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Le api sono in pericolo, allarme in Europa: pesticidi, cambiamenti climatici e monoculture minacciano l’impollinazione

Le api europee sono sempre più a rischio. Gli ultimi rapporti diffusi da enti scientifici e istituzioni europee delineano uno scenario allarmante per la sopravvivenza di questi insetti fondamentali per l’equilibrio degli ecosistemi e la sicurezza alimentare. Secondo le analisi dell’Agenzia europea per l’ambiente e di numerose associazioni di apicoltori, negli ultimi anni si è registrata una significativa diminuzione della popolazione di impollinatori, con un calo che in alcuni contesti supera il 30%. Le cause principali di questa emergenza sono l’uso massiccio di pesticidi, la perdita di habitat, i cambiamenti climatici e l’omogeneizzazione agricola legata alle monoculture intensive.


La questione non riguarda solo le api mellifere, utilizzate per la produzione di miele e cera, ma anche e soprattutto gli impollinatori selvatici, come i bombi, le api solitarie, le farfalle e numerose specie di coleotteri. La loro presenza è essenziale per garantire la fertilizzazione di oltre il 75% delle colture agricole europee. Mele, pere, mandorle, pomodori, fragole e decine di altre coltivazioni dipendono dall’azione di questi insetti. Secondo la Commissione europea, il valore economico del servizio di impollinazione fornito dagli insetti supera i 5 miliardi di euro l’anno solo in Europa.


L’effetto combinato di pesticidi e cambiamento climatico

L’uso intensivo di pesticidi, in particolare dei neonicotinoidi, è stato più volte indicato come una delle principali cause del declino delle api. Nonostante la Commissione europea abbia già vietato nel 2018 tre molecole principali di questa categoria – clothianidin, imidacloprid e thiamethoxam – sono ancora molte le sostanze chimiche autorizzate nei vari Paesi dell’Unione che hanno effetti nocivi su questi insetti. Alcuni Stati membri, come l’Ungheria e la Romania, hanno concesso deroghe temporanee per l’uso di pesticidi vietati, giustificate dalla necessità di proteggere i raccolti cerealicoli o barbabietole da zucchero.


Anche le nuove generazioni di fitofarmaci, pur meno aggressive, si stanno rivelando pericolose per la salute delle api, in quanto interferiscono con il loro sistema nervoso centrale, riducono la capacità di orientamento e ostacolano la comunicazione tra individui. A queste minacce si sommano gli effetti indiretti del cambiamento climatico: l’aumento delle temperature, la siccità prolungata e gli eventi climatici estremi alterano i cicli vegetativi delle piante e rendono più difficile per le api trovare fonti di nettare e polline durante tutto l’anno. In alcune regioni d’Europa si è registrato un anticipo o uno sfasamento della fioritura rispetto alla stagionalità normale, con conseguenze gravi sulla disponibilità di cibo per gli impollinatori.


Monocolture e perdita di biodiversità

Un altro fattore determinante è l’evoluzione dell’agricoltura verso modelli sempre più intensivi e meccanizzati. Le grandi monocolture – spesso spinte anche dai finanziamenti della PAC, la Politica Agricola Comune – impoveriscono la biodiversità vegetale e rendono le campagne ambienti ostili alla sopravvivenza degli impollinatori. La scomparsa delle siepi, dei margini erbosi, dei prati stabili e delle zone umide ha ridotto in modo drastico gli habitat naturali delle api selvatiche.


Il paesaggio agricolo europeo si è trasformato in modo radicale negli ultimi decenni, sostituendo la varietà di coltivazioni tipica delle aziende miste con campi uniformi destinati a pochi prodotti commerciali. In questo scenario, le api non trovano più un ambiente adatto dove nidificare, ripararsi e alimentarsi. Il problema è particolarmente sentito nei Paesi dell’Est Europa, dove l’adozione rapida di tecniche agricole industriali ha accelerato la scomparsa di ecosistemi semi-naturali essenziali alla sopravvivenza degli impollinatori.


Azioni dell’Unione europea e risposte nazionali

Nel 2018, la Commissione europea ha adottato l’“Iniziativa europea per gli impollinatori”, un pacchetto di misure per contrastare il declino delle api e degli insetti utili. Il piano prevede azioni per migliorare la raccolta dati sullo stato delle popolazioni, promuovere l’agricoltura sostenibile e incentivare la creazione di habitat favorevoli. Tuttavia, secondo le organizzazioni ambientaliste come Greenpeace e PAN Europe, gli interventi previsti finora sono insufficienti e manca una strategia vincolante che obblighi gli Stati membri ad agire con urgenza.


Nel 2023, il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione che chiede alla Commissione di rafforzare l’impegno a favore degli impollinatori, chiedendo limiti più severi sull’uso dei pesticidi e l’integrazione della tutela della biodiversità nei Piani Strategici Nazionali della PAC. Alcuni Paesi, come la Francia e la Germania, hanno già adottato misure più restrittive, promuovendo programmi per il ripristino di aree naturali e per la conversione a pratiche agricole più rispettose dell’ambiente. In Italia, il Ministero dell’Agricoltura ha avviato nel 2022 una strategia nazionale per gli impollinatori, in collaborazione con ISPRA e CREA, che prevede il monitoraggio delle api selvatiche e l’attuazione di misure agroambientali mirate.


L’appello degli apicoltori e della scienza

Gli apicoltori europei, che da anni denunciano il declino delle colonie e la crescente difficoltà a mantenere attive le produzioni, chiedono misure più incisive e interventi rapidi. Le morie invernali, le malattie legate agli inquinanti e la scarsità di fioriture mettono a rischio la sopravvivenza di migliaia di piccole aziende familiari che vivono di apicoltura. Secondo l’Associazione Apimondia, nel 2023 in alcune zone d’Italia, Francia e Polonia la mortalità delle api ha raggiunto punte del 40%, costringendo molti apicoltori a ricostituire interamente le colonie con costi elevatissimi.


Anche la comunità scientifica lancia l’allarme. L’Università di Reading, in un recente studio pubblicato su “Nature Ecology & Evolution”, ha calcolato che in Europa il 25% delle specie di impollinatori rischia l’estinzione nei prossimi decenni. Gli studiosi sottolineano come la scomparsa delle api non impatterebbe solo sulla produzione alimentare, ma provocherebbe un collasso ecologico a catena, compromettendo anche la sopravvivenza di uccelli, mammiferi e piante che dipendono direttamente o indirettamente dall’impollinazione.


Le api sono dunque un indicatore della salute dell’ambiente e della qualità della nostra agricoltura. La loro tutela richiede un approccio integrato che coinvolga agricoltori, istituzioni, ricercatori e cittadini. Ogni ritardo, come ammoniscono le organizzazioni ecologiste, rischia di rendere irreversibile un declino che è già in corso e che minaccia in modo silenzioso ma concreto la sicurezza alimentare del continente europeo.

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