Giornali, la FIEG chiede ad AGCOM di aprire un procedimento contro Google per il servizio “AI Overviews”
- piscitellidaniel
- 15 ott
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La Federazione Italiana Editori Giornali (FIEG) ha formalmente presentato un reclamo all’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM), chiedendo l’apertura di un procedimento nei confronti di Google in relazione al funzionamento del servizio “AI Overviews”. L’obiettivo degli editori è ottenere un intervento regolatorio che limiti quello che viene percepito come un abuso del posizionamento privilegiato delle risposte automatiche AI, che sottrarrebbero visibilità e traffico ai siti di informazione giornalistica.
Il cuore della contestazione riguarda il modo in cui Google integra le risposte generate dall’intelligenza artificiale direttamente nei risultati di ricerca, spesso in posizioni privilegiate, ponendole “in testa” alle query degli utenti. Questa modalità ridurrebbe l’esposizione delle fonti originali (i siti degli editori), con un effetto di “cannibalizzazione” del traffico organico che per molti giornali è una componente essenziale del modello economico. In altri termini, Google non agirebbe solo come motore di ricerca, ma come concorrente diretto dei contenuti che ospita e aggrega.
Secondo FIEG, il servizio AI Overviews non rispetta alcune disposizioni fondamentali del Digital Services Act (DSA). In particolare, la federazione sostiene che l’inserimento di risposte AI in formato sintetico e immediato violi i principi di trasparenza, correttezza e rispetto delle fonti imposti dal regolamento europeo. L’effetto è duplice: da un lato, si riduce la visibilità degli articoli originali; dall’altro, si rende più difficile per gli utenti verificare le fonti e approfondire il contesto, favorendo una forma di “news skim” automatizzata che indebolisce il pluralismo dell’informazione.
Nel testo del reclamo viene evocato il concetto di “traffic killing”: Google, anticipando la risposta all’utente, “risponde al posto” del sito, scoraggiandolo dal cliccare sulle fonti originali. Questo meccanismo avrebbe implicazioni forti sulla capacità dei quotidiani di monetizzare il traffico, visto che una parte significativa degli introiti pubblicitari dipende proprio dalle visite generate dai motori di ricerca.
Al reclamo della FIEG si aggiunge una richiesta esplicita: che Google renda pubblici i dati relativi ai ricavi della pubblicità online generati in Italia. La federazione editoriale sostiene che Google sfugga a obblighi informativi a cui dovrebbero essere sottoposte — secondo i regolamenti regolatori nazionali e comunitari — le grandi piattaforme digitali che operano nel mercato italiano. La trasparenza sui numeri pubblicitari è considerata uno strumento necessario per valutare l’equità delle condizioni competitive fra editori e piattaforme digitali.
Il reclamo riguarda anche la recente funzione “AI Mode” introdotta da Google, che potenzia le risposte sintetiche generate dall’intelligenza artificiale. Per FIEG, questa evoluzione rappresenta un passo ulteriore verso una disintermediazione accelerata: l’utente, soddisfatto dalla risposta sintetica, potrebbe non avvertire più l’esigenza di accedere al sito originale dell’editore, riducendo ulteriormente il traffico cliccato.
Da parte sua, Google potrebbe opporre diverse difese. Una linea di difesa possibile è che l’AI Overviews non costituisca “contenuto editoriale” nel senso tradizionale, bensì un servizio generativo di risposta. Inoltre, Google potrebbe affermare di agire nel rispetto delle norme del DSA, che riconoscono elementi di innovazione e la possibilità per le piattaforme di offrire funzionalità AI integrate, purché vi sia trasparenza e capacità per l’utente di risalire alle fonti originali. Un altro argomento a sostegno potrebbe essere che l’intelligenza artificiale agisce da strumento “intermedio” e che l’utente ha comunque la possibilità di consultare le pagine originali dai risultati di ricerca.
Il quadro si inserisce in un contesto europeo ampio, in cui altri editori e federazioni analoghe hanno sollevato reclami simili contro Google in vari paesi, in particolare in merito ai servizi generativi AI incorporati nei motori di ricerca. In altri Stati membri, le autorità nazionali dei servizi digitali sono già state investite dell’analisi della conformità di tali strumenti al DSA, mentre promotori editoriali chiedono una redistribuzione più equa del valore generato dalle tecnologie AI che utilizzano contenuti di terzi.
Per FIEG, la questione non è solo economica, ma riguarda la sostenibilità del giornalismo nel contesto digitale. Se le fonti di traffico (come Google) agiscono come competitor con strumenti AI che anticipano il contenuto, la funzione sociale dell’informazione — che richiede presidio, approfondimento, pluralismo critico — rischia di essere indebolita. In questo senso, la richiesta a AGCOM è un appello a difendere condizioni di competizione equilibrate, in cui le piattaforme digitali non possano aggirare il valore delle fonti che le alimentano.
Ora si attende la risposta di AGCOM, che dovrà verificare la fondatezza giuridico-tecnica del reclamo e valutare se è opportuno avviare un procedimento formale nei confronti di Google. In caso di avvio, si aprirebbe un confronto regolatorio destinato ad avere ripercussioni importanti sul bilanciamento fra innovazione tecnologica e tutela dell’ecosistema dell’informazione nel nuovo ecosistema digitale.

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