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In Sicilia comprare casa è diventato insostenibile: solo Trapani e Caltanissetta risultano “salvati” dalle bolle prezzi

In Sicilia il mercato immobiliare sta mostrando segnali di forte stress: l’acquisto di una casa è diventato insostenibile per molte famiglie, schiacciate da prezzi in crescita, redditi stagnanti, tassi d’interesse elevati e condizioni economiche generali che offrono pochi margini di respiro. Secondo un’analisi recente basata su dati Istat, Agenzia delle Entrate e Osservatori immobiliari regionali, soltanto due province su nove – Trapani e Caltanissetta – mostrano una tenuta rispetto al resto dell’isola, dove i prezzi medi per l’abitazione, rapportati al reddito disponibile, sono ormai fuori scala per la maggior parte dei potenziali acquirenti.


L’indice di accessibilità abitativa – che misura il rapporto tra prezzo dell’abitazione e reddito familiare medio – evidenzia che nelle province più costose si superano livelli che in passato erano ritenuti limite massimo sostenibile. Nei centri più popolosi della Sicilia, come Palermo, Catania, Messina e Siracusa, i prezzi continuano a salire, soprattutto per immobili nuovi o ristrutturati in zone centrali o in espansione. I tassi di crescita non sono omogenei: alcune aree hanno visto aumenti annui del prezzo per metro quadro che sfiorano o superano il +8-10%, rendendo la distanza tra domanda e possibilità concreta di acquisto sempre più ampia.


Il reddito medio delle famiglie siciliane è aumentato, ma molto meno rispetto ai prezzi immobiliari. In molti casi l’incremento salariale annuo, quando presente, è inferiore al tasso d’inflazione, il che riduce il potere d’acquisto reale. Allo stesso tempo, l’accesso al credito è più oneroso: i tassi d’interesse bancari per i mutui sono rimasti elevati, soprattutto per chi non ha un grosso anticipo o per chi ha un profilo di rischio percepito alto. Le condizioni patrimoniali richieste dalle banche – garanzie, valore residuo, rapporto rata/reddito – sono diventate vincoli rilevanti, che escludono molti aspiranti compratori.


Una delle conseguenze più pesanti è la riduzione del numero di compravendite: le famiglie tendono a rinviare le decisioni, a scegliere immobili di seconda mano, in periferie o su mercato usato meno curato, piuttosto che investire su nuove costruzioni o in quartieri meglio serviti. In alcuni casi, per restare nella stessa città, si allungano le distanze casa-lavoro o si accetta un livello abitativo inferiore rispetto a quelle che sarebbero le preferenze originali.


Le eccezioni positive – Trapani e Caltanissetta – presentano invece un rapporto prezzo/reddito meno elevato, mercati meno speculativi, disponibilità maggiore di immobili usati, stock edilizio meno ristrutturato ma più accessibile, meno pressione da domanda turistica o da acquirenti esterni. Queste province sembrano finora evitare le bolle più aggressive viste altrove: i prezzi crescono meno, i mutui sono più contenuti, e la distanza tra redditi e costi di acquisto è meno marcata.


Il fenomeno ha implicazioni profonde: l’accessibilità della casa influisce su migrazioni interne, domanda di affitti, composizione demografica. Nei comuni dove comprare è divenuto troppo difficile, si assiste a spopolamento o fuga verso zone dove i costi abitativi sono più contenuti. Le giovani coppie o chi ha lavori precari resta escluso dal mercato di proprietà, si diffonde la cultura dell’affitto o forme ibride di proprietà meno protette.


Sul fronte politico e istituzionale stanno emergendo richieste crescenti di interventi: incentivi per costruzioni a prezzi moderati, agevolazioni fiscali per chi acquista prima casa, sostegni al mutuo per famiglie a basso reddito, regolamentazione dei grandi sviluppi immobiliari, piani comunali che prevedano aliquote e oneri di urbanizzazione più contenuti, spazi edilizi sociali. Anche la trasparenza sul mercato – quelle stime ufficiali su valori reali di listino, prezzi medi di zona e tendenza futura – è invocata come strumento utile per informare meglio chi compra.


Le istituzioni locali e la Regione Sicilia sono chiamate a bilanciare la tutela del territorio, la qualità dell’abitare, la sostenibilità ambientale con la necessità di rendere l’abitazione accessibile. Interventi infrastrutturali per migliorare i collegamenti, servizi urbani, trasporto pubblico e vivibilità urbana possono aumentare l’attrattività di zone meno centrali, ridurre la pressione sui prezzi centrali e offrire alternative concrete.

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