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La suprema corte tedesca riapre il caso dieselgate e annulla l’accordo sulle coperture assicurative dei dirigenti Volkswagen

La Corte federale di giustizia tedesca ha deciso di annullare un verdetto che aveva confermato la validità di un accordo legato alle coperture assicurative per responsabilità civile verso i dirigenti Volkswagen. Si tratta di un passaggio cruciale perché riporta al centro dell’attenzione giudiziaria il tema delle responsabilità interne al gruppo nell’ambito del Dieselgate. La Corte ha stabilito che il tribunale di grado inferiore non aveva valutato adeguatamente la legittimità del voto assembleare con cui era stato ratificato il piano di copertura assicurativa. La decisione impone quindi un nuovo esame del caso, rimandando la questione a un giudice di merito che dovrà valutare se vi siano stati vizi procedurali o conflitti di interesse che abbiano potuto influenzare le scelte degli azionisti.


Il Dieselgate resta uno dei più grandi scandali industriali degli ultimi decenni. Esploso nel 2015, ha riguardato milioni di veicoli diesel Volkswagen equipaggiati con un software in grado di alterare i test sulle emissioni. Le conseguenze sono state devastanti: indagini penali, multe miliardarie, richiami di massa e un colpo durissimo alla credibilità del marchio. A distanza di dieci anni, il gruppo continua a fare i conti con i procedimenti civili e penali pendenti, nonché con richieste di risarcimento che hanno superato complessivamente i trenta miliardi di euro.


La questione affrontata dalla Corte riguarda nello specifico le assicurazioni D&O, strumenti pensati per coprire i manager dalle richieste di danni legate a decisioni prese durante il loro mandato. Volkswagen aveva raggiunto un’intesa che prevedeva il coinvolgimento delle compagnie assicurative al fine di limitare l’esposizione diretta dei dirigenti e tutelare al contempo la società. Quel compromesso era stato approvato da un’assemblea degli azionisti e convalidato da un tribunale, ma ora il BGH ha ritenuto che non fossero state esaminate in modo sufficiente le critiche avanzate da alcuni soci sulla validità di quel voto. Si tratta di un rilievo tecnico ma dalle conseguenze potenzialmente dirompenti, perché mette in discussione la solidità di un accordo che doveva garantire certezza giuridica e chiudere una parte rilevante delle vertenze.


Le implicazioni sono molteplici. Da un lato, le compagnie assicurative potrebbero trovarsi esposte a una nuova ondata di contenziosi e richieste di rinegoziazione. Dall’altro, gli ex dirigenti coinvolti potrebbero vedere ridimensionata la protezione dalle azioni risarcitorie, con il rischio di dover rispondere in prima persona dei danni causati dalle loro scelte. Non meno rilevanti sono le conseguenze per gli azionisti, che potrebbero chiedere nuove tutele o addirittura pretendere rimborsi se fosse accertata l’irregolarità del processo assembleare. Si apre così un fronte che rischia di allungare ulteriormente i tempi di chiusura di uno scandalo che la società avrebbe voluto archiviare da tempo.


Il Dieselgate aveva già avuto riflessi profondi sulla governance del gruppo. Alcuni dirigenti sono stati condannati per frode, altri hanno patteggiato pene o si trovano ancora sotto processo. Il procedimento contro l’ex amministratore delegato Martin Winterkorn è stato sospeso per motivi di salute, lasciando irrisolto uno dei capitoli più attesi. Nel frattempo, diverse corti europee hanno riconosciuto che l’acquisto di veicoli con software manipolato comporta un danno economico intrinseco, indipendentemente dal corretto funzionamento del mezzo, e hanno stabilito risarcimenti ai consumatori, spesso ridotti tenendo conto dell’uso effettivo dell’auto.


L’annullamento deciso dalla Suprema Corte tedesca rischia di rappresentare un nuovo punto di svolta. Non solo per il futuro delle coperture assicurative, ma anche per l’intero assetto dei rapporti tra Volkswagen, i suoi dirigenti e gli azionisti. La sentenza obbliga a una nuova valutazione delle responsabilità e riporta al centro il tema della trasparenza delle procedure assembleari. In un contesto già complesso, la prospettiva di un ulteriore giudizio alimenta l’incertezza, sia sul piano legale che su quello finanziario, riaccendendo i riflettori su un caso che continua a produrre effetti a distanza di un decennio.

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