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Oltre l’emergenza energetica: quali strade per un mercato sostenibile dell’energia

La crisi energetica che ha colpito l’Europa negli ultimi anni ha imposto una stretta necessità di cambiamento strutturale: non più solo misure temporanee di emergenza, ma una trasformazione profonda verso un modello energetico più resiliente, pulito e stabile nel tempo. Il contesto è mutato in pochi anni: l’aumento dei prezzi internazionali del gas, la dipendenza da fonti fossili importate, le tensioni geopolitiche e gli shock climatici hanno mostrato i limiti di un sistema vulnerabile. Oggi la sfida non è più limitarsi a tamponare i rincari o sostenere famiglie e imprese con misure transitorie, ma costruire il mercato dell’energia che verrà — un mercato capace di conciliare sostenibilità ambientale, sicurezza energetica e competitività industriale.


Un primo pilastro di questa transizione consiste nell’espansione accelerata delle fonti rinnovabili. L’obiettivo è spostare la generazione verso solare, eolico, idroelettrico, biomasse e geotermia, riducendo progressivamente l’uso del gas e del carbone. Ma non basta aumentare la capacità installata: bisogna governare l’intermittenza, garantire capacità di backup, sviluppare sistemi di accumulo, rafforzare le reti di interconnessione e dotarsi di smart grid intelligenti capaci di modulare domanda e offerta in tempo reale. In questo sono centrali le tecnologie di accumulo (batterie a grande scala, sistemi di accumulo distribuito, stoccaggio termico e idrogeno), che servono a stabilizzare il sistema quando le rinnovabili non producono o producono in eccesso.


Un secondo asse strategico riguarda la domanda: il risparmio e l’efficienza energetica sono leve indispensabili. Ridurre gli sprechi nei consumi industriali, negli edifici, nei trasporti e nelle reti è tanto importante quanto generare energia pulita. Interventi come coibentazioni, edifici a energia quasi zero, pompe di calore, illuminazione efficiente, ottimizzazione dei processi produttivi possono ridurre sensibilmente la domanda, alleggerendo la pressione sul sistema. Le politiche devono incentivare questi investimenti, attraverso incentivi, agevolazioni, supporto tecnico e normative che spingano verso standard elevati di efficienza.


Un terzo elemento imprescindibile è la governance del mercato dell’energia. Serve un quadro regolatorio che valorizzi la flessibilità, che premi chi gestisce carichi, accumuli e capacità di modulazione, che spinga alla partecipazione attiva dei consumatori (autoconsumo, comunità energetiche). Il mercato non deve essere rigido e passivo, ma dinamico e distribuito. Occorre ridefinire meccanismi di prezzo che riflettano vero valore dell’energia e della capacità, evitare distorsioni causate da sussidi intempestivi, intervenire con piani di convergenza per regioni meno sviluppate e garantire la coesione territoriale.


A ciò si aggiunge l’importanza dell’integrazione europea. Un mercato nazionale da solo ha limiti strutturali; le interconnessioni transfrontaliere permettono scambi di flussi energetici, maggiore bilanciamento e uso ottimale delle risorse rinnovabili. L’Italia, con la sua posizione geografica e l’esposizione al sole e al vento, può diventare nodo strategico in un sistema mediterraneo e europeo. Ma questo implica investimenti in reti di trasmissione, rafforzamento delle interconnessioni con vicini e regole di mercato coerenti a livello comunitario.


Non meno rilevante è l’approvvigionamento dell’idrogeno verde e dei vettori energetici sostenibili. L’idrogeno può svolgere un ruolo da protagonista come mediazione fra energia rinnovabile e usi industriali ad alta temperatura (acciaio, chimica, siderurgia). Le infrastrutture per la produzione, la distribuzione e l’uso dell’idrogeno devono essere pianificate come parte integrante del sistema energetico futuro.

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