Norme incerte e giurisprudenza mutevole alimentano conflitti e mettono in discussione la certezza del diritto
- piscitellidaniel
- 16 set
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Il diritto vive oggi una fase di instabilità che genera tensioni crescenti. L’alternanza continua tra nuove norme, riforme legislative parziali e mutamenti improvvisi della giurisprudenza alimenta conflitti che toccano cittadini, professionisti e istituzioni. La prevedibilità, valore cardine per qualsiasi ordinamento, si incrina di fronte a sentenze che cambiano indirizzo consolidato e a leggi che modificano di continuo le regole del gioco. L’effetto è un aumento dell’incertezza, che si traduce in un terreno fertile per i contenziosi e per la sfiducia dei cittadini nei confronti della giustizia.
Il fenomeno degli overruling giurisprudenziali è emblematico. Un orientamento interpretativo può durare anni, diventare prassi per avvocati e giudici, e poi essere ribaltato da una decisione che impone criteri del tutto nuovi. Questo accade non solo in ambiti sostanziali, come la qualificazione di determinati reati o la definizione di diritti sociali, ma anche sul piano processuale. Un esempio è quello dei termini per impugnare una sentenza: spostare l’interpretazione sul dies a quo può trasformare in tardivo un atto che fino al giorno prima sarebbe stato considerato tempestivo. Per chi si affida a regole precedenti, l’impatto è devastante e mina la fiducia nell’ordinamento.
La frammentazione normativa contribuisce a questo scenario. Le riforme si susseguono a ritmo serrato, spesso stratificate e difficili da coordinare. L’effetto è un corpo normativo che non sempre si presenta coerente, nel quale convivono disposizioni che si sovrappongono o addirittura si contraddicono. In questo contesto il giudice è chiamato a ricomporre i conflitti, ma così facendo assume un ruolo creativo che accentua il margine di discrezionalità. È proprio questa discrezionalità ad alimentare percezioni di incertezza, perché le regole non appaiono più come qualcosa di stabile ma come esito di interpretazioni mutevoli.
I conflitti tra fonti di diritto aggravano il quadro. La Costituzione, la legislazione ordinaria, le norme sovranazionali dell’Unione Europea e le decisioni della Corte di Strasburgo interagiscono in un sistema complesso che non sempre offre soluzioni immediate. L’interpretazione conforme alla Costituzione è uno strumento utile, ma non risolve tutte le ambiguità. Spesso il risultato è che lo stesso caso può ricevere soluzioni diverse in base al livello di giudizio o all’autorità coinvolta. Per i cittadini e per le imprese questo significa incertezza sui diritti da esercitare e sui doveri da rispettare.
Le conseguenze pratiche sono evidenti. Un’impresa che pianifica un investimento deve considerare non solo il quadro normativo vigente ma anche il rischio che una modifica legislativa o un cambiamento interpretativo ne alteri i presupposti. Un cittadino che affronta un processo si trova di fronte a regole che possono mutare proprio mentre cerca di difendersi. Gli avvocati, che dovrebbero offrire consulenza chiara e basata su principi consolidati, devono invece spesso navigare tra interpretazioni contrastanti, con il rischio di vedere compromessa l’efficacia della loro attività.
Il principio di affidamento, che dovrebbe garantire ai cittadini la certezza che le regole non cambino retroattivamente in modo penalizzante, è continuamente messo alla prova. Quando una sentenza ribalta un orientamento, chi si era conformato al precedente si trova esposto a conseguenze che non avrebbe potuto prevedere. Questo solleva interrogativi non solo tecnici ma anche etici: fino a che punto è accettabile che il diritto cambi senza preavviso? Quale bilanciamento deve prevalere tra l’esigenza di adattare le norme alla società e quella di garantire stabilità?
L’instabilità non riguarda soltanto la giurisprudenza, ma anche le stesse leggi, spesso oggetto di modifiche frammentarie che lasciano irrisolti i nodi strutturali. L’esempio delle riforme processuali degli ultimi anni è emblematico: nuove regole su termini, decadenze e ammissibilità degli atti si sono sovrapposte senza un coordinamento organico, costringendo la Corte di Cassazione a intervenire più volte per chiarire questioni interpretative. Ma ogni chiarimento, a sua volta, può diventare l’anticamera di un nuovo mutamento.
La percezione diffusa è che il sistema non sia più in grado di offrire quella certezza che dovrebbe costituire la sua funzione primaria. L’efficacia della giustizia non dipende solo dalla velocità dei processi o dalle risorse a disposizione, ma anche dalla stabilità delle regole applicate. Se il diritto appare come una materia fluida, mutevole e imprevedibile, il rischio è che crescano i contenziosi, che si moltiplichino i ricorsi e che si rafforzi la sensazione di una giustizia arbitraria, più legata al caso che alla legge.

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