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La Commissione UE apre un’indagine sull’acquisizione di NetCo da parte di KKR: nel mirino informazioni inesatte e fuorvianti

La Commissione europea ha ufficialmente avviato un’indagine formale sull’acquisizione della rete fissa di TIM da parte del fondo statunitense KKR, operazione che riguarda NetCo, la società cui è stata conferita l’infrastruttura primaria dell’ex monopolista. Al centro della contestazione vi sarebbero presunte informazioni errate, inesatte o fuorvianti fornite da KKR durante la fase di notifica alla Commissione, ai sensi della normativa sulle concentrazioni tra imprese. Bruxelles vuole accertare se il colosso finanziario americano abbia violato gli obblighi di trasparenza richiesti dall’articolo 14 del Regolamento UE n. 139/2004, norma che disciplina il controllo delle operazioni di concentrazione all’interno del mercato unico europeo.


La posta in gioco è elevata. Se l’indagine dovesse accertare irregolarità, KKR potrebbe essere soggetta a una sanzione amministrativa che può arrivare fino all’1% del proprio fatturato globale. Le autorità antitrust dell’Unione non contestano l’operazione in sé – ovvero l’acquisizione del controllo esclusivo della rete TIM attraverso NetCo – ma mettono in discussione la correttezza e completezza delle informazioni fornite nella documentazione ufficiale. In particolare, sarebbero emerse discrepanze rilevanti in merito all’influenza effettiva che il Ministero dell’Economia italiano manterrebbe sull’asset strategico anche dopo la cessione alla società americana.


Nella documentazione presentata a Bruxelles, KKR avrebbe omesso o rappresentato in modo ambiguo alcuni aspetti legati ai diritti di veto o agli strumenti di indirizzo strategico di cui continuerebbe a disporre lo Stato italiano. La Commissione vuole chiarire se questi elementi possano alterare la valutazione complessiva dell’operazione, determinando una forma di controllo congiunto tra attori pubblici e privati che richiederebbe una diversa qualificazione giuridica dell’operazione stessa.


Secondo quanto emerge dalle prime indiscrezioni, le osservazioni dell’Antitrust europeo si concentrano su un passaggio particolarmente delicato: la governance futura di NetCo e il ruolo che il Tesoro manterrebbe attraverso la sua partecipazione diretta e tramite la Cassa Depositi e Prestiti. In base all’attuale struttura dell’operazione, KKR dovrebbe acquisire il controllo operativo e industriale della società della rete, ma lo Stato conserverebbe una serie di prerogative che potrebbero influenzare le scelte strategiche in ambito infrastrutturale, occupazionale e territoriale.


L’inchiesta aperta a Bruxelles si colloca in un momento politicamente sensibile per l’intero progetto di riorganizzazione del gruppo TIM, che vede nella vendita della rete l’elemento chiave per ridurre il debito e rilanciare la sostenibilità industriale della compagnia. L’accordo con KKR ha già ottenuto l’approvazione preliminare delle autorità nazionali, comprese quelle di sicurezza e difesa, in quanto la rete viene considerata un’infrastruttura critica. Tuttavia, la vigilanza dell’Unione rimane cruciale per l’effettiva conclusione dell’operazione e per l’ottenimento del via libera definitivo.


Secondo il regolamento europeo sulle concentrazioni, tutte le operazioni che superano determinati parametri di fatturato devono essere notificate preventivamente alla Commissione, che può approvarle, porvi condizioni o bloccarle se ritiene che possano ostacolare la concorrenza nel mercato interno. Fornire informazioni inesatte o incomplete rappresenta una violazione rilevante, anche in assenza di dolo, perché compromette la capacità dell’Autorità di valutare correttamente l’impatto dell’operazione.


In risposta all’avvio dell’indagine, KKR ha ribadito la correttezza della propria condotta e ha assicurato la piena collaborazione con le istituzioni europee. Il fondo ha affermato che tutte le informazioni sono state fornite in buona fede e in linea con le pratiche consolidate, sottolineando che l’obiettivo resta quello di finalizzare un’operazione strategica per lo sviluppo digitale dell’Italia e per la modernizzazione della rete di telecomunicazioni. La società si è detta fiduciosa sull’esito del procedimento e sull’effettiva validazione dell’operazione nei tempi previsti.


Anche TIM, attraverso comunicazioni ufficiali, ha confermato la propria estraneità rispetto alle questioni oggetto di indagine, ribadendo che il processo di cessione della rete si è svolto nel pieno rispetto delle normative vigenti e con il coinvolgimento di tutte le autorità competenti. L’azienda guidata da Pietro Labriola continua a considerare la cessione di NetCo come una tappa fondamentale per rilanciare il core business centrato sui servizi, sulle tecnologie digitali e sulla valorizzazione dei clienti.


L’indagine della Commissione potrebbe tuttavia influenzare i tempi e la struttura finale dell’operazione, generando incertezza tra gli investitori e nei mercati finanziari. I titoli TIM hanno registrato nelle ultime ore una volatilità significativa, anche in relazione alle prospettive di approvazione definitiva del piano industriale. Alcuni osservatori ritengono che Bruxelles potrebbe chiedere modifiche nella governance di NetCo o imporre vincoli per garantire una separazione più netta tra pubblico e privato nella gestione della rete.


L’intervento dell’Antitrust UE si inserisce in un contesto europeo sempre più attento alla tutela della concorrenza e al controllo delle infrastrutture strategiche. Le operazioni di concentrazione nel settore delle telecomunicazioni sono soggette a una sorveglianza rafforzata, anche alla luce delle implicazioni geopolitiche connesse alla proprietà e al controllo delle reti digitali. La vicenda TIM-KKR potrebbe costituire un precedente importante per operazioni simili in altri Stati membri.

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