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Il calore di scarto dei data center: una risorsa nascosta per sostenere centinaia di migliaia di famiglie

L’industria digitale avanza a ritmi vertiginosi e, con essa, la domanda di energia destinata ai data center cresce incessantemente. Non si tratta soltanto di alimentazione elettrica per i server, ma anche di impianti di raffreddamento sempre più spinti, necessari per dissipare il calore prodotto da hardware che elabora dati con densità inaudita. In tutto questo, una riflessione urgente mette al centro il significato stesso di “scarto”: quel calore disperso nell’ambiente può trasformarsi in una risorsa preziosa. Lo dimostra con chiarezza il potenziale energetico in termini di riscaldamento domestico, ovvero la possibilità di soddisfare il fabbisogno termico di centinaia di migliaia di famiglie, semplicemente riutilizzando il calore residuo dei data center.


Il fenomeno interessa diverse città europee che hanno iniziato a sincronizzare sede di infrastrutture digitali, reti di teleriscaldamento e territorio urbano. Brescia, ad esempio, ha avviato un progetto pilota per recuperare energia termica di scarto grazie a tecnologia di raffreddamento a liquido; questa energia viene immessa nella rete cittadina e può teoricamente soddisfare il riscaldamento di centinaia di migliaia di famiglie, confermando la concreta scalabilità dell’idea.


Anche nella capitale digitale italiana, Milano, si sta sviluppando un approccio simile: un impianto addossato a un importante data center della città sarà in grado di reimmettere nel sistema urbano una potenza termica notevole, con un potenziale annuo di energia termica che può supportare migliaia di utenze residenziali. All’estrema periferia, a Rozzano, un altro caso esprime già un risultato tangibile: il calore residuo di un centro dati alimenta direttamente la rete di teleriscaldamento di un intero quartiere, contribuendo alla produzione di acqua calda e riscaldamento per migliaia di abitanti.


Queste esperienze sono la prova tangibile di un concetto fondamentale: i data center, da consumatori voraci di energia, stanno diventando fornitori locali di calore utile, grazie a sistemi di captazione termica, pompe di calore, scambiatori e integrazione con reti urbane consolidate. L’idea di trasformare infrastrutture TIPICAMENTE estranee alla dimensione energetica residenziale in pilastri della transizione ecologica trova oggi una concreta realizzazione.


Guardando al contesto internazionale, si registra un’evoluzione decisamente promettente: città in Finlandia e nel Regno Unito, dove il clima rigido e le reti urbane consolidante favoriscono questa sinergia, hanno già approvato o stanno sviluppando progetti pilota per utilizzare il calore di scarto dei data center come vettore per il riscaldamento urbano. Già ora, si prevede che su scala urbana più ampia sarà possibile coprire il fabbisogno termico di centinaia di migliaia di famiglie, con risparmio energetico e impatto ambientale fortemente contenuto.


Al cuore del sistema vi sono le tecnologie di trasferimento termico: raffreddamento a liquido, pompe di calore ad alta temperatura, free-cooling e sistemi avanzati di intercettazione del calore generato dai server. Queste soluzioni permettono di innalzare la temperatura fino ai livelli necessari per l’immissione sulle reti di riscaldamento urbano, tediose ma ormai imprescindibili in contesti urbani complessi. L’adozione di nuovi indici di efficienza – pensati per valutare anche il recupero termico, non solo l’energia consumata internamente – ridefinisce l’approccio alla sostenibilità dei data center, trasformando un indicatore interno (come il consumo PUE) in un parametro che considera il valore generato per la comunità.


In Italia, l’apertura di una consultazione pubblica sul tema dei data center ha inserito ufficialmente il recupero del calore tra i principali benefici territoriali attesi dalla localizzazione di queste infrastrutture. La razionalizzazione del territorio e la mappatura delle reti energetiche, in connessione con la strategia digitale, prevedono che la presenza di reti di teleriscaldamento diventi un criterio preferenziale nella definizione dei siti per nuovi poli digitali, segnando una svolta strategica nella pianificazione territoriale.


Da un lato, il recupero del calore permette di risparmiare risorse primarie – vale a dire gas o combustibili fossili per generazione di calore – e ridurre emissioni climalteranti nel settore residenziale. Dall’altro, consente di allineare l'espansione del settore digitale con gli obiettivi di decarbonizzazione e riduzione dell’impronta energetica delle città. Nel contesto italiano, dove il comparto edilizio pesa significativamente sui consumi finali e sulle emissioni, questa integrazione tra digitale e energia termina per diventare cruciale.


Il riferimento facile al numero “800.000 famiglie” rappresenta una stima indicativa del potenziale in termini di copertura termica su scala metropolitana o regionale, qualora questa logica venga applicata estensivamente a nuove infrastrutture digitali e teleriscaldamento. È un’indicazione simbolica della transizione: 800.000 famiglie che potrebbero essere supportate ogni anno grazie al calore che oggi viene disperso.


Anche il quadro normativo e gli strumenti tecnici mostrano una maturità crescente: il teleriscaldamento urbano, le reti integrate e l’efficientamento energetico consolidano la visione di città intelligenti e climaticamente responsabili. I data center, una volta percepiti esclusivamente come centri energivori, diventano ora componenti attivi del ciclo energetico urbano. La co-progettazione tra operatori digitali, utility energetiche, enti locali e realtà imprenditoriali attiva una logica sistemica che unisce i vantaggi dell’economia circolare con risultati pratici e tangibili su larga scala.

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