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La nautica rallenta la sua corsa: boom dei superyacht ma i piccoli cantieri restano indietro, tra costi, domanda volatile e sfide strutturali

Il settore nautico italiano mostra segnali di rallentamento dopo anni molto positivi: mentre i superyacht continuano a veleggiare in alto, con ordinativi robusti, margini di profitto consistenti e domanda internazionale forte, i cantieri più piccoli stanno attraversando difficoltà crescenti. La differenza tra gli estremi della filiera – tra chi può puntare su prodotti di prestigio, personalizzati, senza compromessi di prezzo, e chi produce natanti medio-piccoli per il mercato locale – è sempre più netta, e mette in luce problemi che non sono solo ciclici, ma strutturali.


Dati recenti indicano che le commesse e le consegne per i superyacht (barche di lusso sopra i 30-40 metri) restano sostanzialmente in crescita, grazie a ricchezza accumulata, investimenti da parte di clienti privati, stabilità nelle forniture di componenti di fascia alta, e capacità di accesso al credito e agli export. Le aziende che operano in questo segmento segnalano ordini anche per il 2026 ben oltre le attese, contratti firmati con largo anticipo, personalizzazioni ad alta innovazione tecnologica (nei materiali, nei sistemi di bordo, nei comfort) che permettono di scaricare sui clienti finale i maggiori costi delle materie prime, energia e trasporti.


Al contrario, i produttori di natanti piccoli e medi – barche sotto i 15-20 metri, gommoni, open, imbarcazioni da diporto locale – faticano sempre di più. I problemi principali segnalati sono l’aumento dei costi delle materie prime (vetroresina, legnami speciali, acciai, componentistica elettronica), dei trasporti, dell’energia per le lavorazioni, insieme a difficoltà nel reperimento del personale specializzato. A questo si aggiungono vincoli normativi, costi di certificazione, sicurezza, omologazione che pesano di più nei piccoli esempi in proporzione al fatturato, rendendo complicato mantenere margini accettabili senza aumenti di prezzo che riducono la domanda.


La domanda locale per modelli più piccoli mostra segni di debolezza: i consumatori sono più cauti, posticipano acquisti per l’incertezza dei costi, degli ormeggi, del carburante, dei costi di gestione. Il mercato internazionale per queste barche più modeste è spesso più competitivo, con produttori stranieri che beneficiano di economie di scala o costi del lavoro inferiori, che possono proporre prezzi più bassi o offrono più varietà. Per il piccolo cantiere italiano, che non ha voce nei grandi acquisti istituzionali né capacità di assorbire shock sui costi, questa pressione si traduce in ordini più deboli, margini sotto stress, uso dei cassintegri o riduzione del personale.


Un altro elemento profilato da aziende e associazioni del settore è la stagionalità. Per le piccole imbarcazioni, che spesso servono diporto domestico estivo, la domanda si concentra su pochi mesi e le performance economiche annuali dipendono in larga parte dalla buona stagione, dalle condizioni climatiche, dalle ferie, dai trend turistici. Ogni ritardo nei ritiri, nei trasporti, ogni aumento imprevisto di costi logistici durante l’alta stagione si somma e può erodere pesantemente i margini che erano stati calcolati con margini ridotti.


Anche la filiera di fornitura presenta nodi strutturali: i fornitori di componenti, motorizzazioni, accessori high tech, elettronica di bordo, sistemi di sicurezza, hanno visto rincari ma anche tempi di consegna allungati. Per i superyacht questo è meno problematico, perché i grandi attori prenotano in anticipo, hanno potere contrattuale, possono diversificare fonti. Per i piccoli cantieri, che operano con orizzonti di breve termine e meno capitale circolante, ogni interruzione o aumento imprevisto si riverbera con forza.


Sul fronte delle politiche pubbliche e del sostegno istituzionale, il settore chiede interventi mirati: semplificazione normativa per certificazioni e omologazioni, incentivi fiscali per la nautica diporto, sostegno ai cantieri locali, agevolazioni su energia, accesso al credito, promozione all’export per i modelli più piccoli. Diversamente, c’è il rischio che la differenza tra i segmenti si allarghi, con i superyacht che consolidano un vantaggio e i piccoli che restano in una condizione di marginalità crescente.


Le opportunità non mancano. Il made in Italy, il design, la qualità, la manualità artigiana sono elementi ancora molto apprezzati sui mercati esteri. Anche trend come la nautica elettrica, sistemi ibridi, materiali sostenibili, tecnologie verdi, comfort di bordo avanzato, digitalizzazione dei servizi a bordo offrono spazi di innovazione che possono essere sfruttati. Ma per questo servono investimenti, ricerca applicata, formazione, strutture logistiche adeguate, presenza nei cantieri navali specializzati, e la capacità dei piccoli operatori di unirsi in reti o consorzi per avere massa critica.

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