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Giappone, la profezia di un fumetto manda in crisi il turismo a Enoshima: crollo di prenotazioni e fuga dei visitatori

In Giappone, un fenomeno editoriale nato dalla fantasia di un mangaka sta avendo ripercussioni concrete sull’economia reale. Il luogo colpito è Enoshima, piccola isola e località balneare nella prefettura di Kanagawa, a pochi chilometri da Tokyo, solitamente affollata da turisti locali e internazionali. A causare il crollo delle presenze turistiche non è stato un disastro naturale, ma la diffusione virale di un’opera di fantasia: il manga “Owari no Chikai” (in italiano “Il giuramento della fine”) pubblicato dall’autore di culto Masaru Miyamoto, che ambienta una profezia apocalittica proprio nella zona di Enoshima, destinata – secondo la trama – a sprofondare nel mare il 7 luglio 2025.


Quella che in origine era solo un’ambientazione di finzione, usata per amplificare la tensione narrativa della serie, si è rapidamente trasformata in una vera e propria leggenda urbana, capace di influenzare le scelte di viaggio e i comportamenti di migliaia di persone. Secondo i dati diffusi dall’ente del turismo locale, negli ultimi due mesi si è registrato un calo delle prenotazioni pari al 38%, con una riduzione del traffico di visitatori nei fine settimana che supera il 45%. Anche gli hotel, i ristoranti e i negozi di souvenir dell’area lamentano un calo significativo del fatturato, attribuito all’impatto della “profezia del manga”.


L’effetto domino della profezia digitale

La diffusione della trama di “Owari no Chikai” è stata amplificata dal web. Sui social giapponesi – in particolare su X (ex Twitter), TikTok e YouTube – centinaia di utenti hanno rilanciato estratti del fumetto, commenti inquieti e video amatoriali che collegano la narrativa immaginaria del manga a presunti segnali premonitori nella realtà. Tra questi, il recente aumento dell’attività sismica nella regione del Kanto e alcune anomalie del comportamento animale sono state interpretate come prove del fatto che la profezia stia per avverarsi. I video che parlano di Enoshima come “la nuova Pompei del Giappone” hanno raggiunto milioni di visualizzazioni, generando un clima di paura irrazionale che ha contagiato anche persone normalmente scettiche.


Il fenomeno ha assunto proporzioni tali da indurre l’amministrazione locale di Fujisawa, che gestisce l’isola di Enoshima, a intervenire con comunicati ufficiali per rassicurare la popolazione e i turisti, sottolineando che non esiste alcun rischio sismico imminente certificato dagli enti preposti. Tuttavia, le autorità locali si trovano ora a fronteggiare non solo la fuga dei turisti, ma anche una crescente pressione da parte degli operatori economici della zona, che temono perdite ingenti in prossimità della stagione estiva, solitamente la più redditizia per la regione.


La costruzione narrativa del disastro: un caso di studio sociologico

“Owari no Chikai” è una serie dark-fantasy pubblicata inizialmente online e poi diffusa da una casa editrice indipendente che ha puntato su una campagna marketing fondata sulla suspense e sul mistero. L’ambientazione realistica, basata su luoghi esistenti come la scogliera di Chigogafuchi, il faro di Enoshima e i templi buddisti della zona, ha reso ancora più credibile la narrazione agli occhi del pubblico, tanto che alcuni hanno cominciato a organizzare pellegrinaggi simbolici sull’isola per “salutarla” prima della presunta fine.


Il 7 luglio 2025, data prevista dal fumetto per il cataclisma, è ormai diventata un appuntamento fissato nell’immaginario collettivo giapponese, al punto da condizionare le scelte di chi sta pianificando vacanze, matrimoni o eventi privati nella regione. Il fenomeno rappresenta un caso da manuale di come la narrativa pop possa superare la barriera della finzione per entrare nella sfera delle decisioni economiche e sociali, sfruttando dinamiche tipiche della società digitale contemporanea: viralità, emotional marketing e disinformazione algoritmica.


Il precedente storico e l’impatto culturale dell’immaginario apocalittico

In Giappone, il rapporto con le profezie e le narrazioni catastrofiche è storicamente profondo. Dai racconti del grande terremoto del Kanto del 1923 ai film catastrofici come “Japan Sinks” del 1973, passando per il trauma collettivo di Fukushima nel 2011, la sensibilità nipponica al tema della fine del mondo ha radici culturali ed esperienze storiche concrete. In questo contesto, il successo di un manga che gioca sul destino di un’isola reale non sorprende del tutto.


La differenza è che, oggi, la velocità di diffusione dell’informazione e la potenza dei social network amplificano la capacità di influenza della fiction su larga scala. Il caso di Enoshima è solo l’ultimo esempio, ma già nel 2020 un altro manga, ambientato a Kobe, aveva scatenato paure simili – seppur con effetti economici più contenuti. Il fatto che Enoshima sia una meta turistica così vicina alla capitale e facilmente accessibile, ha reso la reazione collettiva ancora più visibile e misurabile.


La reazione delle istituzioni e delle associazioni culturali

Nel tentativo di contrastare l’effetto “profezia”, l’amministrazione municipale di Fujisawa ha lanciato una campagna informativa rivolta ai turisti, con l’obiettivo di sottolineare la sicurezza dell’area e promuovere eventi culturali legati alla valorizzazione del patrimonio storico dell’isola. Sono stati organizzati tour guidati, concerti tradizionali e mostre fotografiche per riportare l’attenzione sul fascino reale di Enoshima, al di là delle narrazioni apocalittiche. Anche l’Associazione degli Apicoltori del Giappone, che ha sede nella zona e dipende dalla salute dell’ecosistema locale, ha lanciato un appello affinché non si abbandoni la zona per timori infondati.


Alcuni gruppi di lettori e appassionati di manga hanno creato iniziative parallele per dissociare la fiction dalla realtà, promuovendo eventi ironici come il “Festival della fine del mondo che non ci sarà” o pubblicando parodie del fumetto stesso. Tuttavia, gli effetti psicologici della profezia persistono, e il timore è che anche dopo il superamento della data del 7 luglio 2025 l’immagine dell’isola resti associata al pericolo, danneggiando permanentemente il suo appeal turistico.


La vicenda di Enoshima riaccende così il dibattito sul ruolo della comunicazione culturale nella società iperconnessa, sulla responsabilità degli autori di fiction e sulla fragilità dell’equilibrio tra fantasia e percezione della realtà. Un intero territorio si trova ora a fronteggiare le conseguenze tangibili di un racconto immaginario, in un mondo dove la linea tra verità e leggenda si fa sempre più sottile.

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