percepire alcuna tensione eccessiva sulla crescita.


In definitiva, la BCE non farà marcia indietro ma rallenterà la corsa. La pausa di luglio servirá a verificare che le politiche fin qui adottate abbiano prodotto effetti concreti, e che il contesto esterno – dai dazi Usa all’euro – non eroda i margini di manovra. L’autunno sarà quindi la vera finestra decisionale: se la traiettoria dell’inflazione resta in linea o vira verso il basso, la strada del taglio proseguirà; in caso contrario, la BCE avrà già messo in sicurezza un equilibrio utile a gestire eventuali turbolenze.

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