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L’ONU apre la via a una governance globale dell’intelligenza artificiale: nasce il dialogo multilaterale e il panel scientifico internazionale

Le Nazioni Unite hanno avviato un passo decisivo verso la costruzione di un sistema di regole e cooperazione internazionale per la gestione dell’intelligenza artificiale, un ambito che ormai tocca tutti i settori della vita economica, sociale e politica. La crescente diffusione di tecnologie basate su algoritmi e machine learning, dalle piattaforme digitali ai sistemi di difesa, impone una cornice di controllo che superi le singole legislazioni nazionali. Con questo obiettivo, l’ONU ha istituito due nuovi strumenti istituzionali che dovranno diventare il perno di una futura architettura globale dell’IA: il Global Dialogue on Artificial Intelligence Governance e l’Independent International Scientific Panel on AI.


Il primo, il Global Dialogue, è concepito come un forum politico annuale in cui Stati, organismi sovranazionali, aziende tecnologiche, università e società civile potranno discutere i temi centrali legati alla regolazione dell’intelligenza artificiale. Tra le questioni al centro del tavolo figurano sicurezza, diritti digitali, protezione dei dati, impatto sull’occupazione, etica dei sistemi automatizzati, uso militare dell’IA e disparità di accesso alle tecnologie. L’obiettivo dichiarato è quello di creare una piattaforma stabile di confronto che favorisca l’adozione di principi comuni e di linee guida uniformi, in grado di orientare la legislazione dei singoli Paesi.


Il secondo strumento, l’Independent International Scientific Panel on AI, nasce con una vocazione più tecnica. Sarà composto da esperti di tecnologia, scienza dei dati, etica, diritto e sociologia, con il compito di fornire analisi indipendenti e pareri scientifici basati su evidenze verificabili. Il panel dovrà identificare i rischi emergenti, valutare gli effetti sociali ed economici delle nuove applicazioni e suggerire standard condivisi per la trasparenza e l’affidabilità dei sistemi. Si tratta di un organo simile, per funzione, all’IPCC sul cambiamento climatico, ma applicato al dominio dell’intelligenza artificiale.


La creazione di questi due organismi risponde all’esigenza di colmare un vuoto di governance che negli ultimi anni si è allargato. L’Unione Europea ha adottato l’AI Act, gli Stati Uniti preferiscono un approccio più flessibile e decentralizzato, mentre la Cina ha sviluppato un proprio quadro normativo rigido, fondato sul controllo statale e sulla sicurezza nazionale. Il risultato è una frammentazione normativa che rischia di generare concorrenza regolatoria e arbitraggio tra sistemi giuridici. L’ONU punta a offrire una cornice neutrale, multilaterale e inclusiva, capace di mediare tra visioni opposte e di fissare un minimo comune etico e tecnico.


Il progetto prende forma dopo mesi di lavori preparatori coordinati dal gruppo consultivo sull’intelligenza artificiale del Segretario Generale, che ha individuato sette priorità: individuazione precoce dei rischi, sviluppo di competenze nei Paesi emergenti, creazione di infrastrutture digitali condivise, tutela dei diritti umani, trasparenza dei modelli, promozione dell’etica dell’IA e allineamento con gli obiettivi di sviluppo sostenibile. Questo documento rappresenta la base operativa su cui si fonderanno i nuovi organismi.


Uno dei punti più delicati è la concentrazione del potere tecnologico. Secondo i rapporti delle Nazioni Unite, poche grandi aziende controllano la maggior parte dei modelli linguistici e delle infrastrutture digitali necessarie per addestrarli. Tale concentrazione rischia di ampliare le disuguaglianze globali e di escludere i Paesi con risorse limitate dal pieno utilizzo dei benefici dell’IA. L’iniziativa ONU mira a riequilibrare questo scenario, favorendo l’accesso aperto a risorse computazionali, dataset e infrastrutture digitali, in particolare per le economie in via di sviluppo.


Un altro nodo centrale riguarda la legittimità democratica. Il sistema proposto deve garantire rappresentanza equa a tutti i Paesi membri, trasparenza nei processi decisionali e partecipazione della società civile. L’ONU vuole evitare che la regolazione dell’intelligenza artificiale si trasformi in uno strumento di potere concentrato nelle mani di pochi attori economici o geopolitici, ponendo invece le basi per una governance condivisa e multilivello.


Sul piano geopolitico, l’iniziativa incontra resistenze. Le potenze tecnologiche tendono a proteggere la propria sovranità digitale e mostrano diffidenza verso regole comuni che potrebbero limitarne la competitività o l’accesso ai dati. Allo stesso tempo, molti Paesi in via di sviluppo chiedono che la cooperazione internazionale si traduca in un effettivo trasferimento di conoscenze e in strumenti concreti per rafforzare la propria capacità di innovare.


Il Panel scientifico dovrà affrontare anche la sfida della complessità tecnica. Gli algoritmi di nuova generazione evolvono con una velocità tale da rendere difficile stabilire standard durevoli. Le raccomandazioni dovranno tenere conto del ritmo di innovazione, del rischio di bias nei dati, delle implicazioni etiche e del rapporto tra IA e lavoro umano. Parallelamente, il Global Dialogue dovrà garantire che le decisioni politiche siano supportate da basi scientifiche solide e da processi inclusivi.


L’azione dell’ONU rappresenta quindi un tentativo di portare l’intelligenza artificiale nel campo della diplomazia multilaterale. La sfida è enorme: costruire un sistema di regole comuni che riesca a bilanciare sviluppo tecnologico, equità globale e tutela dei diritti fondamentali, in un contesto dominato da interessi divergenti e da una corsa all’innovazione che non accenna a rallentare.

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