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Partono a Taranto i bandi del Fondo europeo per la transizione: nuova fase per la rigenerazione industriale e ambientale

Taranto entra nel vivo della programmazione europea dedicata alla transizione giusta. Con la pubblicazione dei primi bandi del Just Transition Fund (JTF), la città e la sua area industriale iniziano un percorso di rinnovamento che punta a ridurre la dipendenza dalle produzioni ad alto impatto ambientale e ad avviare un modello economico fondato sull’innovazione, la sostenibilità e la diversificazione. Si tratta di un passaggio atteso da anni, che coinvolge imprese, enti locali e cittadini in un processo complesso ma strategico per il futuro del territorio.


Il Fondo europeo per la transizione giusta è uno degli strumenti principali dell’Unione Europea per accompagnare le aree più colpite dalla riconversione industriale verso un’economia a basse emissioni. L’Italia dispone complessivamente di oltre un miliardo di euro, di cui circa 750 milioni destinati alla provincia di Taranto, individuata come una delle zone prioritarie per l’alto livello di concentrazione industriale e per le criticità ambientali storiche legate al polo siderurgico. Le risorse sono suddivise tra progetti infrastrutturali, sostegno alle imprese, formazione, ricerca e inclusione sociale.


I primi bandi operativi riguardano tre linee d’azione principali. La prima, denominata “Trasformazioni Taranto”, è rivolta alle imprese che intendono avviare progetti di innovazione tecnologica, efficienza energetica e riconversione produttiva. Il bando finanzia interventi per la modernizzazione dei processi industriali e l’introduzione di soluzioni digitali e sostenibili nelle catene di produzione. La seconda linea, “Reti per Taranto”, è dedicata alla ricerca collaborativa e sostiene partenariati tra aziende, università e centri di innovazione per lo sviluppo di tecnologie pulite, materiali avanzati e soluzioni per l’economia circolare. La terza misura riguarda invece i Programmi Integrati di Agevolazione (PIA) e i MiniPIA, strumenti regionali che offrono contributi a fondo perduto e agevolazioni fiscali per la creazione di nuove imprese, il potenziamento di quelle esistenti e la valorizzazione delle filiere produttive locali.


I bandi del JTF puntano a generare un effetto moltiplicatore sugli investimenti privati, incoraggiando le aziende a scommettere sul territorio. Le imprese che decideranno di localizzare o ampliare la propria attività nell’area di Taranto potranno beneficiare di una premialità aggiuntiva del 10%, un incentivo destinato a rendere più competitiva la zona e a compensare i costi derivanti dalle complessità logistiche e ambientali. Accanto agli strumenti per le imprese, sono previsti finanziamenti per la creazione di poli tecnologici e incubatori di start-up, con particolare attenzione ai settori della transizione ecologica, dell’energia rinnovabile e della digitalizzazione industriale.


Un capitolo significativo del piano è dedicato alla riqualificazione ambientale. I fondi europei finanzieranno interventi di bonifica dei suoli contaminati, recupero delle aree dismesse, riconversione degli spazi industriali e creazione di infrastrutture verdi. Il progetto di Green Belt urbana mira a restituire alla città zone attualmente compromesse, trasformandole in spazi pubblici e parchi naturali capaci di integrare la dimensione ecologica con quella urbana. Sono previsti inoltre programmi per la produzione di energia da fonti rinnovabili, la creazione di comunità energetiche e l’avvio di impianti per la generazione di idrogeno verde.


La transizione non riguarda soltanto l’industria, ma anche il capitale umano. Una parte consistente delle risorse sarà destinata alla formazione professionale e alla riqualificazione dei lavoratori provenienti dai settori tradizionali, in particolare quelli legati alla siderurgia. Verranno attivati corsi di aggiornamento, percorsi di alta specializzazione tecnica e incentivi per l’assunzione di giovani in imprese innovative. L’obiettivo è ridurre l’impatto sociale della riconversione, fornendo nuove competenze e opportunità di lavoro coerenti con i principi della sostenibilità e dell’innovazione.


Il piano d’intervento, che coinvolge Regione Puglia, Ministero dell’Ambiente e Commissione Europea, si fonda su una governance multilivello volta a garantire trasparenza e coordinamento. Il Comune di Taranto ha avviato uno sportello informativo per assistere imprese e cittadini nella partecipazione ai bandi, mentre la Camera di Commercio e gli enti di ricerca locali stanno collaborando per facilitare la nascita di partenariati e progetti congiunti. Le università pugliesi, in particolare il Politecnico di Bari e l’Università del Salento, avranno un ruolo determinante nel trasferimento tecnologico e nella formazione di profili professionali avanzati.


Le prime manifestazioni di interesse raccolte riguardano settori ad alto contenuto innovativo: energie rinnovabili, gestione dei rifiuti, economia circolare, nautica sostenibile, logistica portuale intelligente e agritech. Alcuni progetti mirano alla creazione di microreti energetiche per uso industriale e residenziale, altri puntano a sviluppare piattaforme di monitoraggio ambientale con sistemi di intelligenza artificiale. Il successo di queste iniziative dipenderà dalla capacità del sistema locale di coordinarsi, di superare la frammentazione amministrativa e di attrarre partner industriali solidi.


La sfida più complessa resta quella della tempistica. Le risorse europee devono essere impegnate entro pochi anni, con un calendario serrato che impone efficienza e rapidità di attuazione. La Regione Puglia ha istituito una task force dedicata alla gestione dei bandi e alla verifica dei progetti, per evitare ritardi che potrebbero compromettere l’accesso ai fondi. Gli investitori guardano con attenzione alla capacità del territorio di trasformare le intenzioni in cantieri reali, consapevoli che la riuscita di Taranto come area di transizione sarà un banco di prova per l’intero sistema nazionale.


I bandi del Fondo per la transizione aprono dunque una nuova fase per la città, che si trova al crocevia tra la necessità di risanare un passato industriale ingombrante e l’occasione di costruire un futuro fondato su innovazione, sostenibilità e partecipazione. La strada è complessa, ma i primi segnali indicano un fermento economico e istituzionale che può segnare l’inizio di un cambiamento strutturale per il territorio jonico e per il suo sistema produttivo.

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