MPS accelera e il titolo corre: Cda centrale atteso in un giorno cruciale mentre si profila un rilancio dell’OPS su Mediobanca
- piscitellidaniel
- 1 set
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È scattato un vero e proprio rally per il titolo di Banca Monte dei Paschi di Siena (MPS), che ha registrato uno dei rialzi più significativi delle ultime sedute, sull’ondata di attese per la riunione del Consiglio di Amministrazione. Il mercato scommette pesantemente su un possibile rilancio dell’Offerta Pubblica di Scambio (OPS) su Mediobanca, operazione messa in piedi dal management senese per mettere le mani sul controllo dell’istituto milanese.
La ragione di questo improvviso fermento è triplice: l’approssimarsi della scadenza dell’OPS – fissata per l’8 settembre –, la possibilità di rafforzare l’offerta introducendo una componente in contanti oltre allo scambio azionario, e un clima generale di consolidamento bancario che spinge verso aggregazioni di peso nel settore finanziario italiano. Gli operatori guardano con interesse al piano che potrebbe consentire a MPS di superare la soglia del 50 percento del capitale di Mediobanca, obiettivo ambizioso che comporterebbe il controllo dell’avversario.
L’offerta iniziale, lanciata nei primi mesi dell’anno, prevedeva l’emissione di nuove azioni MPS in cambio di azioni Mediobanca, ad un tasso di circa 2,533 azioni MPS per ogni Mediobanca. Il meccanismo era valutato sotto il prezzo di mercato, elemento che ha fatto da freno alle adesioni iniziali. Tuttavia, con il tempo e l’evolversi degli avvenimenti, si è fatta strada l’ipotesi di un potenziamento dell’offerta: un’aggiunta di elemento cash, valutata tra 500 e 700 milioni di euro, accompagnata eventualmente da una proroga dei termini, per renderla più appetibile agli azionisti.
È in questo contesto che la riunione del Consiglio di Amministrazione assume un ruolo determinante: da una parte, si attende un voto favorevole sull’introduzione del componente cash e sull’estensione del periodo operativo; dall’altra, è atteso un messaggio chiaro sul fatto che MPS intenda conquistare il controllo di Piazzetta Cuccia, sfruttando inoltre i benefici fiscali legati alle perdite pregresse di Mediobanca sotto forma di crediti d’imposta.
La decisione del board arriva dopo che l’OPA ha già ricevuto il via libera da parte dell’Antitrust e della Consob, abilitando l’operazione sul piano formale. Inoltre, l’aumento di capitale necessario per finanziare l’OPS è stato deliberato per un valore complessivo di oltre 13 miliardi di euro, tramite l’emissione di circa 2,23 miliardi di nuove azioni, escludendo il diritto di opzione. Tutto era pronto perché, entro metà luglio, iniziasse la fase operativa dell’offerta, fino ad arrivare alla scadenza di inizio settembre.
A rispondere all’offensiva di MPS c’è stato immediatamente il board di Mediobanca, che ha definito l’OPS ostile, non concordata e del tutto inadeguata sotto il profilo strategico e di valore per gli azionisti. In parallelo, il consiglio milanese ha lanciato un tentativo di contromossa attraverso l’acquisizione di Banca Generali, progetto però sfumato a seguito del mancato supporto degli azionisti. Nel frattempo, è arrivata la bocciatura all’Ops su Generali, mentre alcuni clan azionisti influenti come Delfin e Caltagirone hanno cominciato a negoziare trasferimenti di quote verso MPS.
Sul versante regolamentare, la Banca Centrale Europea ha approvato l’operazione, ma ha imposto l’obbligo – qualora l’adesione superasse il 50 per cento – di presentare un piano di integrazione entro sei mesi, con dettagli su capitale, infrastrutture IT e cybersecurity. Questo elemento, se interpretato correttamente, fornisce strategia e tempistiche chiare per procedere all’eventuale fusione.
Il CEO di MPS, rinnovando fiducia nel progetto, si è concentrato sull’obiettivo della soglia minima del 35% per esercitare profittabilità fiscale, ma ha chiarito che il vero salto di qualità verrà con il superamento della soglia del 50% e oltre. Questo permetterebbe di consolidare Mediobanca e trasformare MPS in protagonista di primo piano nella ristrutturazione del mercato finanziario italiano.
Ma non mancano le incognite: l’operazione è litigiosa e fortemente politicizzata. Il governo italiano, pur avendo ceduto parte del suo controllo nell’istituto senese come parte del percorso di privatizzazione, segue con attenzione sviluppi e implica aspetti di golden power. Inoltre, tra gli azionisti restano incerte le posizioni di fondi esteri e istituzionali, ancora divisi sull’elevato rischio dell’operazione.
Sul titolo MPS, questo clima ha già avuto effetti tangibili: il forte rialzo è un anticipo di qualsiasi approvazione di rilancio, ma il mercato resta nervoso. L’eventuale rilancio in cash, se confermato, rappresenterebbe un turning point non solo per il titolo stesso, ma anche per l’intera vicenda Mediobanca, potenzialmente preludio a una nuova fase di consolidamento importanti nel sistema bancario italiano.

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