Il “super-dazio” USA sulla pasta italiana: guerra dei dazi, reazioni UE e le sorti del Made in Italy alimentare
- piscitellidaniel
- 7 ott
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Una nuova tensione commerciale s’addensa sui rapporti transatlantici: gli Stati Uniti hanno prospettato l’introduzione di un dazio antidumping “super” sulla pasta italiana, potenzialmente fino al 107 %. La misura, se confermata, si aggiungerebbe al dazio generale già impostato e rappresenterebbe un salto protezionistico drastico nei confronti di uno dei simboli del made in Italy alimentare. In risposta, l’Unione Europea ha già manifestato la volontà di intervenire in difesa dei produttori nazionali, convocando il dossier tra le priorità nel contesto della politica commerciale comunitaria.
L’iniziativa statunitense nasce da un’indagine del Dipartimento del Commercio che ha individuato elementi che – a parere americano – giustificherebbero una condotta di dumping da parte di alcuni marchi italiani. La proposta prevede che a 13 pastifici venga applicato un margine antidumping preliminare pari al 91,74 %, da cumulare al dazio ordinario del 15 %, arrivando così a un’imposta potenziale vicino al 107 %. La misura, con entrata in vigore stimata per il 1° gennaio 2026, metterebbe a rischio non solo i grandi gruppi ma anche molte medie e piccole aziende del comparto.
L’effetto immediato sarebbe quello di rendere la pasta italiana nel mercato USA meno competitiva, soprattutto nei segmenti premium, dove il sovrapprezzo da tariffa potrebbe annullare margini e frenarne l’accesso. Alcune imprese italiane, colpite direttamente dalle accuse, stanno già preparando memorie difensive e azioni legali per contestare la metodologia delle indagini, le proiezioni del dumping e l’estensione della misura anche ad altri produttori. L’impatto più grave, secondo le stime del settore, riguarderebbe circa la metà del valore dell’export di pasta verso gli Stati Uniti, che nel 2024 era stimato intorno ai 671 milioni di euro.
Sul fronte europeo, la reazione è rapida e decisa. Bruxelles ha dichiarato che sta valutando l’adozione di contromisure, tra cui una possibile azione alla WTO, e ha affermato che le accuse di dumping saranno attentamente verificate. La Commissione europea potrebbe agire come mediatore e supporto per l’Italia, coordinando le risposte diplomatiche e commerciali con il sistema comunitario. In particolare, si valuta l’ipotesi di includere il dossier pasta tra le priorità negoziali con Washington e di esplorare misure compensative per mitigare l’impatto sulle imprese esportatrici.
Il governo italiano non resta a guardare: è stata predisposta una task force che coinvolge Ministeri, istituzioni diplomatiche e rappresentanti del settore alimentare, con l’obiettivo di mettere in campo risposte politiche, negoziali e legali. Le associazioni del comparto pasta e agroalimentare hanno denunciato che la misura rappresenta un attacco ingiustificato a un’eccellenza nazionale e che rischia di compromettere filiere, posti di lavoro e reputazione del prodotto italiano. Il presidente della Coldiretti ha parlato apertamente di “colpo mortale” al settore, sottolineando che parte del rischio riguarda anche la filiera del grano duro, con ricadute sulle colture e gli agricoltori che forniscono l’industria pastaria.
Il “super-dazio” USA sulla pasta italiana non è solo una questione commerciale, ma diventa simbolo delle tensioni protezionistiche in un momento in cui l’agroalimentare rappresenta una delle poche eccellenze globali del Made in Italy. Se applicato, il dazio metterebbe in enorme difficoltà chi esporta negli Stati Uniti, imponendo una riflessione strategica sul mercato di sbocco, la localizzazione produttiva, la diversificazione dei mercati e la struttura competitiva internazionale delle imprese alimentari italiane.

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